Alla radici della nostra spiritualità

La spiritualità cristiana ha il suo fondamento e la sua forza nel sacramento del Battesimo. Ogni sua espressione e ogni forma del suo cammino non sono altro che manifestazione della grazia battesimale. Tuttavia, nel corso della storia, l’effervescenza della grazia ha conosciuto manifestazioni particolari a seconda dei soggetti e delle comunità che l’hanno accolta e vissuta. L’unico splendore che avvolge la Chiesa e i battezzati, conosce rifrazioni di infinite tonalità. Lo si vede nella vita dei santi, nelle vicende dei movimenti spirituali, nella varietà degli stati di vita (ognuno con la sua missione) e nella ricchezza dei carismi. Sono da mettere in conto poi le caratteristiche culturali di un popolo o di un territorio. La grazia purifica, eleva e porta a compimento i germi presenti in ogni cultura e tradizione. Pertanto è legittimo domandarsi: qual è il carattere tipico della spiritualità feretrana?

Il Montefeltro, tra le più piccole regioni italiane, ha conosciuto e conosce espressioni originali di fede e di civiltà. Chi scrive non si arrischia a dare giudizi storici: occorrerebbero il lavoro e la competenza dello storico che dispone di conoscenze e strumenti di analisi e di sintesi. Paiono comunque sorprendenti le vicende delle nostre genti, il loro coagularsi attorno a figure di missionari, ancora irradianti anche se lontane nel tempo – i santi Marino e Leone – il fiorire di comunità e di borghi, vere e proprie “cittadelle sul monte”. Su questo territorio, come su una grande quercia secolare, hanno “nidificato” ordini religiosi di vita cenobitica ed eremitica; persone che, sospese tra cielo e terra, hanno vissuto la più alta contemplazione e, insieme, la cura premurosa verso le popolazioni.

Nella storia del Montefeltro ci sono state tensioni politiche, passaggi di truppe, contese fra nobili. La gente ha lasciato sulla pietra la memoria di sofferenze e lutti, ma anche il suo atteggiamento di fiducia: sono frequenti le raffigurazioni, a volte dipinte, a volte scolpite sulla pietra, dei fedeli che trovano rifugio sotto il manto della Madre di Dio. Succede, a chi percorre strade e sentieri del Montefeltro, di incontrare di frequente eleganti chiese o semplici capitelli dedicati alla Madonna. Questa, senza dubbio, è un’altra caratteristica della spiritualità feretrana. Forte poi, la presenza francescana, testimoniata dalle principali famiglie religiose che custodiscono il carisma di Francesco e di Chiara.

Si incontrano figure di grande spessore spirituale di santi e beati, canonizzati o non canonizzati, che hanno esaltato i caratteri tipici di queste genti: attitudine alla contemplazione, schiettezza, fedeltà, capacità di adattamento, attaccamento alla tradizione, fierezza. Alcuni di questi vengono da altrove, come il Beato Domenico Spadafora. Altri sbocciano originali e portano un dono, in forma non eclatante forse, ma prezioso: come Matteo da Bascio ispiratore della grande famiglia cappuccina; figure antiche, ma anche recenti, come fra Agostino da Montefeltro, nato a Sant’Agata, cresciuto nel nostro Seminario e poi divenuto frate minore.

Un altro carattere è senza dubbio quello dell’accoglienza (dentro i confini della Repubblica tanti hanno trovato rifugio) e della spinta missionaria (da ricordare il grande padre Orazio Olivieri e i dodici missionari di oggi). Non si può tacere l’attaccamento di questa Chiesa ai suoi pastori. Basta scorrere la cronotassi dei vescovi per rendersi conto dell’antichità e stabilità della sede episcopale del Montefeltro, delle splendide figure di vescovi, della loro fedeltà al vescovo di Roma. Molti hanno studiato figure e raccolto testimonianze d’arte. Ogni parrocchia ne custodisce qualcuna; importanti quelle raccolte nel Museo diocesano.

Sia consentito a questo punto ricorrere a tre metafore suggestive che potrebbero aiutarci a “sentire”, non per una sciocca forma di campanilismo, la necessità di valorizzare le ricchezze di cui la Provvidenza ha voluto farci dono. Le metafore potrebbero essere tre: i pozzi, le radici, le stelle. È una proposta di esplorazione spirituale: tutta da percorrere. Ogni primo sabato del mese faremo tappa ad un luogo tipico della nostra spiritualità: le tappe avranno il carattere di vere e proprie “stazioni giubilari” simili a quelle che si celebravano durante la Quaresima nella Chiesa di Roma. La “stazione” sarà caratterizzata, anzitutto, dall’ascolto del “vissuto cristiano” che vi si tramanda e si custodisce, dal carattere di pellegrinaggio liturgico, dall’acquisto dell’indulgenza e dalla proposta di una delle opere di misericordia. Alcune località coincidono con le chiese giubilari, altre sono luoghi meno noti ma altrettanto suggestivi.
Pozzi a cui abbeverarsi. Radici da riscoprire. Stelle che brillano per il nostro cammino.