Il cerchio s’allarga

Sabato 23 luglio

Il cerchio s’allarga. Un’abile regia ha previsto, dopo gli incontri di ieri tra i giovani del vicariato e i loro ospiti, il raduno con tutta la gioventù della diocesi di Tarnów. Siamo più di quindicimila! Ci dobbiamo abituare ai grandi numeri (domenica 31 luglio qualcuno dice che saremo in due milioni insieme a papa Francesco). La mattina l’avevamo dedicata a conoscere la storia della Polonia: un tema che dovremmo riprendere nei nostri diari polacchi. Ora torniamo alla cronaca del raduno diocesano. È strano: si è in tanti e in movimento, eppure ti viene di andare in profondità nei rapporti, a partire da chi ti capita vicino. Ho parlato a lungo con Enrico, con Francesca, con Alessia… È l’aspetto più sorprendente della GMG: l’onda s’allarga sempre più, ma se “vivi” la proposta si moltiplicano pian piano i rapporti, la preghiera si fa più personale e i momenti di silenzio diventano altissimi (quando a far silenzio sono quindicimila persone, la cosa si fa sublime!). Il luogo del raduno è il centro diocesano della Pastorale Giovanile. Le strutture sono essenziali, ben curate, con un enorme scoperto al centro del quale è stato conservato l’altare sul quale San Giovanni Paolo II celebrò la Messa nel 1999. Per raggiungere il centro pastorale lasciamo il pullman e saliamo a piedi sotto il sole del primo pomeriggio (ci dicono che abbiamo portato il sole dall’Italia: prima del nostro arrivo era piovuto per una settimana intera).
Man mano che avanziamo il corteo s’ingrossa come un fiume alimentato da cento ruscelli. Il vescovo di Tarnów (diocesi di un milione di abitanti), Andrzej Jeż, ci accoglie sorridente e con un fare solenne. Nell’omelia dice che ognuno di noi deve sentirsi a casa sua. La riflessione è tutta dedicata al Battesimo e alla spiegazione dei suoi simboli. Dall’altare, innalzato su un grande palco, scende una cascata di acqua: «Quella del fonte battesimale – precisa il vescovo Andrzej – dovrebbe essere sempre così, acqua zampillante e fresca, per ricordarci la vita nuova di cui il Padre ci fa dono». Poi commenta il simbolismo della luce «che deve risplendere nel volto del battezzato: è la luce di Cristo». Conclude: «Vi vedo come una grande ostia che Gesù consacra per la vita del mondo».
Inoltre, ricorda la strage di oggi a Monaco di Baviera.
Dopo la Messa prende il via la festa: musiche, “serpentoni”, selfie a non finire e free hugs… sventolano tante bandiere (già si respira l’internazionalità della GMG), anche quella di San Marino fa la sua figura. Raccolgo al volo qualche impressione dai miei giovani amici, col rischio di essere importuno. «Nella quotidianità – mi dice Elena – ci capita di perdere di vista l’essenziale. Qui impariamo ad uscire da noi stessi per incontrare l’altro, senza paura. E questo vale». Lucia mette in evidenza la “potenza” di questo evento: «È il grande dono che ci ha lasciato Giovanni Paolo II. Ci ha detto che siamo “motore del mondo”». Vorrei proseguire, ma la festa incombe, mi accontento di raccogliere al volo un aggettivo o una parola. Eccone alcuni: gioia, fratellanza, stupore, pienezza, entusiasmo, attesa, sfida… Lascio al lettore l’esplorazione profonda di ognuna di queste parole.
Ormai il sole è tramontato. L’orizzonte si tinge di un rosso splendido. Dal palco la regia invita a sintonizzarci con la preghiera che ogni sera, alle ore 21, si eleva a Czestochowa. Sorprende la facilità con cui i ragazzi entrano nella proposta. Cala un profondo silenzio. Parte il canto ufficiale di questa GMG; col ritornello – un motivo semplice, orecchiabile e coinvolgente – mille luci s’accendono: sono le candeline distribuite al momento della rinnovazione delle promesse battesimali. Mille piccole luci ci avvolgono di un chiarore diffuso che attenua l’oscurità della notte ormai incombente. + AT