Chiudere in salita

Domenica 13 novembre alle ore 16
si chiude la Porta Santa della Cattedrale di Pennabilli

Un augurio: viviamo questo ultimo tratto dell’Anno Santo in salita!
Intendiamoci, non la salita col fiatone, quando non ce la fai più e non vedi l’ora di arrivare… Qui “salita” sta per impegno, slancio, partecipazione, volata finale che corona un cammino importante. Solo Dio conosce come realmente sono andate le cose, se il cuore si è aperto davvero alla sua misericordia, come ha saputo offrire a sua volta perdono, come la comunità è stata capace di “uscire da sé” per incontrare sofferenze e asciugare lacrime, per rinnovare rapporti.
La retorica è sempre in agguato: voglio risparmiare al lettore il fastidio delle frasi fatte e dei luoghi comuni. Dico che, paradossalmente proprio in questo anno di solenne proclamazione giubilare, ho vissuto l’aspro combattimento interiore a causa del Vangelo ed ho sperimentato la fatica della misericordia. Ho visto anche attorno a me situazioni di indisponibilità al perdono.
È comprensibile, umanamente, la reazione negativa nei confronti di chi sbaglia e fa soffrire. Mi sono imbattuto anche in chi non ha voluto sentir ragioni. Messo di fronte all’evidenza del Vangelo è stato irremovibile, nonostante la fedeltà alle orazioni, l’immancabile partecipazione alla Messa e la disinvolta proclamazione delle verità della fede.
Come è possibile? Eppure siamo fatti così. Che la misericordia di Dio ci soccorra, penetri nei cuori e – se necessario – faccia crollare le nostre presunzioni. Quando si tocca con mano la propria fragilità e inconsistenza è più facile ritrovare l’umiltà e, da un cuore umile, può spuntare la grazia del saper perdonare.
Rileggo una paginetta della Lettera pastorale per l’anno giubilare: Umanamente è faticoso poter pensare di ignorare una ferita, una crepa, perché il dolore della delusione brucia ed è palpabile. Difficile tentare di raccogliere i cocci troppo appuntiti, troppo taglienti. È preferibile prenderne le distanze e spazzarli via tutti. In Giappone si pratica una tecnica particolare per riparare i vasi, il Kintsugi (letteralmente “riparare con l’oro”) saldando le spaccature con l’oro o pietre preziose.
Non è solo una tecnica che attiene al vasellame, ma è una filosofia, uno stile ricco di profondità. Il perdono è quel legame d’oro, è quella pietra preziosa che il Signore inserisce nelle crepe e rinnova ciò che si è spezzato, riannodando i legami con un di più di valore, per rendere quel legame unico».
Fa bene sfogliare il diario di questo anno fortunato che ci riporta alle “Porte Sante” aperte in molti luoghi della diocesi, un trapunto di luci. Il mensile Montefeltro ci ha accompagnato puntualmente con il dossier centrale. Di mese in mese ci ha presentato i contenuti essenziali del Giubileo: dalla misericordia all’indulgenza, dal pellegrinaggio alle opere di misericordia. Ha trovato molta accoglienza l’invito a raggiungere e sostare sui luoghi della spiritualità tipici della nostra terra: i santuari dei santi fondatori Marino e Leone, i monasteri, i luoghi francescani, le memorie dei santi della Chiesa locale sorprendentemente ritrovati nel canto delle litanie che hanno accompagnato le processioni. Ogni mese è stata consegnata una scheda per sussidiare la meditazione e la pratica delle opere di misericordia. Un’ottima proposta resa ancor più gradita per il corredo di esperienze “vissute”, spesso anonime, ma sempre autentiche. La nostra Chiesa ha camminato, e non solo “simbolicamente”: abbiamo fatto strada insieme ed è cresciuta la comunione. Questa è sinodalità! (+A.T.)