I Stazione: Monastero di Santa Chiara Valdragone

2 gennaio

La prima stazione giubilare guidata dal Vescovo sarà al monastero di Santa Chiara in Valdragone (RSM).
I fedeli si raduneranno presso il vicino Santuario del Cuore Immacolato alle ore 20.45 e scenderanno processionalmente al monastero delle Clarisse cantando le litanie dei Santi. In chiesa, insieme alle preghiere, si terrà una Lectio Divina sulla prima delle opere di misericordia: dar da mangiare agli affamati.
Entrando nella chiesa vi sarà una lieta sorpresa: in preparazione alla Giornata Mondiale dei Giovani saranno “ospiti” due segni importanti della nostra spiritualità: una copia del Crocifisso di San Damiano di Assisi e una copia della Madonna di Loreto. Un invito caloroso a pregare per i nostri giovani e ad accompagnarli, fin d’ora, nel loro cammino verso Cracovia 2016.

Il Giubileo della Misericordia sarà ritmato nella nostra diocesi da 12 stationes, cioè da 12 appuntamenti a cadenza mensile che vedranno i fedeli radunarsi con il Vescovo Andrea – il primo sabato di ogni mese, a partire dal 2 gennaio  – in chiese o luoghi particolarmente significativi per la spiritualità del nostro territorio. Si tratta di un’iniziativa che può apparire insolita ma, in realtà, la pratica delle stationes ha origini antichissime nella Chiesa di Roma, da dove si diffuse poi in tutta Europa, come nell’Africa del Nord, a Milano, a Ravenna, in Germania e in Gallia. Il primo documento storico ufficiale risale alla fine del V secolo, ma questa pratica è già citata da alcuni Padri della Chiesa.

Che cos’è dunque la statio?

La parola latina riprende la terminologia   militare, come sottolinea sant’Ambrogio, e ci rimanda all’immagine della sentinella che vigila nell’accampamento. Per questo, tale usanza nasce anzitutto nell’ambito del percorso penitenziale della Quaresima (si parla allora di stationes quaresimali), essa è tuttavia praticata anche in preparazione alle celebrazioni solenni di alcuni santi e martiri: Pietro e Paolo, innanzitutto, poi Lorenzo, Agnese, Cecilia. Concretamente infatti, la statio era l’incontro della comunità cristiana che si radunava presso le antiche parrocchie o i santuari dove erano sepolti i martiri. All’inizio le stazioni erano sempre presiedute dal vescovo: a Roma dal Papa, nelle altre diocesi dai rispettivi vescovi. Il Papa si recava nella chiesa vicina a quella stazionaria, lì si recitava la “colletta”, cioè la preghiera di riunione, e quindi si formava la processione che, al canto delle litanie dei santi, giungeva alla chiesa stazionaria dove si partecipava a una veglia di preghiera. Questo avvenne fino all’esilio avignonese (1309), a causa del quale si verificò una decadenza delle pratiche liturgiche compresa la liturgia stazionale. Da allora viene ripresa in alcuni momenti, ad esempio con San Carlo Borromeo e col papa San Pio V, ma vive alti e bassi, anche perché non sempre il Papa vi partecipa. Dal 1870 a Roma le stationes non ebbero più luogo fino al primo ‘900 quando riprendono vigore ed anche il Papa partecipa alla prima statio, quella che ora si svolge a Santa Sabina, il Mercoledì delle Ceneri. Da questi cenni storici emerge chiaramente come la pratica della statio sia non solo molto antica, ma anche assai ricca di significati. Il convenire della comunità con il suo vescovo manifesta la Chiesa che vigila in attesa del ritorno dello Sposo; la processione alla chiesa stazionaria cantando le litanie dei santi ci ricorda che siamo un popolo in cammino sulla via della santità; la dimensione penitenziale di questa pratica ci prepara a ricevere il Sacramento della Penitenza e ad aprirci alla misericordia che Dio ci dona con l’indulgenza giubilare; l’opera di misericordia che verrà consegnata in ogni statio segnerà il cammino di rinnovamento evangelico della nostra vita che deve essere il frutto di questo Anno Santo. Questi appuntamenti mensili saranno quindi, per quanti vorranno parteciparvi – a tutti o anche solo ad alcuni –, una scuola di preghiera e di vita cristiana ed un grande aiuto per vivere nel migliore dei modi questo tempo di grazia che ci è dato. (G.B.)