Diocesi di San Marino - Montefeltro


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Lettera Pastorale alle Famiglie della Diocesi in occasione della Quaresima 2010


22/02/2010
Famiglia, diventa quello che sei!
Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, n. 7

Carissimi fedeli della Chiesa particolare di San Marino-Montefeltro, Vi invio questa mia quinta lettera pastorale di Quaresima nel vivo della Visita Pastorale che ho compiuto in oltre la metà delle nostre comunità, ecclesiali e sociali.
La Visita Pastorale è stata ed è, per me, un’esperienza faticosa ma realmente esaltante: è stato ed è un incontro con questo popolo che il Papa ha affidato al mio servizio episcopale. Incontro con tutto questo popolo, nelle sue varie dimensioni di pensiero e di vita: dal cuore profondo della sua intelligenza e della sua affezione, alle espressioni della vita quotidiana, in tutti gli aspetti di grandezza e di miseria, di gioia e di dolore, di salute e di malattia, nelle varie stagioni della vita, dall’infanzia alla maturità ed alla vecchiaia.
Mi sono sentito “atteso” da tutti ed in questa attesa mia e vostra mi sono incontrato con ciascuno di voi e con tutti: e questo incontro è stato ed è per me un’esperienza carica di compassione e di grandissima affezione umana e cristiana.

Il nostro popolo sente con nostalgia il fascino della fede
Il cuore profondo del nostro popolo, sente più che mai vivo il fascino della fede: e ne vive una profonda nostalgia. Nostalgia della fede che, in questi luoghi, ha saputo creare un autentico “umanesimo cristiano”, che si è espresso in una autentica cultura di popolo, in un ethos, quello della carità che è stato ed è ancora ampiamente praticato. Questo umanesimo si è espresso in una produzione artistica e culturale che è ancora il vanto del nostro popolo e rende così “belli” i nostri luoghi di vita e di socialità. Molti, moltissimi (e non solo i più anziani) mi hanno chiesto di aiutarli a rivivere questa grande tradizione di fede e di vita nell’oggi della nostra esistenza; ma per altri, purtroppo molti altri, mi pare che la tradizione sia una pagina chiusa, un fatto “archiviato”.
Nell’incontro con i giovani, nella scuola, negli ambienti della vita quotidiana ho creduto di percepire una fondamentale lontananza dalla fede; la fede ed i suoi valori sembrano essere lontani dal cuore e dalle attese di molti, certamente di troppi.
Troppe volte la fede rimane un fondamento chiuso in sé e, pertanto, inesorabilmente astratto, così la mentalità con cui molti, certamente troppi, vivono è la mentalità di questo mondo, non solo lontana, ma programmaticamente ostile alla fede ed alla Chiesa.

La famiglia
Luogo dove si impara a vivere la fede

Fratelli, mi sento di riproporre anche a Voi oggi il grande invito che san Paolo rivolgeva ai nostri primi fratelli: non vogliate conformarvi alla mentalità di questo mondo (Rom 12,2).
Il luogo in cui questa dialettica quotidiana fra la tradizione e la mentalità laicistica, individualista ed edonista si vive è la famiglia: la questione della famiglia è pertanto questione sostanziale per la Chiesa e per tutta la società, da approfondire teoricamente e soprattutto da vivere praticamente, nella quotidianità della vita.

Il destino della Chiesa legato a quello della famiglia

Questa lettera pastorale è il mio contributo ad affrontare i problemi della famiglia nella sua valenza cristiana e naturale.
Il destino della Chiesa è legato al destino della famiglia ed il destino della famiglia è legato al destino della Chiesa, secondo la potente verità esplicitata dal Concilio Vaticano II che ha riconosciuto la famiglia come Chiesa domestica. La famiglia cristiana rende presente la Chiesa nel mondo, come fatto sociale di vita, di cultura, di moralità, di intrapresa culturale e sociale.
Questa presenza della famiglia cristiana riconosce e valorizza adeguatamente quella realtà di famiglia naturale che, storicamente, ha preceduto l’esperienza della famiglia cristiana e che per millenni è stata l’elemento fondamentale e propulsivo dell’intera vita sociale; per millenni la società e la civiltà, soprattutto la nostra civiltà occidentale, sono nate come fatto ed espressione della presenza della famiglia.
Ora della famiglia, sia cristiana che naturale, la mentalità mondana e la politica che la esprime progettano la definitiva distruzione e pertanto il suo irreversibile superamento.
La famiglia è stata ed è un fattore vivo di radicale contestazione dell’individualismo che domina la vita della società a tutti i livelli.
Per la mentalità che domina questa nostra società alla base della vita sociale c’è l’individuo, che tende ad esprimere la sua vera natura, cioè il suo potere, manipolando tutta la realtà in funzione del proprio benessere. Un individuo che vive la vita come immediata espressione delle proprie capacità di conoscenza e di manipolazione della realtà, anche quella umana, in funzione del proprio benessere individuale.
La famiglia non è, invece, la somma di due individui o la pretesa di un individuo che tenta di imporsi all’altro; la famiglia nasce da un gesto sostanziale di verità e di gratuità. L’uomo appare, nell’orizzonte della coscienza della don­na e viceversa, come una “presenza” carica di promessa e di aiuto a compiere il cammino della propria vicenda uma­na, verso la pienezza del proprio io, per il compimento della propria felicità.
“Mostrami un’amante che sia pur bellissima, a che servirà la sua bellezza se non come un segno dove io legga il nome di colei che di quella bellissima è più bella?” (Shakespeare, Romeo e Giulietta, Atto I, Scena I).
La famiglia nasce da un impegno di persone che tendono a realizzare nel mondo un evento di verità, di libertà, di gratuità e di compassione.
Il Sacramento del Matrimonio conferma il massimo di profondità teorica alle intuizioni ed alle certezze naturali e fornisce quell’aiuto di Grazia che è la presenza sacramentale del Signore risorto, insostituibile sostegno e fondamento di ogni compagnia coniugale.

La famiglia cristiana nasce dal senso del mistero di Dio
Se la famiglia vive della sua verità rappresenta un luogo reale nella società e nella storia, in cui l’individualismo e l’egoismo vengono inesorabilmente contraddetti, non da un’ideologia astratta ma da una esperienza di vita nuova.
La famiglia è un evento di conoscenza e di amore reciproco, che diviene corresponsabilità e dedizione, che si apre alla generazione ed educazione dei figli, in una partecipazione reale e quotidiana alla grande missione della Chiesa, di cui la famiglia cristiana è chiamata ad essere protagonista.
Figli carissimi, questa è la famiglia, che liberamente avete deciso di riconoscere ed attuare fra di Voi nella Chiesa, tanti o pochi anni fa; questa è la famiglia che vi state preparando a riconoscere e ad attuare: una realtà che nasce dal senso del Mistero di Dio o dalla certezza della presenza definitiva di Dio in Gesù Cristo.
Essa, con la sua vita quotidiana, parla di Dio e di Cristo a tutti gli uomini. La famiglia non è la somma di due egoismi che convivono solo per il tempo in cui questi egoismi tentano di assicurare l’uno all’altro un certo benessere, in tutti i campi, da quello affettivo, a quello psicologico, culturale, economico, sessuale ed altro e si scioglie quando questo benessere non può più essere assicurato. Convivenze temporanee e sostanzialmente irresponsabili negano il dinamismo fondamentale della persona, che è la conoscenza e l’amore e quindi minano le basi della società, il suo dinamismo di vita, di verità e di affezione. Le convivenze a tempo, alla mercé cioè dei gusti, degli istinti e delle pretese sono umanamente brutte, come risulta essere brutta la vita di tutti i giorni in questa nostra società, che rifiutando Cristo non riesce a non rifiutare se stessa.
Fratelli, questa è la famiglia, questa è la famiglia cristiana e questa è la radicale contestazione della mentalità individualistica ed edonistica che essa porta con sé. È necessario conoscere l’identità della famiglia ma è altrettanto importante viverla ed attuarla, nella società e nella storia. Nel grande documento sulla famiglia, la Familiaris Consortio al n. 7, Giovanni Paolo II scriveva: Famiglia, diventa quello che sei!
La nostra Chiesa particolare in questo anno 2010 intende assumere una precisa responsabilità nei confronti di tutte le famiglie, aiutandole a diventare quello che sono, assumendo il lavoro quotidiano di attuare nella vita quello che si è celebrato e costituito nel Sacramento.

Per un contributo alla vita delle famiglie

Lungo quali direzioni si muoveranno la vita e l’attività della nostra Diocesi in rapporto alle famiglie?

1. La straordinaria identità della famiglia
La prima direttiva consiste nel richiamare il popolo cristiano alla straordinarietà di questa esperienza di comunione totale, nella cui unità di uomo e donna i coniugi sono chiamati a fare esperienza della presenza di Cristo e dell’appartenenza a Lui.
È necessario aiutare gli sposi, mentre si preparano al matrimonio, a recuperare il valore della sacramentalità del ma­trimonio stesso, cioè del riferimento totale della famiglia a Cristo e della sua apertura alla vita della Chiesa.
Si tratta di riconoscere l’avvenimento di fede e comunione, la fecondità e la laboriosità che contraddicono la logica mondana.

2. È necessaria una educazione
Sia nella fase della preparazione al matrimonio, sia nella vita matrimoniale, occorre fare esperienza di appartenenza alla Chiesa. La famiglia infatti è se stessa perché appartiene alla Chiesa e quindi fa della Chiesa il suo riferimento fondamentale.
Sul piano intellettuale, morale, affettivo, psicologico le famiglie devono sentirsi parte viva della Chiesa e devono riconoscere che la loro vocazione specifica è quella di fare esperienza di Chiesa nella famiglia e di offrire questa stessa esperienza a quanti si accostano.

A) La cultura
Occorre sviluppare una concezione della famiglia come luogo dove i criteri fondamentali della fede si imparano e si approfondiscono, e quindi tendono a costituire una cultura.
La famiglia deve diventare un luogo dove questa mentalità di fede, imparata, viene attuata, giudicando e partecipando alla vita della società con una visione originale.
In questa cultura è fondamentale l’affermazione della sacralità della vita e della sua indisponibilità a tutti tranne che a Dio: il riconoscimento del dovere della paternità e maternità responsabili; la responsabilità educativa nei confronti delle vite nuove fino ad un intervento sociale e politico perché il diritto-dovere fondamentale della famiglia all’educazione venga sempre più riconosciuto ed attuato e non, come ricordava al Convegno di Verona Benedetto XVI, ancora così troppo ampiamente disatteso.

B) La carità
Un rapporto nuovo che scaturisce dal Mistero di Cristo e lega ogni persona ed ogni avvenimento al Suo Mistero. È carità vissuta all’interno della famiglia che la spalanca a riconoscere, accogliere, condividere, tutti i bisogni della società.
Non posso non dire tutto il mio plauso per la grande esperienza di capacità di accoglienza che centinaia di famiglie cristiane mi hanno testimoniato in questi anni; come non posso non ricordare il sacrificio economico sostenuto da moltissime famiglie per la creazione di scuole libere, nelle quali bambini, ragazzi e giovani sono aiutati a conquistare un sapere oggettivo, che li aiuta in modo sostanziale al compimento della loro personalità.
È la fecondità della famiglia cristiana che non si è concepita individualisticamente, ma ha fatto vibrare nel quotidiano della sua esperienza l’amore all’uomo di questo tempo, nella capacità di condividerne i bisogni e le difficoltà.

C) La missione
La famiglia deve concepirsi, obiettivamente, nell’orizzonte della missione cristiana, servendo la missione della Chiesa, avendo come orizzonte, nel particolare, l’universale, secondo la grande intuizione di Pio XII: «Le prospettive universali della Chiesa sono le dimensioni normali della vita del cristiano» (Cfr. Fidei Donum).
Figli carissimi, ci aspetta un grande compito: le famiglie della nostra Diocesi (sia chi si prepara al matrimonio, sia chi lo vive, da poco o tanto tempo, come comunione di gioia e fatica) devono sentirsi potentemente richiamate alla verità e gratuità della loro identità, per attuarla con tutta l’intelligenza e il cuore di cui sono capaci, perché è attraverso la testimonianza della famiglia cristiana che il mondo può capire che cosa sia il Mistero di Cristo e come esso cambia il cuore e la vita degli uomini.
Mi permetto di suggerire alcune occasioni e strumenti da tenere presenti in questo lavoro. È necessario valorizzare la catechesi delle famiglie; occorre favorire tentativi di “compagnia tra le famiglie” che costituiscano il luogo dove il vissuto quotidiano è messo in comune e, perciò, reso più vivibile; occorre usare adeguatamente i mezzi della comunicazione sociale, soprattutto quelli cattolici, per una presenza sempre più incisiva nella società, con particolare riferimento alla realtà della scuola. Ricordo a tutto il clero la grave responsabilità di comunicare al nostro popolo questa lettera pastorale e di curare tutto il lavoro di comprensione e di attuazione che mi auguro ne scaturisca.
Alla Beata Vergine delle Grazie, che dal lontano 1489 veglia maternamente sulla vita del nostro popolo, affido con umiltà e con tanta fiducia questa lettera pastorale, ma soprattutto il suo accoglimento e la sua attuazione nella vita di tutte le famiglie della nostra Diocesi.
Tutti benedico di cuore e a tutti chiedo preghiere per il mio servizio episcopale, per il bene e la prosperità di questa nostra antica, ma sempre viva comunità ecclesiale.

Pennabilli, gennaio 2010



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