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Press / Rassegna Stampa



Il Vescovo ci invita a leggere questo articolo pubblicato il giorno 2 Aprile a pag. 1 del Il Foglio


04/04/2009
Niente moratoria per l'embrione

Lo strano umanitarismo della Corte
Niente moratoria per la vita uma¬na embrionale. Vedremo in base alle motivazioni come hanno ragiona¬to, i giudici costituzionali che hanno stravolto ieri la legge sulla feconda¬zione artificiale o medicalmente assi¬stita varata dal Parlamento italiano nel 2004 e confermata dal fallimento del referendum abrogativo voluto dal fronte laicista nel 2005 (meno di un quarto degli elettori si convinse a vo¬tare "sì" all'abrogazione della legge 40). Per ora sappiamo ciò che hanno deciso. La cura dell'embrione uma¬no, il divieto di produrlo in numero esorbitante, di crioconservare gli avanzi della produzione per poi la¬sciarli deperire o distruggerli a sco¬po di ricerca, non è in cima ai pensie¬ri dei componenti la suprema corte. Del bilanciamento tra la salute di una donna e i diritti esistenziali del¬la vita da lei concepita in collabora¬zione tecnico-spirituale con un uomo, l'alta magistratura che si occupa del¬la conformità delle leggi alla Costitu¬zione sembrerebbe infischiarsene.
Il ginecologo Carlo Flamigni ha detto che giustizia è fatta. In effetti, posto che gli embrioni umani siano qualcuno e non qualcosa, il mondo specchiato dell'umanitarismo amora¬le, contrario alla pena di morte, ora consentirà che in nome del presunto benessere femminile al miliardo di aborti di questi trent'anni si aggiun¬gano un numero molto alto di vite umane embrionali giustiziate. Si chiama giustizia. Si chiama progres¬so. E' probabile inoltre che la sovrap¬produzione di embrioni consenta di estendere anche al nostro paese e ai suoi laboratori la deriva eugenetica in atto nel mondo, e che la razza ven¬ga selezionata, tipizzata seconde i no¬stri desideri, con tutti gli scarti e le soppressioni necessarie a un corret¬to funzionamento dell'ingegneria bio¬genetica del mondo nuovo.
Qui la sfera privata e l'autodeter¬minazione non c'entrano. Qui è in gioco la determinazione del destino altrui, della vita evocata e poi negata mediante atti tecnici di fabbricazio¬ne amorale della vita umana, espo¬nendo quella sgradita a pratiche di manipolazione e maltrattamento e li¬quidazione dipendenti dal giudizio onnipotente della coscienza umana
libera e della tecnoscienza che amo¬ralmente la forma. Il legislatore ave¬va stabilito, nell'articolo 14 e commi seguenti stravolto per illegittimità co¬stituzionale dalla Corte, che non si possono produrre embrioni a piaci¬mento, per poi abbandonarli al loro destino; bisogna mettere un limite da uno a tre, deciso dalla donna median¬te il consenso informato, e poi il quantum di vita creato (sia uno sia due sia tre) va impiantato perché sia realizzato il suo scopo intrinseco, la nascita di una vita umana già conce¬pita. Non sembra un pensiero così ir¬razionale. Sempre che si sia d'accor¬do nel bilanciare i diritti della perso¬na che concepisce con quelli di una persona concepita.
Le Costituzioni
Rocco Buttiglione ha fatto un'osser¬vazione interessante. Ha detto che a forza di sentenze di conformità costi¬tuzionale che vanno contro i senti¬menti di una parte non indifferente del popolo italiano e dei cittadini di fede cattolica in particolare, si arri¬verà a estraniare dalla Costituzione un pezzo del paese, inducendolo a credere che la Carta non tuteli il cri¬terio della difesa della vita umana in generale, in particolare dalla manipo¬lazione a scopo eugenetico. Purtroppo però è questa la verità effettuale del¬la cosa. Le Costituzioni e le Dichiara¬zioni sono state scritte prima che la vi¬ta diventasse un oggetto manipolabile in laboratorio, prima che si potessero fabbricare i bambini, scartarli per se¬lezione o tipizzarli in ragione dei no¬stri bisogni veri o presunti. All'epoca si potevano fare ed erano stati fatti (e moralmente censurati) esperimenti alla dottor Mengele o comunque ispi¬rati a una visione cosale della vita, ma non seriali e facili, alla portata di ogni famiglia. Non è un caso se abbiamo tentato una battaglia, quella sulla mo¬ratoria per l'aborto, al cui centro c'è l'idea di inserire nelle carte dei dirit¬ti, dalla Dichiarazione Onu del '48 al¬la Carta italiana dello stesso anno, il comma pro vita che recita "dal conce¬pimento alla morte naturale". Forse bisognerebbe ripartire da lì, invece di fare chiacchiere.



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