«Come in cielo così in terra»

«Come in cielo così in terra»
Aperto l’anno giubilare nella nostra diocesi

Vorrei scriverlo a papa Francesco…
L’avvio dell’Anno Santo straordinario è stato folgorante. L’idea stessa di un possibile rinnovamento sta mobilitando la gente. L’offerta di una opportunità di grande valore cristiano, e quindi umano, quale il perdono e la misericordia, intercetta una profonda esigenza di questi nostri giorni difficili. Su uno scenario drammatico sono da aggiungere l’incattivimento dei rapporti interpersonali e l’incertezza per il futuro.
Domenica 13 dicembre all’apertura della Porta Santa della Cattedrale c’è – a detta di molti – una folla mai vista. La gente è salita a Pennabilli dalla Val Marecchia, dalle Valli del Conca e del Foglia e dai Castelli di San Marino. Dopo la lettura della Bolla pontificia di indizione, ci si avvia in processione verso la Cattedrale. È tutto un popolo che si muove insieme. Il primo dato che balza evidente è il “sentirsi Chiesa” dei partecipanti. Ci sono tutte le componenti della comunità, vescovo, sacerdoti, laici, giovani e adulti, singoli e gruppi. Chi ha preparato la liturgia ha voluto inserire nel canto delle litanie che accompagnano la processione i santi e i beati della Chiesa locale. È una sorpresa per tanti che non conoscono le figure di santità, dono del Cielo sbocciato dalla nostra terra: Bascio, Miratoio, Pennabilli, Torricella… Ognuno dei partecipanti varca la soglia della Cattedrale nel raccoglimento e nella preghiera, consapevole di compiere un gesto di alto valore spirituale. I brani della liturgia riecheggiano i temi della gioia e il Vangelo racconta di quanti scendono al fiume Giordano per ricevere il Battesimo da Giovanni. Nell’omelia il vescovo propone di vedersi in loro e riascoltare l’invito alla conversione. Nel cuore della celebrazioni si rinnovano le promesse battesimali e si viene aspersi con l’acqua appena benedetta. C’è un clima di intensa spiritualità. Questo è un altro dato che emerge. Un grande e prolungato applauso sottolinea le parole di gratitudine che il vescovo indirizza ai sacerdoti, ministri della misericordia. L’assemblea si chiude con un omaggio floreale alla “Madre di misericordia”; non poteva mancare: interpreta un aspetto tipico della spiritualità sammarinese-feretrana.
Identica solennità e partecipazione nel rito di apertura della Porta Santa nella Cattedrale di San Leo. Qui, dove anche le pietre pregano, è tornata la domanda: come far riemergere il divino nella società secolarizzata? Risuonano nelle volte dell’antica Cattedrale, le parole di Elisabetta: «Appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo». Il vescovo dice: «La misericordia accolta e donata farà sbocciare il divino presente nel cuore di ogni uomo». La misericordia di Dio fa sentire ad ogni cuore d’essere prezioso e degno di stima.
Non si può chiudere questa “prima cronaca” giubilare senza qualche immagine dal Santuario della Madonna del Faggio, una delle cinque chiese giubilari (oltre alle Cattedrali). È un pomeriggio ancora di sole, ma particolarmente rigido. Anche qui accorre tantissima gente: il piccolo Santuario non la può contenere e molti partecipano dall’esterno. Più della solennità si percepisce la vicinanza raccolta e intima dei presenti. Sono saliti quassù spinti dalla devozione mariana e anche dal desiderio di rinnovare il sacramento della Riconciliazione. Ogni ambiente del Santuario è occupato dai pellegrini, si riesce appena a ritagliare qualche angolo di riservatezza per le Confessioni. Un confessore valoroso rimane all’aperto sul prato fra qualche lembo di neve (residuo dell’ultima nevicata). C’è gente in fila che aspetta il proprio turno.
Un’ultima immagine. Gli Scout della Val Conca portano all’altare una fiamma: è stata accesa a Betlemme e, attraverso una lunga staffetta, è giunta fin quassù, la chiamano la “luce della pace”. Tutti possono attingere a quella fiamma con il loro lume. I pellegrini, mentre scendono dal Santuario, portano con sé quelle piccole luci destinate a brillare nelle loro case. Ormai il sole è tramontato e quelle piccole luci sembrano stelle. Davvero: «Come in cielo così in terra».