L’apertura della Porta Santa

Tempo liturgico dell’Avvento e tempo di Giubileo…
Senza forzare, si può dire che il messaggio della Misericordia è così ricco e pregnante da illuminare ogni altro tema, perché la Misericordia è sostanza stessa di Dio.
In cima al cammino di questo tempo sta il presepio come segno di Dio che visita il suo popolo: “Troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia” (Lc 2,12).
Un colpo di scena: Dio stanco di essere studiato come fosse un libro o un reperto antico, butta nel cestino secoli e secoli di congetture e risponde in un attimo ad ogni domanda.
E la sua risposta non è fatta di parole, ma di un volto.
Quello di Gesù Bambino. Cuore del messaggio: è lui che ci ama per primo. Viene verso di noi e ripete a ciascuno (quasi si stenta a crederlo) “sapessi quanto mi manchi!”.

Ogni Giubileo inizia con un atto simbolico fortemente evocativo: l’apertura della Porta Santa. Questo gesto compiuto dal Papa nella Basilica di San Pietro l’8 dicembre segna l’inizio dell’Anno Santo della Misericordia. Successivamente lo stesso gesto viene compiuto nelle altre tre Basiliche Patriarcali romane: San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo Fuori le Mura. Domenica 13 dicembre ogni Vescovo aprirà nella propria cattedrale la Porta Santa. A Pennabilli, lo stesso 13 dicembre, alle ore 16 il vescovo Andrea, accompagnato dai diaconi e dai presbiteri e seguito, osiamo sperare, da un grande concorso di popolo, aprirà l’Anno Santo in diocesi. Nessuno manchi all’appuntamento!

Uno dei segni che tutti i pellegrini compiranno sarà proprio quello di entrare nelle chiese giubilari attraverso la Porta Santa. Già dal fatto che questo segno caratterizzi così fortemente l’Anno Santo capiamo che si tratta di un gesto non banale, ma anzi ricco di significato e di contenuti. Anche dal punto di vista semplicemente umano una porta che si apre è un gesto di accoglienza, che predispone all’incontro e se la Chiesa è la “casa” di Dio, allora è evidente che è Lui a spalancare le porte perché tutti possano entrare. Per noi cristiani poi, la porta è anzitutto un segno cristologico. Gesù stesso infatti dice di sé: “Io sono la porta” ed aggiunge subito dopo: “Se uno entra attraverso di me sarà salvato” (Gv 10, 9). Gesù, quindi, è la porta, cioè l’unico accesso, l’unica via che ci conduce al Padre: entrare attraverso lui significa entrare nella comunione con Dio, poter contemplare il “Misericordiae Vultus” cioè il volto misericordioso del Padre che si manifesta nella grazia della riconciliazione e dell’indulgenza offerte a tutti. Passare per quella porta significa inoltre confessare che Gesù Cristo è il Signore, rinvigorire la fede in lui per vivere la vita nuova che Egli ci ha donato. Attraversare la Porta Santa è anche un gesto impegnativo per il credente: richiama il passaggio che siamo chiamati a fare dal peccato alla grazia, è quindi un segno di conversione personale e comunitaria che diventa invito ad aprire anche le nostre porte – quelle del cuore, ma anche quelle delle case, dei gruppi e delle parrocchie – ai fratelli.  Attraverso la Porta Santa, Cristo ci immetterà più profondamente nella Chiesa, suo Corpo e sua Sposa. Comprendiamo in questo modo quanto ricco di significato sia il richiamo dell’apostolo Pietro quando scrive che, uniti a Cristo, anche noi veniamo impiegati “come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale” (1Pt 2, 5). All’inizio di questo Giubileo l’augurio che ci facciamo scambievolmente è quello di poter attraversare la Porta Santa con il cuore aperto alla misericordia di Dio per diventare anche noi misericordiosi come il Padre. (Graziano Bartolini)