Diocesi di San Marino - Montefeltro


Sommario:



Menù di Navigazione:



Voi siete qui:
Cultura - Museo / Convegni



Riceviamo da una nostra collaboratrice una riflessione a margine del convegno svoltosi recentemente a San Marino su “Questioni bioetiche di fine vita. Il caso Englaro tra medicina e bio-diritto”.


13/01/2009
Mons. Vescovo ritiene importante l'argomento trattato nell'articolo che segue e ci invita alla lettura.

AMARE LA VITA SINO ALLA FINE
Amare la vita significa anche non negarla ad alcuno, ma sostenerla e proteggerla sempre.
E quale viaggio, se non la vita di ogni uomo, ha bisogno di luoghi e persone che ne accompagnino l’ultimo tratto perché proprio al termine non si smarrisca il senso di quello che è stato l’intero corso dell’esistenza?

“Questioni bioetiche di fine vita. Il caso Englaro tra medicina e bio-diritto”: questo è il titolo dell’incontro organizzato, il 12 dicembre scorso, dal Comitato VITA SCIENZA RAGIONE di San Marino, in collaborazione con varie associazioni e centri che operano in ambito culturale e solidale. Relatori della serata il Dott. Paolo Marchionni e il Dott. Antonio Polselli. Il primo è un medico legale dell’Azienda sanitaria di Pesaro, che da tempo si interessa di queste tematiche e il secondo è un medico oncologo, coordinatore del Comitato Scienza e Vita della Provincia di Rimini.

In considerazione dell’enorme eco che ha suscitato la drammatica vicenda di Eluana Englaro, in presenza di una informazione giornalistica spesso superficiale e perlopiù interessata all’aspetto cronachistico dei fatti, avendo ben presente che tutto ciò che attiene alla vita umana è un valore fondamentale che va promosso e difeso sempre e comunque, il Comitato ha voluto dedicare questo momento pubblico alle tematiche di fine vita con l’intento di offrire maggiori informazioni, di approfondire la riflessione e di ricercare un serio confronto.

Tutti i temi legati alla vita umana (la procreazione, la nascita, l’aborto, l’eutanasia, la morte ecc.) sono particolarmente delicati, importanti e impegnativi perché attengono al bene più prezioso che l’essere umano possiede, cioè la sua propria vita, pertanto non vanno mai affrontati con la superficialità e la faciloneria di chi vorrebbe ridurre tutto il discorso ad un esercizio individuale di pseudolibertà. Di fronte al caso Englaro non dobbiamo dimenticare la drammaticità e la sofferenza della situazione in cui si trova Eluana e la sua famiglia e ogni nostra riflessione non deve contenere elementi di giudizio sulle persone. Questa infatti è stata la doverosa premessa della serata.

Noi dobbiamo cercare la verità aldilà del frastuono mediatico e della confusione, a volte creata ad arte da chi non vuole che la nostra volontà di conoscere si faccia esigente e la nostra riflessione diventi troppo profonda. In questa ricerca ci ha aiutato il dott. Marchionni avendoci illustrato alcuni concetti e fornito alcune informazioni che, da una parte, ci hanno fatto capire i cambiamenti avvenuti, nell’ambito della cultura e del diritto, relativamente al valore dato alla vita e dall’altra ci hanno mostrato come nell’esperienza concreta il testamento biologico non abbia trovato, diciamo così, una tranquilla e serena applicazione.

Fino a pochi decenni fa si consideravano l’inizio e la fine della vita come ambiti che non appartengono alla volontà dell’uomo e questa verità era accolta dalla società tutta, tant’è che, all’indomani del secondo conflitto mondiale, nel codice di Norinberga gli estensori sentono l’esigenza di inserire una parte che tratta di ciò che può essere fatto sull’uomo prigioniero dal punto di vista della medicina. In tempi più recenti la vita umana non è più un bene inviolabile e la dignità della persona umana non è più un valore non misurabile. E la misura di tutto, dell’inizio o della fine della vita, è la nostra libertà individuale, quella espressa o anche quella presunta, come nel caso di Eluana: l’ultima sentenza del Tribunale di Milano presume di aver definitivamente accertato la volontà espressa da Eluana, 16/17 anni prima e in condizioni di buona salute, di non voler vivere in quelle condizioni. In California, dove il testamento biologico è stato introdotto nel 1974, l’esperienza ha dimostrato che il testamento viene cambiato molte volte nel corso del tempo e ciò dimostra che è fondamentale che la volontà sia attuale e, soprattutto, che sia espressa.

Un altro aspetto importante da considerare in questo caso specifico è che Eluana non è ammalata, cioè non viene curata per una precisa malattia, per cui potremmo trovarci dinnanzi ad un caso di accanimento terapeutico, ma viene semplicemente alimentata, quindi, sospendendo l’alimentazione e l’idratazione, morirebbe di sete e di fame e non senza dolore, come viene sostenuto da certa stampa. Infatti, e guarda caso, la citata sentenza dispone che i sondini devono essere staccati in un hospice e devono essere usati farmaci antidolorifici.

Andando oltre gli aspetti specifici di questo caso, la domanda è: quando la vita di Eluana - e di tutte le Eluane del mondo - ha smesso di essere vita degna di questo nome? Eluana ha smesso forse di essere una persona? E quando? Oggi consideriamo solo il valore di essere in grado di costruire se stessi, svincolati dalle tradizioni e con la capacità di essere artisti della propria vita. Oggi vogliamo che la medicina ci guarisca e offra soluzioni ai nostri desideri. Oggi vogliamo che la sofferenza e il dolore siano banditi dalla nostra realtà. Oggi abbiamo separato la vita dell’uomo dal suo fondamento e dal suo senso. Il Mistero dell’origine della vita, della sua trascendenza non trova più posto nelle nostre realtà quotidiane e ancor meno in quelle di dolore, di sofferenza e di fine vita. Anche di questo ci ha parlato il dott. Polselli. E allora, quando umanamente non c’è più niente da fare, quando la medicina non può offrire altre risposte, quando vivere accanto al malato grave è insostenibilmente pesante, quando per la società è anche economicamente oneroso, è giusto staccare la spina o il sondino, allora è giusta l’eutanasia. E un caso umano tragico diventa una bandiera ideologica utilizzata per sostenere giuridicamente e culturalmente l’eutanasia. Il dott. Polselli ci ha poi illustrato la legislazione olandese sull’eutanasia e la sua applicazione, nella quale questa volontà di autodeterminazione trova un riconoscimento a livello pubblico. Ma, come ha detto il dott. Polselli, ciascuna vita umana vale per se stessa e questo pone un conflitto fra il valore dell’autodeterminazione e quello intrinseco della vita. In sostanza io posso anche avere, in determinate situazioni o in determinati momenti, il desiderio di morire, ma nessuno ha o può avere il dovere di uccidermi.

Questa è stata la conclusione della serata, che ci ha fornito molte più informazioni e spunti di riflessione di quanto qui riportato: la vita contiene sempre una promessa di bene. C’è sempre qualcosa di più rispetto a quello che si vede. Allora, interrogandoci, dobbiamo andare oltre all’apparenza, dobbiamo valicare l’umano per cercare la risposta nel Mistero che ha generato la nostra vita e al quale apparteniamo.

Loredana
Comitato VITA SCIENZA RAGIONE



Altre news


Pagina:
 1  2 







Torna all'inizio pagina