Diocesi di San Marino - Montefeltro


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Assedio alla Rocca, di Chiara Sirianni.


16/06/2010
Tempi n. 23, 16 giugno 2010
[http://www.tempi.it/interni/009285-assedio-alla-rocca]
Dopo lo scudo fiscale e le richieste di trasparenza di Tremonti, l’economia di San Marino è sull’orlo del baratro. Il ministro delle Finanze del Titano: «Non criminalizzateci ora che stiamo cambiando»

ANCHE I TITANI PIANGONO. Almeno stando a quanto sta accadendo in questi giorni alla repubblica più piccola del mondo, poco più di un puntino arroccato a trenta chilometri da Rimini. Un puntino che fino a ieri era un paradiso fiscale e un centro economico finanziario competitivo. Un mondo dorato che oggi, all’improvviso, si ritrova paralizzato e disperato. Alla doppia crisi, economica e conseguente a conflitti interni alle istituzioni, che da tempo attanaglia San Marino, si è aggiunto infatti un altro punto di difficoltà: quello dei rapporti con l’Italia.
A rappresentare il colpo più duro per il sistema un decreto approvato dal governo italiano lo scorso marzo, che prevede che ogni operazione commerciale con San Marino debba essere comunicata all’Agenzia delle Entrate. Sono 35 i milioni di euro di imposte (Iva) evase tramite le triangolazioni con San Marino che il ministero dell’Economia italiano ritiene plausibile incassare a partire dal luglio 2010, giorno dell’entrata in vigore del dl. Il calcolo è contenuto nelle relazione che accompagna l’ormai temutissimo “decreto incentivi”, che stabilisce l’obbligo di segnalazione di tutte le operazioni di import-export effettuate con i paesi inseriti nella black list di via XX settembre. E secondo la relazione San Marino risulta essere nelle due liste nere stilate nel 1999 (persone fìsiche) e nel 2001 (società). Con le nuove norme qualunque azienda che intrattenesse rapporti con San Marino entrerebbe nel mirino del fisco. È facile immaginare il terremoto che la notizia ha provocato in un’economia così strettamente connessa a quella italiana. Per non parlare delle durissime parole del ministro dell’Economia italiano Giulio Tremonti, che ha precisato che «la Repubblica di San Marino resterà ad ogni effetto nella black list italiana fino a quando non saranno formalmente e sostanzialmente in vigore tutte le norme necessarie per integrare gli standard internazionali legali, fiscali, antiriciclaggio, eccetera». E quell’“eccetera” è diventato un vero e proprio incubo per chi teme che l’asticella delle pretese italiane si alzi sempre di più. Scatenando il panico.
È chiaro che nel mirino di Tremonti c’è un sistema che presenta non poche anomalie. Una tra le tante è l’anonimato societario: sono 141 le società anonime senza alcun dipendente di cui 82 “attive” nel settore dei servizi, 19 nel commercio, 21 nell’industria e 11 nel credito e assicurazioni. Purtroppo però la stretta del ministero dell’Economia italiano finisce, per forza di cose, per colpire anche l’economia “sana”. Quella di chi lavora onestamente, alla larga da zone d’ombra, e produce reddito pulito. Attualmente ci sono 140 aziende in difficoltà, 2.218 lavoratori cassaintegrati e 1.700 iscritti nelle liste di collocamento. Di questi, 700 non hanno alcuna occupazione, 1.000 sono invece i lavoratori saltuari o con contratto a termine. Il triste primato spetta all’Alfa Lum, azienda d’infissi in alluminio, con 60 posti di lavoro in bilico. Raffica di licenziamenti e dimissioni (forzate, secondo i sindacati) anche all’interno del Gruppo Biholding-Karnak. E la lista delle aziende in crisi nella Repubblica di San Marino diventa ogni giorno più lunga. Il sito di informazione San Marino Oggi riporta notizie allarmanti su due società: Cammax-Fassi di Serravalle e Spazio con sedi a Montegiardino e a Faetano. La Cammax opera nel settore del fitness. I dipendenti sono 40. Si starebbe per ridurre l’organico di 15 unità. La Spazio ha 10 dipendenti. Avrebbe lavoro solo per 5. Piero Tonelli, imprenditore, ha riassunto bene il clima di questi mesi, facendosi portavoce del pensiero di molti quando ha dichiarato in un’assemblea di categoria: «Siamo come un paracadutista che si sta schiantando al suolo. E davanti a morte sicura, ancora discutiamo se accettare o meno il diktat dell’Italia». Effettivamente il non accettare le condizioni poste dall’Italia implicherebbe una condanna alla black list permanente. Viceversa acconsentire allo scambio automatico di informazioni bancarie vorrebbe dire normalizzare completamente i rapporti con Roma al prezzo di uno tsunami nel settore bancario.

La politica e il dialogo con Roma
Allarmate e scomposte le reazioni della classe politica sammarinese, sospesa tra la paura di perdere una sovranità dai risvolti molto convenienti e il disappunto per un dialogo in molti momenti impossibile con le istituzioni italiane. Chi ha sempre tessuto la tela del cruciale rapporto con Roma e in particolare con Tremonti è Pasquale Valentini, segretario alle Finanze del Titano (il corrispondente del nostro ministero dell’Economia), che ha dato piena disponibilità a negoziare i confini del segreto bancario, pur specificando a Tempi che l’obiettivo «è quello di combattere le distorsioni, ma anche di difendere le nostre peculiarità fiscali». Valentini ammette che la crisi occupazionale in corso ha di molto accelerato la trattativa col governo italiano. Complice l’emergenza, infatti, e spinti dalla necessità di uscire il più presto possibile dalla black list, le forze politiche del Consiglio Grande e Generale (il corrispettivo del nostro Parlamento) si sono dimostrate finalmente coese, e hanno votato all’unanimità un “pacchetto trasparenza”.
Sono state approvate quindi una serie di riforme fiscali e tributarie, che se arriverà il via libera italiano, dovrebbero permettere a San Marino di iniziare un cammino di rinnovamento. Partendo dalle basi. Al momento San Marino ha poco più di trentamila abitanti e 13 banche. Con 60 filiali: vale a dire una filiale ogni 500 persone. «Tutto il sistema bancario è sicuramente stato messo a dura prova dallo scudo fiscale: è evidente che il segreto bancario era un asset sul quale poggiava una parte importante della raccolta. Ora ci sarà un riassetto di tutto il sistema, e molto probabilmente le filiali verranno ridotte di numero», spiega Valentini.
L’opinione pubblica, nel frattempo, è divisa. Da un lato c’è Sinistra Unita (alleanza politica all’opposizione) che ha parlato dell’Italia di Tremonti come di un “falso nemico”, e ha puntato il dito sulla preponderanza dei potentati affaristici e finanziari, colpevoli di aver condannato il paese al disastro economico. È la linea di chi sostiene che questa situazione di emergenza rappresenti, di fatto, l’ultimo treno per recuperare il primato della politica. Dall’altra parte, c’è chi accusa l’Italia di accanimento senza giusta causa e di voler segretamente ridurre a una sorta di protettorato un ministato che in fondo rispettava le norme Ocse. «Credo che entrambe le visioni portino fuori strada», taglia corto Valentini. «Di fatto San Marino ha certamente avuto uno sviluppo molto forte, senza che contemporaneamente nascessero delle contromisure e fossero fatti adeguati controlli per governare questi fenomeni. Mi riferisco a situazioni nate altrove, ma che spesso hanno trovato un terreno fertile nella Repubblica di San Marino. Ed è necessario fare autocritica. È altrettanto vero che dal 2008, dall’adozione della legge contro il riciclaggio, abbiamo iniziato un percorso: volenterosi a essere un sistema economico capace di stare all’interno di un quadro di regole scelte e concordate. Capisco la necessità che l’Italia ha di ricevere segnali credibili da parte nostra. Capisco anche il clima generale di diffidenza, perché in passato non abbiamo dato una testimonianza altrettanto determinata. Però San Marino sta cambiando. E vogliamo che l’Italia riconosca questa svolta, e che ci accompagni nel corso di questo cambiamento. Perché, come tutti i cambiamenti, non sarà affatto semplice».

Chiara Sirianni

Intervista a Mons. Negri
[http://www.tempi.it/interni/009286-negri-punire-i-disonesti-non-significa-mettere-ginocchio-un-intero-popolo]
Per Negri «punire i disonesti non significa mettere in ginocchio un intero popolo»

«Se salta questo Stato non saltano soltanto i disonesti che si sono arricchiti salvaguardando i loro interessi, ma salta il benessere di un intero popolo». Così a Tempi don Luigi Negri, dal 2005 vescovo della diocesi di San Marino-Montefeltro, commenta la crisi che sta investendo il Titano. «Parlano di misure correttive. Ma che nel giro di pochi mesi vengano chiuse gran parte delle aziende, che i frontalieri vengano bruscamente rimandati a casa, che la gente scoppi a piangere di fronte agli sportelli bancari, non mi sembra affatto positivo, dal punto di vista economico e sociale. Certo, escludo un accanimento da parte italiana. Mi limito ad osservare che la pressione che oggi viene esercitata su San Marino non mi sembra tesa a un’evoluzione positiva. Spero di sbagliarmi». Ciononostante, questo annus horribilis - rilancia il monsignore - potrebbe rappresentare un’opportunità per inaugurare una fase nuova, a livello storico e culturale: «In passato sono stati fatti molti errori, ma è tempo di cambiare. Conosco molte persone che, trasversalmente, si stanno prendendo carico dei problemi di sistema con competenza e responsabilità. Credo che ora tocchi alle istituzioni italiane e internazionali cogliere il senso di questi sforzi». [cs]



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