“Cor ad cor loquitur”!

I miei giovani amici sanno ben poco di Chopin, il grande compositore polacco, e tanto meno dei suoi struggenti “Notturni”. La nostra prima notte polacca, dopo 20 ore di viaggio, è stata di sonno profondo. A piccoli gruppi siamo ospiti presso famiglie in alcuni villaggi della diocesi di Tarnow. Solo la mattina ci siamo resi conto della vallata nella quale abbiamo iniziato a vivere la “settimana dei gemellaggi”. È una valle ampia e boscosissima, assomiglia alla Val di Non. Qui ­­- ci raccontano – Karol Wojtila veniva spesso a camminare.

Le prime cose che non vedevamo l’ora di raccontarci riguardavano l’accoglienza ricevuta la sera precedente, quando, accompagnati dalle famiglie ospitanti, abbiamo raggiunto la chiesa parrocchiale. Commentiamo il nostro sbarco avvenuto con almeno 4 ore di ritardo per il blocco dei computer nelle stazioni dell’autostrada. I giovani del posto ci aspettavano con striscioni e bandiere. Ci sono venuti incontro i parroci e le suore mentre la gente batteva le mani. Siamo entrati in chiesa; abbiamo deposto nella corsia centrale i nostri zaini gonfi non solo delle nostre cose, ma delle attese che ci hanno messo in marcia. Le chitarre e il suono delizioso di un violino hanno intonato il canto ufficiale di questa GMG.

La chiesa era piena di fiori; mi sono avvicinato e ho potuto constatare: non erano di plastica. Quello che ci ha colpito da subito è stato il modo di stare in chiesa di questa gente: in ginocchio a mani giunte. Sono seguiti gli scambi dei saluti. Non una formalità. Tutto in 10 minuti (erano ormai le 23.00). Chissà come dovevano apparire le nostre facce. Abbiamo apprezzato molto la delicatezza con cui siamo stati accolti. Poi, ognuno nella famiglia in cui è ospite si è trovato davanti una cena strepitosa: anche se l’ora era tarda si voleva far onore alla mamma polacca. Altrettanto per la colazione del mattino.

Giovedì 21 luglio. Si parte per una gita in montagna, ma è una scusa per fare strada nella conoscenza reciproca, nell’accoglienza e nella condivisione.
A metà giornata, quando tutto è stato preparato sul monte per assaporare pane e salsicce ai ferri, ci sembra di aver fatto già un significativo progresso nella familiarità con i suoni della lingua polacca. Impossibile scambiarci concetti. Per ora pratichiamo il più rudimentale dei metodi di comunicazione: la gestualità. Parlano i sorrisi, gli sguardi, le strette di mano, la fatica condivisa, il salire e poi lo scendere madidi di sudore e le note delle nostre canzoni. Qualcuno degli ospiti – da notare fino a che punto può arrivare l’ospitalità! – ha dedicato tempo e fatica a studiare la lingua di Dante per poterci rivolgere qualche parola in italiano. Ci accorgiamo ancor più della squisita ospitalità sulla via del ritorno: in una radura tutto è pronto per la Messa e poi per la degustazione delle specialità locali. Convivialità e piccole cose: ci sono gesti semplici che sono gesti forti. Intanto siamo raggiunti dalla gente dei villaggi attorno, sindaco in testa.
Non conosciamo nulla della società polacca (tra l’altro, ci dicono, in profonda trasformazione), ma la presenza sorprendente di così tanti bambini ci induce a pensare che qui la famiglia è in discreta salute. Torniamo alle nostre case: ci capiamo con il linguaggio del cuore: “Cor ad cor loquitur”!