Diocesi di San Marino - Montefeltro


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APPELLO DEL VESCOVO IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 24 E 25 FEBBRAIO


15/02/2013
E’ la preoccupazione della formazione di un'autentica coscienza cristiana che mi spinge a proporre un itinerario, intellettuale e morale, per questo nostro popolo che è chiamato a un gesto di sostanziale responsabilità nei confronti della società con le prossime elezioni politiche e amministrative.
Un primo richiamo fondamentale, che è desunto dal Magistero di Benedetto XVI e anche dalla prolusione del Cardinale Bagnasco al Consiglio Episcopale Permanente, individua nei principi e valori non negoziabili la sintetica posizione della Chiesa sulle questioni culturali e socio-politiche. La fede e la Legge Naturale contiene una visione dell'uomo e della realtà personale e sociale scandita da alcuni valori fondamentali, la riduzione o la perdita anche di uno solo di questi valori comporterebbe una patologia nella vita della società. Perciò, il primo impegno della comunità cristiana che vive la propria identità, è quello di essere cosciente di questi valori che, come mi è accaduto di dire, non sono un'ideologia astratta. Questi valori sono la coscienza della vita buona che si vive nella comunità ecclesiale, quindi il valore della persona, della sua libertà, della irriducibilità' della persona al puro contesto psico-fisiologico, il rispetto della vita, la difesa della vita contro le varie forme di manipolazione, dalla vita prenatale fino al compiersi della vita fisica, la libertà di creazione della famiglia, di una famiglia unica che nasce dal rapporto uomo – donna, la genitorialità, l'educazione dei figli. Tutto ciò costituisce una costellazione di principi e valori che la fede, necessariamente, comporta e che ogni cristiano porta con sé perché divengano i criteri ultimi di valutazione, da un lato del suo essere autenticamente cristiano, dall'altro criteri che gli consentano di affrontare e di giudicare la vita socio-politica fino alle necessarie scelte di persone o di formulazioni; addirittura per individuare la strada lungo la quale vivere il dialogo, l'incontro, ed eventualmente, la collaborazione per la creazione di una società più giusta, più umana, quindi attivare il bene comune.
Ora, nel tentativo di far interagire questo complesso di principi e valori con una situazione in cui il nostro popolo e la nostra società vivono, mi sembra importante sottolineare, da un lato, che il nostro paese vive una situazione di povertà che negli ultimi decenni non è mai stata sperimentata e della quale solo una generazione anziana come la mia porta la memoria viva e terribile dei primi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. E’ una povertà che sta lentamente invadendo e corrodendo la struttura normale dell'esistenza sociale. Ci sono migliaia e migliaia di famiglie del tutto normali che si trovano a fare, per la prima volta, l'esperienza di una dipendenza da condizioni economiche insopportabili che attengono anche ai bisogni fondamentali: quelli di un'adeguata nutrizione, quelli del vivere in modo dignitoso dentro l'ambiente di casa. Ora è necessario che chi si prepara a gestire il governo della cosa pubblica non sottovaluti, non dico che non nasconda perchè sarebbe delittuoso, ma non sottovaluti il peso di questo grande condizionamento. Non ci sarà l'incremento della vita sociale soltanto per l'incremento delle strutture amministrative, economiche e finanziarie se questa cura per i conti, come si ama dire, non si sintetizza con un'effettiva volontà di quantomeno mettere le condizioni per un superamento di questo situazione. Va anche ricordato che questa situazione esigerà un’ educazione e un cammino morale perchè la povertà non è soltanto un fatto tecnico da risolvere tecnologicamente, la povertà è anche un fatto morale perché sfida la persona ad esprimere quelle risorse fondamentali, prima fra tutte la capacità di sacrificio, che ha consentito alle generazioni precedenti di uscire da situazioni di povertà e di costruire un autentico progresso culturale, politico, economico e sociale.
La seconda osservazione, non meno preoccupante per me, è che mai come in questi ultimi anni appare chiara la fragilità della democrazia del nostro Paese perché certamente sono avvenuti fenomeni inquietanti di dialettica e di contese fra i diversi ordini dello Stato, che la nostra Costituzione ha voluto distinti e, come tali, indipendenti l'uno dall'altro, ovvero aventi ciascuno una propria logica e propri criteri di comportamento. Noi ci troviamo di fronte a una società nella quale alcuni valori fondamentali, come per esempio l'indipendenza della magistratura dalla vita politica e dalla militanza politica, la distinzione fra il potere esecutivo e il potere giudiziario, il potere parlamentare e la Presidenza della Repubblica rischiano di essere mantenuti in un clima di fondamentale equivocità. Il paese ha bisogno che venga rispettato fino in fondo lo spirito sostanziale della Costituzione insieme a tutte le giuste esigenze di ammodernamento; però ci sono alcuni principi fondamentali che, abbiamo visto in modo preoccupato, sono disattesi, quando non apertamente irrisi.
E da ultimo c'è una situazione di immoralismo dilagante che vuol dire che la società, in tutti i suoi livelli, e soprattutto nei livelli di guida dei vari ambiti è gestita da persone che ritengono che tutto sia permesso, tutto sia dovuto. Non esistono regole di comportamento personale e sociale per cui le finanze dello Stato servano al soddisfacimento dei propri interessi particolari, quando non vizi; questo è un qualche cosa che sta diventando come una mentalità recepita. Qualcuno intelligentemente, secondo me, ha equiparato la tragedia della grave situazione del Monte dei Paschi di Siena all'altro grande crac bancario della fine del XIX secolo, ovvero quello della Banca Romana. Ora, vorrei che ci ricordassimo che il crac della Banca Romana ha comportato la dimissione dell'intero Governo di allora e il cambio, dalla sinistra a un ritorno della destra, e il Presidente del Consiglio che fu mandato a casa si chiamava Giovanni Giolitti che ci mise 10 anni a ritornare sulla scena politica. Ora questo immoralismo non si può non vincere, non solo con regole chiare, ma anche con una struttura di carattere normativo decisionale e, addirittura, punitivo che a fronte di certi atteggiamenti deve essere evidentemente attuato. Mi sembra che i cattolici che intendano recuperano l'impianto fondamentale dei principi non negoziabili ed investire in questi valori, nella situazione complessa che io ho sottolineato, abbiano anche gli elementi per individuare, come ha detto il Cardinale Bagnasco, le formazioni di persone valide. Devo dire però con amarezza che le diverse coalizioni sono le meno affidabili, perché di affidabili in senso pieno io non ne conosco e non posso non deprecare, come ho fatto tante altre volte, che la scelta delle persone, affidabili o no, sia stata sottratta alla disponibilità del popolo e che questa costituisce una ferita della nostra democrazia che dovrebbe essere, dal prossimo Governo, qualunque esso sia, sanata.
Pennabilli, 7 Febbraio 2013

+Luigi Negri
Vescovo eletto di Ferrara-Comacchio
Amministratore Apostolico di San Marino-Montefeltro



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