Dodici mesi di grazia e di grazie

Non si devono confrontare fra loro l’Anno Santo del 2000 con l’Anno Santo della Misericordia. Il primo fu un Anno ordinario per scadenza temporale, ma straordinario per l’impatto che ha avuto, coincidendo con il bimillenario dalla nascita di Cristo:una cifra tonda!
San Giovanni Paolo II fu il grande “trascinatore” verso Cristo.
L’Anno Santo della Misericordia è straordinario perché inatteso e fuori dalla scadenza venticinquennale.
Può darsi possa risultare meno “spettacolare”, ma non meno intenso.
È stato voluto da papa Francesco per indirizzare l’umanità di oggi, così tormentata, verso la misericordia di Dio: non “tuoni e fulmini”, ma braccia spalancate!

Giubileo è il nome che qualifica ogni Anno Santo. Il termine deriva da “Jobel”, lo strumento musicale – un corno – col quale, nell’antico Israele, si inaugurava un anno speciale.
In Israele, infatti, ogni cinquantesimo anno era consacrato a Dio e comprendeva il condono dei debiti e la reintegrazione degli esclusi.

La tradizione del Giubileo della Chiesa Cattolica fu iniziata dal papa Bonifacio VIII nel 1300. Ci sono alcuni segni che esprimono la gioia, la bellezza e la carica di rinnovamento che scaturiscono dal Giubileo: la porta santa, il pellegrinaggio, l’indulgenza, le opere di misericordia.

L’Anno Santo si aprirà a Roma l’8 dicembre 2015 in collegamento con la solennità dell’Immacolata; una data significativa: dinanzi alla gravità del peccato, Dio risponde con la pienezza del perdono, «nessuno può porre un limite all’amore di Dio che perdona» (MV 3).

In diocesi l’Anno Santo inizierà la domenica successiva, il 13 dicembre 2015, terza di Avvento, con l’apertura della Porta della Misericordia nella Cattedrale di Pennabilli (ore 16) e poi, il 20 dicembre (ore 10,30) nella Cattedrale di San Leo. Altre Porte della Misericordia verranno aperte in luoghi cari alla spiritualità del nostro popolo. L’8 dicembre è pure il cinquantesimo anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II, un evento che segna l’inizio di un nuovo percorso nella storia della Chiesa, soffio dello Spirito, voluto per annunciare, in modo nuovo, il Vangelo di sempre: «Tutta questa ricchezza dottrinale è rivolta in un’unica direzione: servire l’uomo. L’uomo, diciamo, in ogni sua condizione, in ogni sua infermità, in ogni sua necessità» (Paolo VI, Allocuzione, 7 dicembre 1965).

La prima opera commessa a chi accoglie l’invito giubilare è la fede nella misericordia di Dio e il cammino verso l’umanità bisognosa: «Andare incontro ad ogni persona portando la bontà e la tenerezza di Dio» (MV 5).

L’anno giubilare si concluderà il 20 novembre 2016, solennità di Cristo Re. La misericordia non è debolezza, ma piuttosto la qualità dell’onnipotenza divina. Misericordia è uno dei nomi di Dio nell’Antico Testamento. Nome che torna frequentemente nei Salmi (103, 3-4; 146, 7-9; 147, 3.6 e tutto il Salmo 136 dove ricorre come ritornello eterna è la sua misericordia).

Immaginiamo di essere di fronte ad un grande specchio: i volti si riflettono come sono in verità. Di fronte ad uno specchio si può peccare di vanità, ma più spesso si resta delusi. Le nostre comunità allo specchio prendono coscienza di come sono: peccatrici e “circondate di infermità”. La liturgia le mette in ginocchio ogni domenica e le fa gridare: «Signore pietà!», prima di celebrare i divini misteri. Solo dopo una sincera presa di coscienza può nascere un autentico pentimento, indispensabile pedagogia che fa riferimento alla verità della nostra condizione umana profondamente segnata dal peccato. Oggi si è poco disposti a sentirsi peccatori. E noi?