IX Stazione giubilare: convento di sant’Igne

«Anche se piccola, una luce si vede di lontano». Un proverbio antico che ben si addice al Convento di Sant’Igne. La “Statio” giubilare del mese di settembre ci porta, appunto, nell’antica e significativa Chiesa delconvento di Sant’Igne in San Leo.
Il popolo cristiano della val del Marecchia conosce bene questa piccola ma significativa realtà ecclesiale.
Sant’Igne, secondo la tradizione appunto “Sacro Fuoco”, indica oggi la località esatta dove San Francesco d’Assisi e alcuni frati nel 1213, transitando per le nostre terre e diretti a San Leo forse per una sosta (probabilmente ad ora tarda) e trovando chiuse le porte della città trovarono riparo e ristoro. Si narra che questa santa compagnia scorse una misteriosa luce o “un fuoco” che la diresse verso questo luogo abitato da pastori (l’attuale Sant’Igne) e dove anticamente vi sorgeva (con grande probabilità) un insediamento
cistercense. Il giorno seguente, l’8 maggio di quell’anno San Francesco sostò a San Leo; la città era nel pieno dei festeggiamenti per l’investitura a cavaliere di Montefeltrano II. In quella occasione egli tenne una predica (probabilmente penitenziale) sui versi di una canzone profana dell’epoca: “Tanto è il bene che io m’aspetto che ogni pena m’è diletto”.
In quello che è oggi il palazzo Nardini venne donata a Francesco la proprietà de La Verna, grazie alla positiva impressione che il Santo suscitò nel popolo come nei nobili di San Leo. Certamente San Francesco visitò la nostra magnifica Pieve e la nuova ed imponente Cattedrale.
Tuttavia la fondazione francescana vera e propria del convento risale al 1223. Dell’olmo benedetto dalla presenza del Santo, sotto il quale ha predicato a tutti i Leontini ed ai loro illustri ospiti, resta una importante sezione ora situata nel delizioso chiostro francescano attiguo alla Chiesa di Sant’Igne. Vorrei riprendere una diceria significativa attribuita alla permanenza del Poverello d’Assisi a
Sant’Igne: alcuni leontini, nel tempo di quell’illustre permanenza, si dice scorsero un fuoco che si innalzava da quel luogo fin al cielo, evidentemente quel fuoco era segno della forza della preghiera che quella compagnia di santi generava, segno quindi della potenza dello Spirito Santo che accompagna la vita della Chiesa e si fa
luminosa nei suoi carismi. Questo “Sacro Fuoco” sia dunque cercato e attirato nel nostro cuore in questa stazione giubilare! Ci accompagni in questa “mendicanza” l’intercessione di San Francesco, di San Leone e soprattutto della Beata sempre Vergine Maria particolarmente venerata in questo nostro suggestivo sacro cenacolo di preghiera.
Tre sono le memorie visive della Vergine in Sant’Igne: la Vergine col Bambino fra i santi Giuseppe ed Antonio di Padova (affresco del XVI sec.), la veneratissima Statua della Madonna del Rosario (festeggiata la prima domenica di settembre) e, come ultimo “fiore”, un’effige benedetta raffigurante la “Madonna della Salute” (o “della sanità” come si ama chiamarla) dedicata dal gruppo mariano che lì si ritrova in preghiera in unione di spirito coll’omonimo santuario pugliese.
Un quarto “faro luminoso” è certamente il bronzo (nel portico antistante la Chiesa) dedicato al venerabile sacerdote Luigi Giussani che ha amato questo luogo portandovi migliaia di ragazzi durante il Triduo pasquale. (Don Andrea Bosio)