Ammonire i peccatori e perdonare le offese

«Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo» (Mt 18,15) 

Se il fratello ti ascolterà l’avrai guadagnato. La correzione fraterna funziona solo se ami veramente, se sei capace di metterti nei panni dell’altro. Se ti avvicini al fratello “armato” stai certo che lui è già in guardia e pensa più a difendersi che ad ascoltarti. Avrai fatto notare, forse, il valore di una norma, ma non hai guadagnato un fratello in più!

«A che giova guadagnare il mondo intero se poi perdi la tua anima?» (Mt 16,26)

Una volta si insegnava a pregare per i peccatori.
Oggi ce ne dimentichiamo probabilmente perché si è smarrito il senso del peccato e della sua gravità. Edifica l’esempio dei santi che hanno preso a cuore la salvezza dei peccatori: Francesco Saverio, il Santo Curato d’Ars, Padre Pio… Per tutti vale l’invito di Gesù a chiedere la luce dello Spirito Santo.

Rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai d’un peccato per lui»(Lev 19,17)

Corriamo spesso il rischio di pensare solo a noi stessi ed alla nostra perfezione. Non ci preoccupa il comportamento sbagliato degli altri con la scusa che si deve badare a se stessi. Non ci prendiamo a cuore di correggere le idee sbagliate che circolano indisturbate con il pretesto che ognuno ha il diritto di pensare come vuole. A volte mettiamo avanti l’alibi del nostro sentirci impreparati. Nota bene: l’ammonizione è un soccorso, mai una condanna.

Perdona, non dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette» (Mt 18,27)

Se questo insegnamento di Gesù secondo Matteo viene accostato a quello parallelo di Luca, risulta che sei chiamato a perdonare settantasette volte al giorno. In pratica – non è un calcolo difficile – risulta un perdona circa ogni tre minuti! E’ una provocazione per dire che la misericordia è un atteggiamento permanente del discepolo di Gesù. Per tutti vale l’invito di Gesù a chiedere la luce dello Spirito Santo.

Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, come io ho avuto pietà di te?» (Mt 18,33)

Ricorda quanto ti è stato perdonato: questo pensiero ti fa bene. Ti colma di gratitudine e ti aiuta a perdonare. Del resto, il perdono, talvolta, è talmente difficile che ha bisogno della grazia di Dio. Pensa anche a quanto desideri essere capito e accolto nonostante i tuoi sbagli. Quando siamo in difficoltà nel rapporto con l’altro, facciamo il primo passo, senza aspettarci nulla e senza temere di risultare maldestri. Talvolta, tra il perdono richiesto e il perdono accordato c’è un tempo “frammezzo” di sofferenza o di imbarazzo, forse è questa l’espiazione che purifica e che ottiene miracoli dal Signore.

Preghiera

Padre, niente è più difficile del vero perdono,
soprattutto verso chi ci è accanto e ci fa soffrire.
Tu che sempre ci accogli quando torniamo a te,
donaci la forza di riconoscere i nostri errori
e di saperci riconciliare con chi si è allontanato
spezzando legami o voltando le spalle.
Sostituisci i cuori di pietra con cuori di carne.
Il tuo Santo Spirito rinnovi la terra.
Fa’ che il sole sorgendo trovi i nostri cuori
liberi da ogni rancore.
Accordaci la grazia del primo passo,
fino a settanta volte sette,
per assomigliare a Gesù
che ha offerto la sua vita
intrisa di sangue e di perdono.
Amen.

ESPERIENZE

GUADAGNARE UN FRATELLO

Molto spesso mi capita di parlare apertamente della fede, correndo anche il rischio di essere attaccata, o semplicemente derisa. Una delle persone con la quale mi sono spesso confrontata vive a Milano ed è mia cugina. Rita, questo è il suo nome, ha poco più di trent’anni, colta, solare, ma con una visione atea della vita o perlomeno così mi diceva… Era settembre di due anni fa, quando i suoi genitori, in attesa del bus che li avrebbe portati dalla Puglia a Milano, ebbero un incidente. Mio zio sofferente di crisi epilettiche cadde a terra sbattendo violentemente la testa sul marciapiede. Ai soccorritori, le condizioni dell’anziano apparvero subito gravi tanto da decidere il ricovero, non presso l’ospedale più vicino di San Severo, ma san Giovanni Rotondo dove avrebbe potuto ricevere cure più adeguate. Dopo aver parlato con il neurochirurgo, mia zia informò i suoi figli a Milano, poiché la diagnosi era seria: trauma cranico, con emorragia. La notizia raggiunse anche me, lasciandomi impietrita. Pensai di telefonare a Maria Lucia Ippolito (o meglio Maria Sanità) che avevo conosciuto qualche anno prima, nel Santuario dedicato a Maria SS. Della Sanità, in Volturara; di cui entrambe facciamo parte nei gruppi di preghiera mariani. Maria Lucia è la madre di Matteo Colella, il quale ha ottenuto il miracolo che portò definitivamente alla canonizzazione di Padre Pio da Pietralcina. Dopo la guarigione miracolosa di Matteo, Maria Lucia e la sua famiglia, consapevoli del grande dono che avevano ricevuto, si impegnarono nella nascita del “Cireneo”, un’associazione che si occupa delle famiglie che hanno i parenti ricoverati a San Giovanni Rotondo e hanno bisogno di aiuto. Il nosocomio, tanto desiderato da Padre Pio è una delle strutture più all’avanguardia nel sud Italia e spesso arrivano casi disperati anche da molto lontano. Maria Lucia, come promesso raggiunse i miei zii e si adoperò affinché mia zia e i miei cugini potessero alloggiare presso il Cireneo. I giorni passarono e le condizioni erano stazionarie, tanto da convincere i medici a sottoporre il paziente a un delicato intervento chirurgico. La preoccupazione era tanta e spesso mia cugina mi telefonava, piangendo disperata, temendo il peggio. Io cercavo di tranquillizzarla, le assicuravo che il nostro gruppo di preghiera era in comunione con loro e la invitavo a fare altrettanto. Il giorno dell’intervento, dopo aver rifatto gli esami di routine, con grande sorpresa di tutti, l’ematoma era sparito. Non so se si può gridare al miracolo, ma Rita non dice più di essere atea!(Alessandra De Santo)

LUNGO LA VIA

Era sera ed ero molto stanca, perché avevo compiuto tanti servizi durante quella giornata. Mentre tornavo a casa vidi in lontananza una persona che sapevo mi avrebbe messo un po’ a disagio con i suoi discorsi. Ebbi la tentazione di cambiare strada perché mi sembrava di non avere le forze per affrontarla. Poi ho ricordato il Vangelo e mi sono detta che, in fondo, non dovevo portare agli altri qualcosa che avevo io, la mia “ricchezza”. Mi venne in mente una frase letta in un libro di S. Caterina da Siena in cui Gesù si rivolge a lei dicendo: “Tu sii il canale, sarò io il torrente” e pensai di continuare a camminare andando incontro a quella persona. Appena ci salutammo e mi misi ad ascoltarla non sentii niente; stavo eseguendo un semplice atto di obbedienza, ma, man mano che passava il tempo, sentii che cresceva dentro di me un grande affetto per lei. Quella sì che era la vera ricchezza e non veniva da me, ma da Gesù (P.G.).