XX Domenica del Tempo Ordinario

Omelia di S.E. Mons. Andrea Turazzi
“Camminata del risveglio sulle orme dei nostri padri”.
Eremo di Carpegna, 17 agosto 2014

Is 56, 1.6-7
Sal 66
Rm 11, 13-15.29-32
Mt 15, 21-28

(da registrazione)
Una madre implora la guarigione per la sua bambina. Ma Gesù ci raggela con la sua reazione, lui così dolce e umile di cuore, sempre delicato e sensibile di fronte alla sofferenza dei piccoli, ha un atteggiamento di freddezza verso questa mamma; dà l’impressione di allontanarla. Tuttavia lei non si arrende davanti al silenzio di Gesù.
Ci sono tante interpretazioni di questi versetti – ve le risparmio – vi dico quello che è il frutto della mia meditazione. La donna straniera chiama Gesù come avrebbe fatto il più osservante degli Ebrei: lo chiama «Signore», «Figlio di Davide»; con queste parole lo designa come il Messia che deve venire. E’ correttissima, ma Gesù vuol far crescere in lei un’altra dimensione, vuole che non si fermi alla formula, per quanto esatta. Le parla con espressioni simili a quelle che aveva usato con la donna più cara della sua vita, Maria sua madre. Gesù si rivolge alla donna cananea come si rivolse a Maria quando, alle nozze di Cana, replicò a lei che domandava un prodigio «Che ho da fare con te o donna? Non è ancora giunta la mia ora» (cfr Gv 2,4). Come Maria di Nazaret anche la donna cananea riesce con la sua insistenza a spostare le lancette dell’ora di Gesù. Come ha fatto? Con la fede, con la sua umiltà e con l’unico tesoro che questa donna possiede: la sua bambina. Per quanto sprovveduta, quella donna sa che il Dio di Israele è un Dio di bontà e si accontenterebbe delle briciole. Gesù cede e le dice: «Donna davvero grande è la tua fede»; si complimenta con lei. E quand’è che Gesù ammira la fede di una persona, quand’è che ammira ciascuno di noi? Quando gridiamo verso di lui con audacia, con insistenza, quando ci facciamo umili, piccoli come bambini, allora lui ascolta, guarda, si lascia toccare, risponde… E noi, che crediamo di credere, abbiamo un po’ della fede di quella donna cananea? Preghiamo, sì; ma non otteniamo, perché? Forse Dio fa con noi come con quella donna, vuole purificare la nostra fede, formarci all’umiltà e soprattutto alla confidenza, vuole che guardiamo attorno a noi i fratelli e le sorelle che sono il nostro tesoro che portiamo nella preghiera.
Ricordate quando Dio incontrò Caino e gli disse «Dov’è tuo fratello?» (cfr Gn 4,9). Ricordate la sua risposta: «Son forse il custode di mio fratello?» (cfr Gn 4,9). Era la risposta peggiore che potesse dare. Allora noi vogliamo, in questa Eucaristia, andare incontro a Gesù tenendo per mano strette strette tutte le persone che Gesù ci ha affidato a cominciare da quel grappolo di vita così bello che è la nostra famiglia. É importante che ci mettiamo in rete, che cantiamo la bellezza della famiglia. Nella famiglia sono unite insieme tutte le differenze: l’uomo e la donna, il piccolo e il grande, il giovane e il vecchio, il fratello che ha studiato e quello che ha solo la quinta elementare, quello che va in chiesa e quello che non ci va, quello che è “di destra” e quello che è “di sinistra”… nella famiglia tutto è accolto. Essa è il luogo della custodia di tutte le differenze. Questa è solo una delle cose che rende bellissima la famiglia e noi lo vogliamo proclamare in faccia al mondo. Con il Signore bastano parole semplici…
Una persona che andava a scuola di preghiera, alla domanda “come si fa a pregare?” si sentiva dire dal maestro: “A pregare si impara pregando”. Ogni giorno, l’allievo tornava sconsolato dal maestro e lui ripeteva sempre la stessa cosa, finché un giorno l’allievo non tornava più, si era attardato sotto un albero a pregare. Alla sera, al suo ritorno, il maestro gli chiese se avesse imparato a pregare e come. L’allievo rispose che diceva così al Signore: “A, b, c, d…” – tutto l’alfabeto – aspettando che fosse Lui, il Signore, a comporre le parole. Al Signore bastano parole semplici, ma che vengano dal fondo di noi stessi, perché non sempre le labbra sono collegate al fondo di noi stessi. A volte anche i ragionamenti non pescano del tutto nella parte vitale del nostro cuore. La preghiera è un grido che sale dal profondo, la preghiera è … materna!
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DISCORSO DEL VESCOVO PRIMA DELLA SANTA MESSA
Oggi siamo venuti quassù, al santuario della Madonna del Faggio, a pregare per le nostre famiglie, siamo venuti per chiedere il dono di tante vocazioni sacerdotali, religiose, missionarie, diaconali, ma siamo venuti anche a chiedere che si viva la vita di famiglia come vocazione.
Insieme a queste intenzioni e a tutte quelle che abbiamo covato nel cuore durante il cammino, vogliamo fare una grande preghiera per i nostri fratelli perseguitati in Nigeria, in Siria e soprattutto, in questi ultimi mesi, nel nord dell’Iraq.
Ci uniamo a tutti quelli che chiedono rispetto e tolleranza, non solo ai cattolici, ma a tutte le minoranze che non vengono considerate nei loro sentimenti e nel loro credo. Sarebbe bello che i cristiani che vivono in quelle regioni, non fossero costretti a venir via; anzi – mi verrebbe da dire – perché non andiamo là anche noi? E’ facile dirlo per me che sono qui, ma è veramente importante andarci per tener viva la presenza cristiana, per costruire il dialogo sul posto ed inoltre perché le minoranze cristiane sono una grande risorsa per il bene comune di quelle terre. Allora io propongo ad ognuno di noi di adottare un cristiano, perché possa continuare la sua missione, magari spostandosi di villaggio in villaggio. Vorrei che mettessimo da parte qualcosa del nostro bilancio familiare per sostenere quelle persone. In seguito, con l’aiuto della Caritas, potremo essere più precisi su come svolgere questa operazione nel modo migliore e più sicuro.
Poi mi viene da domandare – non a voi che ho visto numerosi stamattina, riuniti a pregare nelle piazze, prima di partire, a “pregare per pregare bene” – ma a me: “Tu, don Andrea, sei un vero cristiano? Cosa sei disposto a dare a Gesù? Per lui cosa sei pronto a fare?”. É una domanda che ho nel cuore e che depongo ai piedi di Maria perché mi incoraggi, perché, se c’è bisogno, smascheri le mie meschinità e me le renda note e poi perché aiuti me e tutti a diventare santi.
Concludo con il racconto di un fatterello molto significativo. Un ragazzino di terza media era stato interrogato in matematica ed era alla lavagna. Era il mese di maggio. Gli era venuto da starnutire e voleva tirar fuori il fazzolettino, invece gli è uscita dalla tasca la corona del rosario. Potete immaginare il coro pettegolo delle ragazzine e dei suoi amici che lo deridevano… Vedete, la persecuzione è anche qui; una persecuzione sorda, criptica, nascosta ma tremenda, in fabbrica, a scuola, ovunque. Il ragazzino coraggiosamente ha risposto: “Cosa c’è di male se dico il rosario?”. Quel ragazzino è stato un missionario.

Solennità dell’Assunzione di Maria

Santuario Madonna delle Grazie di Pennabilli, 15 agosto 2014

Omelia di S.E. Mons. Andrea Turazzi

La Chiesa guarda Maria, assunta al Cielo in anima e corpo, come icona del suo futuro. Nell’Assunzione è anticipato il traguardo definitivo dell’esistenza umana, esistenza corporea, non angelica! Molti cristiani si fermano alla considerazione dell’immortalità dell’anima (convinzione comune alle grandi religioni e data per certa anche dalla filosofia classica occidentale) e non osano spingersi nella prospettiva dischiusa dalla Parola di Dio, anche se ogni domenica nella professione di fede proclamano: Credo nella risurrezione della carne.

Come Maria, anche noi risorgeremo col nostro corpo. Infatti i dogmi che riguardano la Madonna, ben più che un privilegio esclusivo, sono indicazioni esistenziali valide per ogni uomo e ogni donna.

Vidi una donna vestita di sole… Il segno della donna nel cielo evoca l’intera umanità, la Chiesa di Dio, ciascuno di noi. Saremo restituiti ad un corpo che mostrerà la bellezza dell’anima redenta, per il dono di una nuova creazione. Nell’Assunzione viene glorificato il corpo, troppo presto screditato come sorgente di peccato e tristemente opaco: e pensare che il Figlio di Dio l’ha voluto per amare da uomo in carne e ossa e fare del corpo lo strumento della redenzione, via di comunicazione. Certo, il corpo può essere asservito al peccato… e allora sono guai! L’anima è santa scrive un commentatore – ma il Creatore non spreca le sue meraviglie: anche il nostro corpo è santo e avrà, trasfigurato, lo stesso destino dell’anima. Perché l’uomo è uno. Nel giorno dell’Assunta abbiamo contempliamo dettagliatamente la bellezza nella corporeità di Maria.

I piedi di Maria: li sentiamo camminare verso Elisabetta, la cugina alle prese con una maternità ai tempi supplementari; piedi ancor più veloci nell’inseguire Gesù come prima discepola e poi ben piantati sotto la Croce.

Il grembo di Maria: dentro le sue viscere si è annidato il Verbo. Grembo che ci fa pensare alla nostra avventura di cuccioli in attesa di “nascere al Cielo” per vedere finalmente il volto di Colui che ci porta in sé senza stancarsi.

Il seno di Maria: spesso è raffigurato nell’atto dolcissimo di nutrire Gesù. Il Signore dell’universo si è aggrappato a lei e da lei e di lei si nutre. Il pudore non è minacciato: risplende, al contrario, la femminilità intesa come dono di sé.

Le mani e le braccia di Maria: raffigurate talvolta unite nella preghiera, altre volte nell’ indicare la Via (Gesù che tiene sulle ginocchia), e ancor più belle consumate per il quotidiano lavoro nella casa.

E il cuore di Maria? Lo vediamo e lo sentiamo pulsare attraverso le sue mani e le sue braccia; cuore che diviene intraprendenza, servizio, vitalità.

Il volto di Maria: le labbra, gli occhi, e le rughe sulla fronte… “De Maria numquam satis”!

Festa dell’ Eremo Il 17 Agosto 2014

Il 17 Agosto la tradizionale festa all’Eremo della Beata Vergine del Faggio

UN LUOGO DELLO SPIRITO

In questo periodo di profonda crisi della nostra società, crisi non solo economica, ma crisi di valori e di certezze, è sempre maggiore il numero di coloro che cercano conforto e rifugio nella spiritualità.

Nell’Alto Montefeltro, a oltre 1400 metri di altitudine sul livello del mare, c’è un luogo dove la natura, con le varie vesti che indossa nell’alternarsi delle stagioni, senza usare parole, racconta di Dio. E’ l’Eremo della Beata Vergine del Faggio. Qui, dai paesi vicini e dalle città della costa adriatica, sempre più fedeli si recano per pregare, meditare o affidare i propri cari alla Beata Vergine.

Basta scorrere il registro delle presenze dei pellegrini per capire quante persone, con umiltà e fede, con gioia o tristezza, visitano il Santuario e ritornano più volte poiché qui trovano serenità e pace.

Non ci sono fonti storiche sicure sulla nascita del Santuario, le prime testimonianze scritte ne collocano l’origine intorno al 1200.

Inizialmente esisteva solo la Cella del Monte, cioè una celletta con l’immagine della Madonna. Nel tempo, intorno alla cella originaria, vennero costruiti la chiesa, l’eremitaggio e progressivamente le varie parti che ancora oggi costituiscono l’intero edificio.

Con l’ultimo restauro del 1996 tutta la struttura è stata mirabilmente risistemata.

Attualmente il Rettore del Santuario è Mons. Andrea Turazzi.

La chiesa è aperta tutti i giorni. Ogni domenica alle ore 15.00 inizia l’Adorazione Eucaristica seguita dal Santo Rosario Meditato e dalla Santa Messa, officiata a turno dai sacerdoti della Diocesi.

Le feste più importanti si celebrano, ogni anno, la domenica dopo Ferragosto e l’8 settembre, giorno della Natività di Maria.

                                                                                                           Don Leonardo Errani

                                                                                                 Custode e Diacono Permanente.

 

Quello che segue è uno dei tanti componimenti poetici che fedeli di ogni età dedicano alla Madre Celeste del Monte Carpegna.

 

Beata Vergine del Faggio

 

Fresca è l’ombra ai vecchi faggi                                             dov’è quiete, dov’è pace!

mentre abbraccian erti il cielo,                                              Le ginestre l’han rubata,

tra genziane e ciclamini,                                                         nel lor fiore imprigionata!

si ristoran le farfalle                                                                Tra garofani e noccioli,

e si intrecciano volando                                                          funghi, faggi e caprioli,

vispi ed agili uccellini.                                                           suona oggi, una campana,                                                          

Lì sei apparsa un dì lontano…                                               una dolce melodia…

e come un giglio, nella mano,                                                a Te… Vergine del Faggio,                                              

sostenevi il Tuo Bambino…                                                    noi cantiam …l’Ave Maria!

di candor …Santo, Divino!                                                                                              

Beata Vergine del Faggio,                                                                             Luisiana

io Ti prego…e nel miraggio,

trovo ancora la Tua luce,                                                                                     Urbino 28 giugno 2012

 

 

XIX Domenica del Tempo Ordinario

Parrocchia di S. Pietro della Pieve in Ponte Messa

Omelia di S.E. Mons. Andrea Turazzi

Il Vangelo riporta due preghiere di Pietro pronunciate a qualche minuto l’una dall’altra. Ma fra la prima e la seconda c’è un abisso. Pietro chiede di andare a Gesù camminando sull’acqua: «Signore, se sei tu, comandami di venire a te sulle acque». Pietro qui assomiglia ai bambini che imparano a camminare: vedono mamma e papà davanti a loro che allargano le braccia, allora si lanciano nella confidenza nonostante la paura e l’esitazione iniziale. Così Pietro verso Gesù. Il suo slancio è sincero. Fa, ad un tempo, l’esperienza della fede e della fragilità. Siamo al centro del racconto. Ma è nella fragilità che formula la preghiera più bella, più vera e più necessaria: «Signore, salvami!». Con la prima preghiera – «Signore, se sei tu, comandami di venire a te sulle acque» – chiede, in fondo, una cosa spettacolare. La seconda è il semplice grido di uomo che riconosce di non bastare a se stesso: affonda! La mano di Gesù afferra quella di Pietro e ambedue salgono sulla barca che d’ora in poi navigherà su onde di quiete. A confronto col miracolo a cui il Vangelo ci ha fatto assistere domenica scorsa – il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci – questo sembra inutile, fine a se stesso. Sulle rive del lago Gesù aveva sfamato migliaia di persone, qui sulla barca, nell’oscurità, un prodigio per cose di cuore (il rapporto di un discepolo col suo maestro)… Prendiamoci il tempo per gustare interiormente questa pagina di Vangelo. Dichiaro tutta la mia ammirazione per questo miracolo “inutile”: mi accompagna nella dinamica del cammino di fede. Dalla paura alla fiducia. Dal dubbio alla fede. Dalla perplessità alla dossologia (piena confessione di fede). Rinnovo anche l’espressione della mia simpatia a Pietro, il pescatore, “uomo d’acqua e poi di roccia”. L’invito di Gesù rivolto a Pietro, alla Chiesa e a me – Vieni! Cammina dietro a me sull’acqua… – sembra una provocazione, la stessa che Gesù ha lanciato prima della moltiplicazione dei pani: «Date loro voi stessi da mangiare» (Mt 14,16). Non sapremmo e potremmo fare né l’una né l’altra cosa. Da soli è impossibile. Con lui si può!

Festa della Repubblica di San Marino 3 Settembre 2014

La festa di San Marino, Patrono e Fondatore della Repubblica, ci ricorda qual è l’origine, il fondamento e l’anima di questo Stato. Tutto è iniziato con l’annuncio del Vangelo e la nascita della prima comunità cristiana in questa terra. Da allora la vera Fede ha
costituito l’orientamento fondamentale, sia per la vita del singolo che dell’intera società.
Ora, si ha l’impressione che ci si voglia scrollare di dosso questa eredità, e non considerarla più come un grande dono e un privilegio, ma quasi come una zavorra, un ostacolo, che impedisce di impostare la vita in modo completamente autonomo, prescindendo da quei valori fondamentali che costituiscono la base di ogni vera civiltà.
In questa prospettiva, i tentativi volti a mettere in discussione, o quanto meno a ridimensionare, direttamente o indirettamente, questioni come la vita e la famiglia, vanno proprio in questa direzione. Detto questo, però, è importante sottolineare che detti valori non sono prerogative della fede, ma sono aspetti concernenti la retta ragione e il diritto naturale, che deve essere alla base di ogni ordinamento, altrimenti si è inevitabilmente destinati a scivolare nell’arbitrarietà e nel soggettivismo relativista.

A mio avviso, risultano estremamente significative e attuali le parole pronunciate da San Giovanni Paolo II – elevato agli onori degli altari il 27 aprile scorso – al termine dell’Angelus del 20 giugno 2004 quando, rivolgendosi in particolare ai connazionali presenti in Piazza San Pietro, criticando la mancata menzione delle radici cristiane nella Costituzione europea, disse: «Ringrazio la Polonia che nelle istituzioni europee ha difeso fedelmente le radici cristiane del nostro continente, dalle quali è cresciuta la cultura e il progresso civile dei nostri tempi. Non si tagliano le radici dalle quali si è nati». E non è certamente il modo migliore di rendere onore al Santo Fondatore, assentarsi proprio nei giorni della sua festa per dedicarsi allo svago, come se non ci fossero altre occasioni per pensare a questo. Partecipiamo, quindi, con rinnovato slancio e fervore alle celebrazioni della festa del Santo Patrono, certi che non ci farà mancare il suo sostegno e patrocinio.
Don Federico Bortoli

 

OTTAVARIO DELLE PARROCCHIE

ore 20.30 – Basilica del Santo Santa Messa e Benedizione con la Reliquia del Santo
giovedì 4 settembre
Parrocchie di Acquaviva e Chiesanuova
venerdì 5 settembre
Parrocchie di Serravalle, Dogana e Falciano
lunedì 8 settembre
Parrocchie di Faetano e Montegiardino
martedì 9 settembre
Parrocchie di San Marino e Fiorentino
mercoledì 10 settembre
Parrocchie di Borgo Maggiore e Domagnano

Festa di Santa Chiara d’Assisi

Camminata del Risveglio sulle orme dei nostri padri – Dom. 17 agosto 2014

Per amore a Maria, che saprà ricompensare chi parteciperà, ci rifacciamo pellegrini da paesi, parrocchie, monasteri e borgate per raggiungere a piedi il Santuario sul monte Carpegna intitolato alla Madonna del Faggio. Alla partenza si ascolterà una parola di raccoglimento con la preghiera della Croce. Oltre alla Croce, su un’altra asta metteremo un cartello con il nome del paese di partenza da un lato e dall’altro un’ immagine della Madonna del luogo. Le Canmminate sono intervallate da soste per pregare aiutati dal libretto preparato quest’anno dalle Suore Clarisse di Valdragone (RSM). Maria ci conceda la grazia di un buon animo per camminare assieme a pellegrini di altri “campanili”, sensibilità ed esperienze e con l’amore di Gesù trasformare le scomodità in un sacrificio di unità e di benedizione per noi e per gli altri.
Quest’anno anche il Vescovo Andrea si farà pellegrino

PARTENZE:

– PENNABILLI (VII) Mon. Agostiniane ritr 4,15 (pregh.+ test.) part. 5,00 Scavolino-Celletta

– CARPEGNA (XIX anno) Chiesa S. Nicolò Ritr. 6,00 Part. 6.30

– FRONTINO (III) Chiesa ritr 4,30 part 5,00 (Convogliano Piandimeleto, Lunano, Belforte, S,Sisto,…)

Ca’ di Stefano – Spinageppo – Pian dei prati – Carpegna S.Nicolò.

– NOVAFELTRIA (V ) Chiesa S.Pietro: ritr 3,00 part. 3,30 S.Maria-Antico-Soanne- Celletta

– S.MARIA di ANTICO (III) Chiesa: rit 4,00 part 4,30 Antico-Soanne- Celletta

– MAIOLO (V) Chiesa S.Biagio: ritr 4,30 part 5,00 Antico – Soanne- Celletta

– SOANNE (VII ) Chiesa S.Andrea Ritr. 6,00 Part. 6,30 Celletta, inc. Villagrande-Celletta

– MACIANO (V ) Chiesa SS. Stefano e Marino Ritr. 4,00 Part. 4,30 Scavolino – Celletta

– SCAVOLINO (IV partec.esterni) Chiesa S.Mustiola ritr. 5,45 part. 6,15 Celletta

-VILLAGRANDE (VIII) Ch.S.Michele: ritr. 6,00 part. 6,30 inc. Novafeltria-Soanne alla Celletta

– PIETRACUTA(V) Ch.S.Pietro: ritr. 24,00 part. 0,30 inc. S. Leo (al bivio) Mad.Pugliano-Villagrande Celletta

S.LEO (V part est) Ch. Mad. Loreto: ritr.2,30 part 3,00 (al bivio) Mad. Pugliano-Villagrande-Celletta

RSM da CHIESANUOVA (V) piazzale: ritr. 1,30 part. 2,00 Vill.S.Rita -Villagrande-Celletta

– MONTECERIGNONE (V ) Ch. S.Biagio Ritr 3,45 Part 4,15 Villagrande – Celletta

– SERRA NANNI (V anno) 6,00 Villagrande- Celletta

– PIETRARUBBIA (V) Ch.S.Silvestro-Monastero Adoraz. Eucar. Ritr. 5,45 (pregh+test) Part 6,30

Ore 09,00 Ritrovo Pellegrini con il Vescovo alla grande Croce dei prati della Madonna.

Testimonianza di un membro dell’Associazione Papa Giovanni XXIII. Poi assieme a S.E. Mons Andrea Turazzi Vescovo di S.Marino-Montefeltro ci incamminiamo pregando verso il Santuario dove abita Maria.

Ore 10,30 Eucarestia e Processione di tutti i fedeli con la statua della Madonna

Per contatti:

Ferruccio Di Mario 3396347966, casadeinonnivalmarecchia@tin.it

Giuliano Zerbini 3282076000, zerbini44@yahoo.it

Roberto e Cristina Tura 3355900191, rtura@omniway.sm

Invito del Vescovo a partecipare alle Camminate del Risveglio

Pennabilli, 28 luglio 2014
Carissimi,
tra le iniziative più belle che ho trovato venendo a San Marino e nel Montefeltro come vostro pastore c’è sicuramente
l’ascensione verso l’Eremo di Carpegna, dove si venera la Madonna del Faggio. Una proposta molto bella e significativa, perché esprime l’amore che il nostro popolo nutre per Maria.
Andiamo tutti, andiamo in tanti, per dire con lei il Magnificat e per fare una grande esperienza di unità come accadde quando, agli
albori della Chiesa, Maria radunò attorno a sé i discepoli.
Secondo un antico apologo arabo esistono tre tipi di viaggiatori. C’è chi procede con i piedi, perché è necessario camminare accettando la fatica di salire, imparando ad aspettarsi l’un l’altro, a non fare una gara a chi arriva prima e a non essere elemento di freno per il gruppo. Ma in questo modo il viaggio può essere solo un transito. C’è chi avanza per le strade con gli occhi avidi della bellezza della Carpegna, rischiando di perdere di vista la meta. Infine, c’è chi viaggia con il cuore, un cuore che vuol essere obbediente al Signore come fu il cuore di Maria. E costui – conclude l’apologo – è il vero pellegrino.
Vorremmo, in questo pellegrinaggio, chiedere alla Madonna una grazia grande per la nostra Chiesa: il dono di tante vocazioni
sacerdotali e religiose, ma non solo: chiediamo che ogni scelta di vita sia vissuta come vocazione, come risposta ad una chiamata.
Ho in cuore un’altra preoccupazione che condivido con tutti voi:
è la persecuzione dei cristiani nel mondo. Mai come in questi anni sono state virulente le persecuzioni, addirittura di più che al tempo dei primi cristiani. Andiamo allora a pregare per i martiri di oggi e anche per dire la nostra fedeltà al Signore. E’ Lui il tesoro nascosto, la perla preziosa per cui lasciare tutto.
Vi aspetto!
Il programma dettagliato sarà comunicato al più presto. Ci daremo appuntamento alla grande croce e insieme percorreremo gli
ultimi metri che ci separano dal Santuario; celebreremo l’Eucaristia e poi avremo modo di fare festa insieme nei prati. I sacerdoti ovviamente non potranno partecipare, essendo domenica mattina, ma conto che in qualche modo possano raggiungerci; saremmo felicissimi di abbracciarli lassù. Li invito a benedire i pellegrini al momento della partenza dalle singole parrocchie.
Vi benedico
+ Andrea Turazzi

XVIII Domenica del Tempo Ordinario

S.E. Mons. Andrea Turazzi

Is 55,1-3
Sal 144
Rm 8,35.37-39
Mt 14,13-21

Appena qualche domenica fa il Vangelo raccontava di Gesù che parlava da una barca, sull’acqua, mentre la folla stava sulla terra ferma. Del fatto ho proposto una lettura simbolica: la gente preferisce stare coi piedi ben piantati nelle proprie sicurezze piuttosto che affidarsi alla fede! In questa pagina di Vangelo invece ci vien detto di Gesù che scende dalla barca, sulla terra ferma, per incontrare la fame e il bisogno della folla: concretezza della vera prossimità. Ci risuona forte l’invito di papa Francesco “ad uscire fuori” verso le periferie. Di per sé non ci chiede di immaginare chissà quali scenari. Andare alle periferie è prima di tutto un moto del cuore al quale occorre educarsi, per “vivere l’altro”. L’altro da capire, ascoltare, amare, servire, è chi mi vive accanto, nella mia stessa casa, nel mio paese o nella mia città, chi sta lontano, ma che i media mi rendono vicino e partecipe della sua sorte. Andare alla periferia significa – prima di tutto – de-centramento da sé. C’è anche l’invito ad allargare lo sguardo ed a prendere coscienza dei problemi della società. Se c’è una preferenza, per chi va alla scuola di Gesù, sarà quella di andare verso il fratello o la sorella che è nella prova. Ed ai giovani presenti dico: ascoltate ciò che il Signore vi propone nel profondo del cuore: «prestami le tue mani, i tuoi piedi, la tua intelligenza, il tuo cuore per essere una mia presenza». Moltiplica il pane chi lo spezza e lo condivide: Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa… Tu apri la tua mano e sazi il desiderio di ogni vivente (Sal 144).

Gli apostoli chiedono a Gesù di congedare la folla, perché si dia da fare e vada a comprarsi il pane (suppongono che la folla non andrà spontaneamente). Gesù non la manda via, ma insiste: voi stessi date loro da mangiare. Bello il preoccuparsi dei discepoli. Più bella ancora la provocazione di Gesù: dare senza calcolo, mettere in circolazione i cinque pani e i due pesci. Due mentalità a confronto: quella di Gesù e quella degli apostoli e… la nostra. “A noi, che preghiamo: «Dacci oggi il nostro pane quotidiano», il Signore risponde: «Voi date il vostro pane». «Dacci», noi invochiamo. «Donate», ribatte lui” (E. Ronchi). In questi giorni continuiamo ad assistere ad ondate di sbarchi di persone in fuga provenienti da paesi africani ed asiatici. Il problema è complesso ed ha tanti risvolti, ma ognuna di quelle persone è sorella e fratello. Mi piace ricordare come a Macerata Feltria la popolazione ha saputo vivere l’arrivo di quaranta migranti e come la nostra Caritas diocesana ne ha ospitato un gruppo nella casa di accoglienza a Secchiano.

Il prodigio che l’evangelista ci ha tramandato ha dei tratti e dei particolari che rinviano al Pane trasformato e che trasforma: l’Eucaristia. A chi non piacerebbe essere stato tra i cinquemila in quella sera, sulla riva del lago? Lo siamo ogni domenica, quando nella nostra parrocchia, o in una chiesetta di montagna o di mare, ci presentiamo al Signore con le nostre fragilità e i nostri mali, con la nostra fame e i nostri desideri: ceste piene di vuoto, unico credito che possiamo esibire. E Gesù viene in mezzo a noi. O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte. E il testo della prima lettura continua con la denuncia della nostra poca accortezza: Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Allora possiamo ripetere come Paolo: Di nulla mi vanterò se non della mia debolezza, e fare così, ogni domenica, la seducente esperienza di essere con Gesù, come i cinquemila, sperimentando la stessa gioia come quella provata dai discepoli di Emmaus. A stupire non è il numero dei presenti, ma quella prossimità di Gesù. Il Pane moltiplicato dell’Eucaristia è spesso prigioniero dei nostri tabernacoli dorati. Il Signore dice: Non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Perché non dare all’adorazione eucaristica spazio e tempo? Perché non rileggere e reinterpretare la nostra vita in chiave eucaristica? Allora anche le mani si apriranno.

XVIII Domenica del Tempo Ordinario

Omelia di S.E. Mons. Andrea Turazzi

 

Is 55,1-3

Sal 144

Rm 8,35.37-39

Mt 14,13-21

 

Appena qualche domenica fa il Vangelo raccontava di Gesù che parlava da una barca, sull’acqua, mentre la folla stava sulla terra ferma. Del fatto ho proposto una lettura simbolica: la gente preferisce stare coi piedi ben piantati nelle proprie sicurezze piuttosto che affidarsi alla fede! In questa pagina di Vangelo invece ci vien detto di Gesù che scende dalla barca, sulla terra ferma, per incontrare la fame e il bisogno della folla: concretezza della vera prossimità. Ci risuona forte l’invito di papa Francesco “ad uscire fuori” verso le periferie. Di per sé non ci chiede di immaginare chissà quali scenari. Andare alle periferie è prima di tutto un moto del cuore al quale occorre educarsi, per “vivere l’altro”. L’altro da capire, ascoltare, amare, servire, è chi mi vive accanto, nella mia stessa casa, nel mio paese o nella mia città, chi sta lontano, ma che i media mi rendono vicino e partecipe della sua sorte. Andare alla periferia significa – prima di tutto – de-centramento da sé. C’è anche l’invito ad allargare lo sguardo ed a prendere coscienza dei problemi della società. Se c’è una preferenza, per chi va alla scuola di Gesù, sarà quella di andare verso il fratello o la sorella che è nella prova. Ed ai giovani presenti dico: ascoltate ciò che il Signore vi propone nel profondo del cuore: «prestami le tue mani, i tuoi piedi, la tua intelligenza, il tuo cuore per essere una mia presenza». Moltiplica il pane chi lo spezza e lo condivide: Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa… Tu apri la tua mano e sazi il desiderio di ogni vivente (Sal 144).

Gli apostoli chiedono a Gesù di congedare la folla, perché si dia da fare e vada a comprarsi il pane (suppongono che la folla non andrà spontaneamente). Gesù non la manda via, ma insiste: voi stessi date loro da mangiare. Bello il preoccuparsi dei discepoli. Più bella ancora la provocazione di Gesù: dare senza calcolo, mettere in circolazione i cinque pani e i due pesci. Due mentalità a confronto: quella di Gesù e quella degli apostoli e… la nostra. “A noi, che preghiamo: «Dacci oggi il nostro pane quotidiano», il Signore risponde: «Voi date il vostro pane». «Dacci», noi invochiamo. «Donate», ribatte lui” (E. Ronchi). In questi giorni continuiamo ad assistere ad ondate di sbarchi di persone in fuga provenienti da paesi africani ed asiatici. Il problema è complesso ed ha tanti risvolti, ma ognuna di quelle persone è sorella e fratello. Mi piace ricordare come a Macerata Feltria la popolazione ha saputo vivere l’arrivo di quaranta migranti e come la nostra Caritas diocesana ne ha ospitato un gruppo nella casa di accoglienza a Secchiano.

Il prodigio che l’evangelista ci ha tramandato ha dei tratti e dei particolari che rinviano al Pane trasformato e che trasforma: l’Eucaristia. A chi non piacerebbe essere stato tra i cinquemila in quella sera, sulla riva del lago? Lo siamo ogni domenica, quando nella nostra parrocchia, o in una chiesetta di montagna o di mare, ci presentiamo al Signore con le nostre fragilità e i nostri mali, con la nostra fame e i nostri desideri: ceste piene di vuoto, unico credito che possiamo esibire. E Gesù viene in mezzo a noi. O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte. E il testo della prima lettura continua con la denuncia della nostra poca accortezza: Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Allora possiamo ripetere come Paolo: Di nulla mi vanterò se non della mia debolezza, e fare così, ogni domenica, la seducente esperienza di essere con Gesù, come i cinquemila, sperimentando la stessa gioia come quella provata dai discepoli di Emmaus. A stupire non è il numero dei presenti, ma quella prossimità di Gesù. Il Pane moltiplicato dell’Eucaristia è spesso prigioniero dei nostri tabernacoli dorati. Il Signore dice: Non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Perché non dare all’adorazione eucaristica spazio e tempo? Perché non rileggere e reinterpretare la nostra vita in chiave eucaristica? Allora anche le mani si apriranno.