In Gesù Cristo il nuovo umanesimo /3

La recente ricerca dell’Eurispes a proposito della condizione italiana fa emergere una situazione per certi aspetti interessante riguardo ai temi cari alla riflessione cattolica. Sappiamo che a novembre di quest’anno tutta la Chiesa italiana sarà chiamata a convegno per riflettere sull’esperienza del «nuovo umanesimo». Da qui a quel momento tutti siamo chiamati a interrogarci sulle nostre esperienze e sulle prospettive della vita di fede, facendo emergere i punti significativi e qualificanti, le problematiche più urgenti, le piste per un autentico cammino di verità e di conversione.

Riflettendo anch’io sull’Instrumentum laboris proposto a tutta la Chiesa, ho concentrato la mia attenzione su questi aspetti, innanzitutto ricordando che la traccia proposta, che tiene conto del lavoro già inviato dalle Diocesi, nel suo primo capitolo cerca di fare emergere quegli spunti di novità e di bellezza spesso cancellati o dimenticati dai mass-media.

Parto da una considerazione. In questi giorni è stata pubblicata la ricerca dell’Eurispes a proposito della condizione italiana, una specie di radiografia dell’esistente che vorrebbe fare emergere lo stato della situazione economica, sociale, culturale e religiosa del nostro popolo. Mi ha colpito questa nota, che alcuni commentatori hanno esteso confrontando i dati attuali con quelli del passato. Emerge una situazione per certi aspetti interessante riguardo ai temi cari alla riflessione cattolica. I dati sembrano rilevare, al di là di una evidente scollatura tra l’insegnamento della Chiesa e la mentalità dominante, una trasformazione, che possiamo identificare con un avvicinamento alle posizioni cristiane, non in senso assoluto, ma identificando un cambiamento in atto. Ecco i dati: «Mentre la Chiesa cattolica diventa comunque un riferimento per moltissime persone in più rispetto al passato, anche grazie a Francesco, contemporaneamente si assiste, come dicevamo, ad un cambiamento sui temi etici. Se si paragonano i dati di oggi al Rapporto del 2013 e al Rapporto del 2014, infatti, aumenta il numero di italiani contrari ai matrimoni gay, passando dal 50,7% del 2014 al 59,2% del 2015; aumenta il numero di italiani contrari alle adozioni gay, dal 71,2% del 2014 al 72,2% del 2015; cala drasticamente – Matteo Renzi è avvertito! – anche l’approvazione della tutela giuridica delle coppie di fatto, passando dal 77,2% del 2013, al 78,6% del 2014 fino al 64,4% del 2015. Il popolo delle “Sentinelle in Piedi” è dunque riuscito a far alzare il resto d’Italia? Ecco spiegato l’odio e gli sputi ricevuti dalle tolleranti sentinelle Lgbt. Per quanto riguarda la fecondazione assistita, anche qui cala drasticamente l’approvazione, passando dal 79,4% del 2013, al 75,9% del 2014 fino al 47,2% del 2015 (per la eterologa). Allo stesso modo diminuiscono i consensi verso la pillola abortiva, passando dal 63,9% del 2013, al 63,5% del 2014 fino al 58,1% del 2015. Stesso discorso per l’eutanasia, calano i consensi passando dal 64,6% del 2013, al 58,9% del 2014 fino al 55,2% del 2015; così come per l’approvazione del testamento biologico: dal 77,3% del 2013, al 71,7% del 2014 fino al 67,5% del 2015. Un piccolo incremento di favorevoli invece verso il suicidio assistito, passato dal 36,2% del 2013, al 28,6% del 2014, al 33,5% del 2015; così come per i favorevoli al divorzio breve, dall’84% del 2014 all’86,6% del 2015. Crollano drasticamente invece i consensi per la liberalizzazione delle droghe leggere, passando dal 40,3% del 2014 al 33% del 2015».

Sorge una domanda: «Che cosa ha originato il cambiamento di mentalità?» Io credo francamente che sia la presenza di un mondo laicale cattolico e no che ha dato voce a quei temi che il mainstream ha voluto tenere nascosti, per cui il popolo, di fronte all’evidenza di certi disvalori, ha cominciato ad aprire gli occhi. Se poi si tiene conto delle parole (purtroppo però spesso censurate o manipolate) di Papa Francesco, là dove combatte la «cultura dello scarto», dove invita a non fare della scuola «un campo di rieducazione» o dove afferma che la colonizzazione culturale a cui è sottoposto il nostro mondo ha poco da invidiare «ai Balilla e alla Gioventù Hitleriana», allora credo che si possa parlare di una possibile rinascita dell’esperienza e della presenza della Chiesa. C’è un altro aspetto da considerare, ed è la pressione mondiale contro l’identità cristiana. È in atto un processo che vorrebbe sostituire l’antropologia nata dalla fede con una ideologia mondialista che riduce l’uomo a cosa, e – cambiando la stessa lingua degli uomini – introdurre un «DIRITTO ALLA SALUTE SESSUALE E RIPRODUTTIVA» che altro non è che propaganda contraccettiva, abortista e omosessualista. Ciò che sconcerta in tale processo è il tentativo di strumentalizzare gli stessi cattolici perché diventino collaboratori di tale progetto.

Una acuta osservatrice del fenomeno così scrive: «Gli agenti Dssr (= Diritti alla Salute Sessuale e Riproduttiva) vogliono “creare culture di accettazione”, da loro definite “un ambiente favorevole per la parità di godimento dei diritti [riproduttivi e sessuali] di tutti”. Tale progetto di trasformazione culturale comporta la cooptazione di “uomini e ragazzi, di chi definisce le politiche e delle forze dell’ordine, dei parlamentari, degli educatori e operatori sanitari, dei datori di lavoro, del settore privato e dei giornalisti” nel processo rivoluzionario eliminando tutte le “barriere culturali” alla loro agenda». Sono inoltre determinati a impegnarsi ulteriormente in partnership con le comunità religiose, in particolare con i sacerdoti cattolici, le comunità religiose, le donne e i giovani, in modo da cambiare sia le loro credenze sia i loro comportamenti, dall’interno e di trasformarli in sostenitori del Dssr nelle loro rispettive comunità.

Un altro metodo che i partner del Dssr intendono utilizzare per trasformare le società è la riforma dell’istruzione. Essi sono determinati a garantire la creazione di «norme per l’attuazione di programmi di educazione sessuale completa, sia dentro sia fuori la scuola, che includano quadri giuridici e politici di sostegno, a cominciare dall’età della scuola primaria in poi, che siano legati ai servizi di salute sessuale e riproduttiva, e che coinvolgano i genitori, la comunità, i leader tradizionali e religiosi e attivamente coinvolgano i giovani a tutti i livelli». Si tratta di un’agenda fittissima. Cerchiamo di rivisitare le sue componenti:

• “standard” (ambizione normativa);

• “Dentro e fuori della scuola” (per raggiungere tutti i bambini, in tutte le loro attività);

• “quadri politici e giuridici” (capacità di esecuzione);

• “iniziare in età della scuola primaria” (derubare i genitori della loro responsabilità educativa, trasformando le persone dalla più tenera età);

• “che impegnano” (genitori, i leader religiosi stessi sono cooptati nel processo di decadenza morale);

• “coinvolgendo attivamente i giovani” (il giovane partecipa alla sua auto-distruzione).

Ora non è chi non veda che, in questa guerra dichiarata all’uomo nel nome di quella ideologia che si vuole universale (che sia l’attributo satanico di una Chiesa contro Dio stesso?), occorre una vigilanza, una chiarezza di intenti, una unità degli uomini di buona volontà, che sappia resistere e proporre quella «vita buona del Vangelo» che è la garanzia di un autentico umanesimo.

don Gabriele Mangiarotti