Dar da mangiare gli affamati

«I bambini domandavano pane e non c’era chi lo spezzasse loro» (Lam 4,4).

Riassume la drammatica richiesta di pane e la denuncia di un bene fondamentale disatteso. Assenza di pane: quello che sfama e nutre, necessario alla vita, simbolo di ogni altro bisogno di cui l’uomo non può fare a meno. Lo domanderemo per noi e per tutti. Lo impasteremo col nostro impegno quotidiano. Lo condivideremo con generosità e intelligenza. Allargheremo la visuale – dalla nostra famiglia, alla nostra città, al nostro quartiere – a tutte le fami: fame di senso, di amicizia, di salute, etc. Ci ritroveremo a pregare davanti “a ciotole vuote” con la voce dell’implorazione!

«Date voi stessi loro da mangiare» (Lc 9,13).

Possiamo immaginare lo choc degli apostoli: erano di fronte a cinquemila uomini! Il racconto della moltiplicazione dei pani, con sfumature diverse, è presente in tutti i vangeli. Nel Vangelo di Giovanni viene messo in rilievo il ragazzo coi cinque pani e i due pesci, ma che cosa è questo per tanta gente? – replica l’apostolo Andrea (Gv 6,9). La moltiplicazione dei pani ci sfida. Abbiamo fede e audacia da mettere a disposizione quel poco che siamo e abbiamo?

«Ecco, vengono i giorni in cui io manderò la fame nel paese, non fame di pane o sete d’acqua… ma la fame e la sete di ascoltare la parola del Signore…» (Amos 8,11-13).

È la fame di Dio, fame di sperimentarne la paternità. Non si tratta di una fuga spiritualista, ma di una presa di coscienza della necessità di nutrirci della Parola e dell’Eucaristia. Gandhi ha scritto che è tanto grande la fame dell’umanità che se un Dio venisse sulla terra prenderebbe la forma del pane. Un Dio di pane: potrebbe essere lo slogan che sintetizza il nostro percorso.

«Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4).

Questa affermazione viene da lontano, è al di sopra del tempo e delle culture, eppure trova un’eco viva nella coscienza di ogni uomo, anche quando il pane è un bene che molti desiderano e ancora non hanno.
È affermazione vera anche quando, come nei nostri giorni, il problema più urgente è per molti la mancanza di un lavoro dignitoso per un onesto sostentamento. Mentre il clima odierno è segnato da una vasta crisi, il messaggio del Vangelo sa dare espressione alle esigenze più profonde.

PREGHIERA

«Signore,
non ti chiediamo l’abbondanza,
che mette al riparo
da ogni rischio
e dispensa dalla fatica,
ma il pane indispensabile per oggi:
il pane ed il lavoro per tutti.
Il tuo popolo camminò nel deserto
e tu gli desti il pane del Cielo,
la manna:
ogni giorno la razione necessaria
perché imparasse
ad aspettare con fiducia
la provvidenza per il domani.
Metti nei nostri cuori
una fede audace
che ci faccia avanzare
con la sicurezza della tua promessa
e con la certezza del tuo amore.
Fa’ che il pane sulla nostra tavola,
frutto di onesto sudore,
sia condiviso e diventi così un segno
del tuo Regno: pane della gioia.
Che ogni fame sia saziata,
non solo di pane, ma di ogni Parola
che esce dalla tua bocca,
risposta alla nostra ricerca inquieta. Amen!»

ESPERIENZE

«Domandavano pane…»

 È inutile negarlo: a Gesù piaceva mangiare! Additato dai nemici come “mangione” (cfr. Mt 11,19) – a differenza dei profeti, caratterizzati da tratti ascetici –, Gesù è in totale sintonia con la rivelazione di Dio, il quale da sempre si è seduto a mensa, condividendo olocausti e sacrifici di comunione con il suo popolo. Dio non ha bisogno di cibo, ma lo condivide perché riconosce particolare valore alla condizione in cui si trova ogni persona che non ne dispone a sufficienza.
Il “vuoto allo stomaco” è qualcosa di concreto, che fa star male, fino a produrre la morte! Gli uomini lo provano quando nell’organismo c’è carenza di cibo, il carburante di ogni azione. Allora è l’esperienza dell’essere affamati ciò su cui occorre fermare la nostra attenzione: perché se è vero che mangiando riusciamo a far tacere la fame, è anche vero che essa non tarderà a tornare, facendoci capire che nulla potrà mai saziarci fino in fondo. Siamo strutturalmente bisognosi, alla ricerca di qualcosa che sta fuori di noi. E ciò a maggior ragione perché Dio sa molto bene che non di solo pane vive l’uomo. Infatti, c’è una fame che è molto più radicale e profonda, una fame più raffinata! Essa viene avvertita anche da coloro che vivono nell’abbondanza di cibo: è il “vuoto allo stomaco” provocato dall’incertezza generata dai dubbi (sulla fede, sui rapporti personali, sulla propria identità, sul lavoro, sul futuro).
Il mondo, oggi più che mai, tende la sua ciotola vuota perché venga riempita. Non possiamo perdere l’occasione di condividere come fa Dio la “mensa” per offrirgli il cibo adeguato, con la gradualità evocata da San Paolo: Come a neonati in Cristo vi ho dato da bere latte, non un nutrimento solido, perché non ne eravate capaci (1 Cor 3,1-2).
Nella catechesi saranno tre le tentazioni da evitare:

  1. Annacquare il messaggio di Gesù per la paura che non interessi! Dobbiamo ricordarci che Gesù è attrattivo ed è bello di per sé, perché è lui che solo riesce a soddisfare la voragine dei dubbi. Se lo edulcoriamo diventiamo simili a quei vetri opachi che non permettono di vedere la bellezza delle cose al di là di essi!
  2. Far finta di non vedere che le persone oggi fanno fatica ad interessarsi a ciò che diciamo. Questo perché la predicazione si limita spesso ad un “passaggio di informazioni” slegate dalla vita concreta.
  3. Avere paura di farci vedere bisognosi a nostra volta. La fede non si riduce al compendio del Catechismo! Ed è un cammino che dura tutta la vita. Più di tante formule, ciò che educa è lasciar passare il sorriso di Dio.

(don Marco Scandelli)

 

«Lo avete fatto a me…»

Le opere di misericordia sono una via attraverso la quale fare entrare il Vangelo nel cuore e, sull’esempio di Gesù, amare chi ci sta accanto e si trova in difficoltà. Se misericordia vuol dire dare il cuore a chi è misero (miserere + cor, cordis), sentire nel proprio cuore la miseria dell’altro, mettersi al posto di chi soffre, è necessario trovare dei modi concreti per aiutare le persone più bisognose. La Caritas cerca di farlo, appartiene da sempre al suo operare, rientra nella sua missio; lo fa aiutando le persone che a lei si rivolgono e i beneficiari sono aumentati, dal 2010, di oltre il 100% (nel 2014 ne sono stati registrati 3.071). Le richieste maggiori riguardano i viveri, il vestiario e i sussidi economici. Nel corrente anno sono stati distribuiti più di 5.000 “pacchi-viveri”, 40.000 kg di derrate alimentari provenienti dal Banco Alimentare e alimenti per una spesa complessiva di 34.000 euro. La “sportina” è solo una modesta, anche se necessaria, risorsa che non può supplire alla mancanza di lavoro, alla malattia o a situazioni di grave disagio. Rilevanti sono i problemi economici delle famiglie e riguardano principalmente l’affitto, le bollette, i debiti. Per questo la Caritas è intervenuta economicamente, sostenendo i progetti straordinari presentati dai CdA in diocesi (€ 22.700), erogando contributi per sostegno alla vita (€ 14.000), per spese sanitarie (€ 1.250), per l’acquisto di materiale scolastico e dotando le Caritas parrocchiali di un fondo (€ 42.830) per la gestione dei propri servizi. Ha inoltre stanziato la somma di € 33.000 per la gestione del Microcredito e della Casa di Prima Accoglienza a Secchiano. Attraverso il progetto Fondo Lavoro ha facilitato l’inserimento lavorativo di 6 persone e con prestazioni di lavoro accessorio ha dato la possibilità ad altre 13 di sostentarsi. C’è una fame di pane, dunque, a cui rispondere con tutte le iniziative di solidarietà e di superamento delle inequità che segnano il vivere umano, ma contemporaneamente c’è una fame di senso, una fame di parola che significa una fame di relazioni, senza le quali la vita dell’uomo rischia di essere una “non vita”. Non basta avere lo stomaco pieno. È necessario sapere perché vivere, per chi vivere. Questo significa avere fame di senso, fame di parola, fame di significato da dare alla vita. Che cosa è pane, che cosa è nutrimento per gli uomini, di che cosa si nutrono? E qui la Caritas è chiamata a svolgere la sua funzione pedagogica. Compito non facile, ma da eseguire, se vogliamo essere i soggetti della testimonianza di Cristo. (Giovanni Ceccoli)