Benedette Porte Sante!

La partenza è stata a razzo! Ora è il tempo della sedimentazione e dell’approfondimento. Così l’Anno Santo della Misericordia entra nel vivo. Sono giorni preziosi nei quali – consentite la metafora – il pellegrino abbandona l’autostrada per il sentiero di campagna dove non passano le fuoriserie: non più il rumore del traffico ma i tanti suoni sconosciuti della campagna. In questo modo piuttosto “campagnolo” le sette chiese giubilari sparse sul territorio della nostra diocesi hanno dato inizio al formicolio di piccoli e grandi iniziative che segneranno il passo di questo anno a venire. Le Porte Sante sono evidenziate con ornamenti floreali ed altri elementi decorativi. In qualche luogo l’amministrazione locale ha acconsentito alla collocazione di frecce direzionali verso la chiesa giubilare… ma qualcuno si chiede: “Non son troppe le chiese giubilari nella nostra diocesi?”. Sette su un territorio, tutto sommato, abbastanza piccolo è un numero notevole, ma bisogna tener conto che è un territorio corrugato e sicuramente disagevole per i collegamenti.

Una inflazione di chiese giubilari? Preferisco parlare di sovrabbondanza, che è la misura stessa della misericordia divina. A questo ci rimanda l’organizzazione predisposta dalla commissione diocesana giubilare per questo tempo eccezionalmente bisognoso di misericordia.

In diocesi ci si muove avendo costantemente presenti gli interventi di papa Francesco che sta coniugando il tema della misericordia in tutte le modulazioni: misericordia accolta, misericordia offerta, amore che viene, amore che va. Se ne avvantaggiano anche i diversi settori della pastorale che sviluppano la ricaduta dei contenuti teologici nelle scelte operative. La misericordia è il tema obbligato di incontri e ritiri: dal ritiro unitario di Quaresima per gli adulti dell’AC, della Caritas e dell’Unitalsi, all’imminente convegno diocesano catechisti. Molti restano colpiti dalla sfumatura linguistica che il termine misericordia ha nell’Antico Testamento. Mentre il termine ebraico hesed pone in evidenza i caratteri della fedeltà verso se stessi e dalla responsabilità del proprio amore, il termine rahamim, già nella sua radice, denota la gratuità dell’amore della madre (rehem: grembo materno). Dal più profondo e originario vincolo, anzi dall’intimità che lega la madre al bambino scaturisce un particolare rapporto con lui, un particolare amore. Di questo amore si può dire che è totalmente gratuito, non frutto di merito. Su questo sfondo si genera una gamma di sentimenti, tra i quali la bontà e la tenerezza, la pazienza e la comprensione e la prontezza a perdonare. Così è l’amore di Dio per la sua creatura, un amore preventivo, incondizionato, eccedente. I riti giubilari aiutano a tenere vivo lo stupore, a non cedere all’assuefazione. Un’ultima notazione. Facciamo un accenno alla presenza dei fedeli alla Confessione. Nelle festività natalizie grande è stata l’affluenza, non certo nella misura di un tempo. Ci si chiede: la Confessione è un sacramento in crisi Preferisco pensare che siamo in una fase di nuova compren-sione. Ci si confessa meno, ma ci si confessa meglio. Si vive il sacramento alla ricerca di un più profondo cambia-mento personale, piuttosto che di una pratica e di una abitudine. Resta comunque una fase delicata che abbisogna di catechesi e di accompagnamento. Provocatoriamente si potrebbe chiedere al penitente: Vai a confessarti o a convertirti? La lettera pastorale del vescovo in questo anno giubilare ci invita a ripensare il sacramento della Confessione decisivo per fare esperienza della misericordia. + AT