Diocesi di San Marino - Montefeltro


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Quello che i giornali non hanno scritto sulla visita di Benedetto XVI a San Marino


18/07/2011
Una «piccola enciclica» per i giovani

di Vincenzo Sansonetti


A leggere cronache e commenti sulla visita del Papa domenica 19 giugno alla diocesi di San Marino-Montefeltro (che comprende l’antica Repubblica e un «pezzo» di Italia, diviso tra Romagna e Marche), sembra che Benedetto XVI si sia preoccupato soprattutto del lavoro giovanile, lanciando l’accusa: «Troppi giovani precari». In realtà Ratzinger - che non ricorre ad accuse, semmai a riflessioni articolate - non ha usato la frase posta tra virgolette (basta rileggere i suoi discorsi sul sito vaticano). E ai giovani, incontrati a migliaia la sera nella piazza di Pennabilli, sede del vescovo monsignor Luigi Negri, ha rivolto parole ben più alte e profonde, non riprese dai mass media. E’ riemersa così la solita cattiva abitudine, lo si è visto anche per i referendum, di far dire al Papa solo ciò che fa comodo, o che corrisponde a uno sguardo limitato, magari facendo entrare il Santo Padre a forza nel dibattito politico italiano. Salvo trascurare altri passaggi più scomodi (per esempio sulla tutela della vita umana fin dal momento del concepimento e sulla difesa della famiglia tradizionale).
Il giorno dopo, lunedì 20 giugno, sulle colonne del Giornale, Magdi Cristiano Allam metteva in guardia dal rischio di ridurre eventi come le visite papali a fenomeni mediatici, superficiali, che non colgono la presenza del Pontefice come possibilità di crescita nella fede per il popolo cristiano. Proviamo brevemente, partendo proprio dallo spazio dedicato ai giovani, a cogliere il significato di un viaggio che è andato oltre i confini della diocesi visitata. Le parole chiave usate da Benedetto XVI sono state «precarietà» (unita a «inquietudine»), «esperienza» e «libertà».
E’ nell’omelia della messa celebrata la mattina allo stadio di Serravalle che il Papa ha usato il termine «precarietà» (non precari). Anzi: «molteplici precarietà» che condizionano i giovani. Ai primi posti «quella del ruolo sociale e della possibilità lavorativa», certo, ma ce ne sono anche altre, legate alla «crisi di non poche famiglie, aggravata dalla diffusa fragilità psicologica e spirituale di coniugi». Concetti ripresi e ampliati nel discorso del pomeriggio davanti ai Capitani reggenti e al governo di San Marino. «Le giovani generazioni» sono da considerare tra «le fasce sociali più deboli» - ha rilevato Ratzinger - perché «facilmente esposte al disorientamento, a situazioni di autoemarginazione e alla schiavitù delle dipendenze». Responsabili le realtà educative, che «faticano a dare ai giovani risposte adeguate», ma soprattutto la famiglia. «Venendo meno il sostegno familiare [i giovani] si vedono precluso un normale inserimento nel tessuto sociale. Per questo è importante riconoscere che la famiglia, così come Dio l’ha costituita, è il principale soggetto che può favorire una crescita armoniosa e far maturare persone libere e responsabili, formate ai valori profondi e perenni».
A Pennabilli Benedetto XVI ha invitato i giovani a prendere coscienza della «sana e positiva inquietudine» che li pervade, ponendosi con coraggio «le domande fondamentali sul senso e sul valore della vita». Senza tuttavia fermarsi a «risposte parziali, immediate», magari «più facili e più comode». Occorre invece imparare «a riflettere, a leggere in modo non superficiale, ma in profondità» la propria esperienza umana. «Cari giovani», ha esortato il Pontefice, «l’esperienza umana è una realtà che ci accomuna tutti, ma ad essa si possono dare diversi livelli di significato. Ed è qui che si decide in che modo orientare la propria vita e si sceglie a chi affidarla e a chi affidarsi. Il rischio è sempre quello di rimanere imprigionati nel mondo delle cose, del relativo, dell’utile, perdendo la sensibilità per ciò che si riferisce alla nostra dimensione spirituale. Non si tratta affatto di disprezzare l’uso della ragione o di rigettare il progresso scientifico, piuttosto di capire che ciascuno di noi non è fatto solo di una dimensione “orizzontale”, ma anche “verticale”».
Ha poi aggiunto: «Non temete di affrontare le situazioni difficili, i momenti di crisi, le prove della vita, perché il Signore è con voi!». La libertà è autentica «quando è orientata al bene» e solo la novità di Cristo «può cambiare le relazioni, le istituzioni, le strutture, per costruire un mondo più giusto e solidale, animato dalla ricerca del bene comune», senza cedere a «logiche individualistiche ed egoistiche». E qui Papa Benedetto ha elencato una serie di giovani santi da seguire come esempio, assolutamente lontani dai canoni del mondo in cui viviamo e politicamente non corretti: santa Teresa del Bambin Gesù (vissuta 24 anni), san Domenico Savio (morto nemmeno quindicenne), santa Maria Goretti (morta martire a meno di 12 anni), il beato Pier Giorgio Frassati (morto a 24 anni), il beato Alberto Marvelli (morto a 28 anni).
Nella convulsa domenica di Pontida, dello sventolio dei fazzoletti verdi e dell’orgoglio padano, che non ha portato elementi di chiarezza e di distensione nel convulso panorama politico italiano, le misurate parole del Papa a San Marino e nel Montefeltro – tra lo sventolio dei fazzoletti bianco-gialli del Vaticano - hanno costituito una «piccola enciclica per i giovani». Che indica una direzione e un cammino di speranza per tutti.



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