Camminare insieme con Papa Francesco

«Va’ avanti, e raggiungi quel carro» (At 8,29)

Ad alcuni amici è venuta un’idea. Può sembrare una provocazione o, addirittura una proposta irrealistica, che genera confusione.  Non è facile da realizzare e viene consegnata ancora informe.  È tutta da pensare: esige motivazioni profonde e chiarezza. Si tratta dell’invito a persone di pensiero e di formazione culturale laica a partecipare ad un momento di Giubileo.
Sono immediatamente necessarie alcune precisazioni. Per il cristiano il Giubileo è un atto di fede nella misericordia di Dio che fa grazia al peccatore. Il passaggio attraverso la Porta Santa significa il riconoscimento del Signore Gesù come unico Salvatore del mondo, via, verità e vita. La grazia della misericordia arriva attraverso l’azione sacramentale della Chiesa.
Il Giubileo straordinario indetto da Papa Francesco per tutta la Chiesa ha una risonanza planetaria, incuriosisce, muove delle folle, fa circolare immagini e idee, suscita reazioni, non lascia indifferenti.
Molti sono provocati ad una riflessione e ad esperienze di misericordia e di perdono.
Il Giubileo è un fatto che, anche sul finire, fa notizia e si impone alle cronache internazionali.
Il Giubileo non può essere imposto con i suoi riti a chi non crede (chi non crede non lo accetterebbe). L’invito deve essere scevro da ogni forma di proselitismo.
Dunque, non un Giubileo per le persone di altre convinzioni, semmai un invito a vivere insieme ai cattolici un loro momento importante. Fare Giubileo insieme ha il valore dell’incontro fra persone che, pur di diversa formazione, provano a vivere un’esperienza di reciproca accoglienza che è molto più della tolleranza. In un clima di simpatia il credente non nasconderà le difficoltà della sua fede; il non credente lascerà emergere le domande profonde che porta nel cuore.
In verità, tutti siamo alle prese con un mistero più grande di noi.
Credenti e laici devono affrontare sfide ed emergenze inedite, fedeli alla propria identità, disponibili a donare il meglio di sé.
L’invito susciterà una varietà di reazioni. Ci sarà chi non è interessato alla proposta, ma almeno sarà incuriosito; ci sarà chi teme la strumentalizzazione o d’essere considerato “pecorella smarrita”, ma anche chi da tempo aspettava risposte.  Ci sarà chi sa cogliere nell’iniziativa lo spirito che caratterizza i gesti di papa Francesco. Per tutti potrebbe essere un’occasione di reciproca conoscenza, di scambio su temi fondamentali e sulle inquietudini del nostro tempo: la sfida del perdono, l’emergenza educativa, giustizia e misericordia… Tra i credenti qualcuno può scoprire di non avere rapporti profondi se non nella cerchia del suo gruppo, del suo circolo, della sua parrocchia. È una sorpresa che lo inquieta.
Ci sono anche cattolici che preferiscono in pubblico glissare sui temi della fede per timore, per non sembrare importuni e, qualche volta, per rispetto umano.
La proposta del Giubileo con persone di altre convinzioni, al di là della sua riuscita, potrebbe risultare uno stimolo prezioso per chi è credente a realizzare quella prima modalità dell’evangelizzazione che è l’incontro, l’ascolto, la condivisione della propria esperienza di fede.
Il credente sa che l’evangelizzazione è un atto di amicizia attraverso il quale confida il proprio cammino alla luce del Vangelo. Questo non può accadere senza un atteggiamento di stima verso l’altro. Una stima irrobustita dalla consapevolezza che in chi gli sta di fronte ci sono esigenze di verità, aspirazioni al bene e desiderio di bellezza. Ce lo ricorda un grande amico di tutti, Sant’Agostino di Ippona: «Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te» (Conf. 1,1).
Il credente non ha nulla da temere da una autentica cultura. Il laico parimenti si sentirà apprezzato per il suo atteggiamento interiore di ricerca. (Dal Programma pastorale 2016/2017 pagg. 31-32).