III Stazione giubilare: Santuario del Crocifisso di Talamello

5 marzo

Il Crocifisso di Talamello è ritenuto opera di Giotto. Basta osservare l’affresco rappresentante Gesù deposto dalla Croce, che Giotto eseguì nella cappella degli Scrovegni a Padova, per convincersi che l’autore di esso è pure l’autore del nostro Crocifisso. Giotto lo avrebbe dipinto nel convento di Poggiolo quando dalla Toscana si recava a Rimini.  Il capo dolcemente reclinato del Crocifisso, i capelli sparsi con naturalezza sul collo e sulle spalle, i caratteristici occhi a mandorla, la barba finemente dipinta, il volto tutto bontà, non possono avere per autore se non  un artefice del valore di Giotto. La stessa arte manifestano il petto, che, dilatandosi e facendo percepire i palpiti del cuore, dice l’amore e la misericordia che trassero il Figlio di Dio a morire sulla croce per la salvezza degli uomini e il costato che sembra racchiudere in sé tutti i redenti.
Questa magnifica e devota immagine attrasse sempre un grande numero di fedeli del Montefeltro e delle diocesi vicine e furono tantissimi i pellegrini che si recavano a pregare davanti ad essa sia nella chiesa di Poggiolo sia nella chiesa di san Lorenzo a Talamello. C’è un’ampia documentazione, che ricorda i momenti più difficili o calamitosi della regione. I fedeli ricorrevano all’immagine miracolosa del Crocifisso per ottenere grazia e misericordia. Una tradizione ancora viva.

Il Crocifisso di Talamello ha esercitato sempre un grande fascino e una grande attrazione. I fedeli ricorrono con la fiducia di essere esauditi nelle loro necessità. Le cronache ci raccontano le grazie ricevute. Ecco alcuni esempi: il 24 agosto 1854 nella chiesa di Poggiolo si fece – con grande concorso di popolo – pubblica preghiera al Crocifisso per ottenere l’estinzione dell’incendio sviluppatosi nella vicina miniera di zolfo di Perticara.
Nel 1855 infieriva nel Montefeltro, come in tutta l’Italia, il colera. I fedeli delle parrocchie vicine e lontane accorrevano trepidanti al Santuario per scongiurare il Crocifisso a preservarli dal terribile flagello.
Il 21 settembre del 1856 una solenne processione del clero e del popolo di Secchiano sale al Santuario del Crocifisso a ringraziare per essere stati preservati dal colera. I fedeli ricorrevano al Crocifisso in altre pressanti necessità e ci sono ancora le bellissime preghiere del Can. Francesco Tomasetti per ottenere la pioggia, la serenità, la guarigione di qualche infermo, o per ringraziare dei benefici ricevuti. Espulsi gli Agostiniani che custodivano l’immagine del Crocifisso i parroci continuarono a trasportare la “Taumaturga Immagine” nella loro chiesa ed a trattenerla per alcuni giorni, allo scopo di soddisfare la pietà della popolazione.  In vista di un definitivo trasferimento, si cominciò a restaurare la chiesa della Madonna (edificata nel 1517). Ma il Crocifisso non poté essere accolto in quell’ambiente, essendo stato trasportato a Talamello in modo violento e senza il permesso del vescovo, Mons. Luigi Mariotti. E dal giugno 1870 la venerata Immagine si trova nella chiesa di San Lorenzo, dove accorrono numerosi fedeli.

La festa del Crocifisso si celebra il lunedì di Pentecoste, ed è una delle feste più sentite che si celebrano annualmente nella diocesi di San Marino-Montefeltro. Senz’altro offre tanti frutti spirituali. Dalle ore 6 alle ore 24 decine di confessori si susseguono per essere a disposizione di quanti desiderano “prendere Pasqua”, cioè accostarsi, alme-no una volta all’anno, ai sacramenti della Confessione e della Comunione eucaristica. In occasione della festa, ci sono famiglie intere che entrano in chiesa a pregare con i propri figli fino a mezzanotte, quando si chiude la chiesa. In questo anno del Giubileo straordinario dedicato alla Misericordia, regalo di Papa Francesco all’umanità scossa da una crisi economica e sociale di proporzioni gigantesche, anche il santuario di Talamello è stato scelto per dare ai fedeli della Val Marecchia l’opportunità di ricevere il dono di un cuore nuovo in vista di una società migliore. L’Anno Santo della Misericordia, come spesso ci ha ricordato Papa Francesco, vuole essere anzitutto un evento spirituale con al centro l’annuncio della misericordia. Questo Giubileo si potrà dire riuscito non in base ai milioni di pellegrini che giungeranno a Roma o che attraverseranno le Porte Sante, ma se ognuno di noi riuscirà a spalancare le porte del proprio cuore alla misericordia di Dio e a viverla mediante le opere di misericordia. Nel Santuario di Talamello il Vescovo consegnerà la terza delle opere di misericordia: “Vestire gli ignudi”. Apostolato della preghiera