Lettera dal Convegno – Quarto giorno

Firenze, 12 novembre 2015 – Quarto giorno

La partenza, questa mattina, è a razzo: presiede l’Eucaristia Mons. Negri. Pochi fronzoli, un’omelia breve ma incisiva. La Chiesa fa memoria di San Giosafat (martire dell’unità della Chiesa che versò il suo sangue tentando di ricostruire quel ponte tra Oriente e Occidente che era venuto meno con la divisione tra cattolici e ortodossi), uomo con una gran voglia di identità e, proprio per questo, cercatore di dialoghi. Porterà la parola della fede a genti altrimenti irraggiungibili. Come ogni campione viene sottoposto alla prova: il martirio. “Fortezza da Basso” è la sede del nostro Convegno… una coincidenza?
L’aria è frizzante, ma c’è il sole, il sole che ha brillato ininterrottamente su queste giornate fiorentine.
Si aprono i lavori con una celebrazione ecumenica. Ma non è la “solita” stretta di mano fra leader spirituali (Segretario CEI, una personalità della Chiesa russa, la pastora protestante di Firenze). Si fa appello ad un ecumenismo di popolo: carità reciproca nel nome di Cristo, di questo si avvantaggerà il lavoro dei teologi. Seguono i saluti, applauditissimi, del rabbino di Firenze e dell’Imam dei musulmani d’Italia. Testimoniano la loro attenzione al Convegno ecclesiale nazionale. Si aspettano un passo avanti nel dialogo interreligioso. Citano l’intervento di papa Francesco. “E’ bello che i cristiani si rifacciano alle loro radici come noi alle nostre”, sottolinea l’Imam riferendosi al tema del Convegno: In Gesù Cristo il nuovo umanesimo.
Si torna ai lavori di gruppo, questa la sfida: azzardare alcune priorità, poche e precise, per il cammino della Chiesa italiana. In altre parole: come attuare le proposte dell’Evangelii Gaudium? Le relazioni di sintesi non riescono a dare ragione della ricchezza che ha circolato nei gruppi. Si è parlato con estrema libertà, ascoltando tutti, con lo sforzo della concretezza (una delle parole chiave di questo Convegno). Ad esempio: come coniugare il verbo abitare (ambito del mio gruppo)?  Abitare è uno dei cinque verbi che costituiscono il pentagramma su cui stendere musiche nuove con lo stile del Verbo che si fa carne e viene ad abitare in mezzo a noi: incarnazione, assunzione dell’umano, condivisione. Concretamente l’esistenza terrena di Cristo è segnata dalla nostalgia della casa. Gesù nasce in un rifugio di fortuna, è costretto alla fuga, vive l’esperienza del profugo. Sceglie la povertà e rinuncia a tutto, ma non ad una famiglia! La casa è importante, ma lo è di più la relazione, di questa non si può fare a meno.
Concretezza vuole che si vada in profondità nel cogliere il nesso tra casa e umanesimo. Le case, dall’antichità ad oggi, rivelano l’umano che guida l’architetto. Una provocazione: che dire della casa diventata appartamento?
Il Convegno deve dire una parola chiara sulla emergenza abitativa e la Chiesa deve interrogarsi sulla destinazione umana, sociale, pastorale della sua edilizia e dei suoi spazi.
E’ casa in senso lato, ma non meno vero, l’assemblea liturgica: luogo di incontro, di celebrazione di momenti fondamentali dell’esistenza personale e comunitaria. La liturgia (senza banalizzazioni) ha molto da imparare dalla vita domestica dove piccoli e grandi celebrano il convivere quotidiano. La vita in casa, a sua volta, deve diventare liturgia dove si vivono le virtù dell’abitare (grazie, permesso, scusa).
Lo sguardo si allarga alla città, casa del vivere sociale. Quello che vi accade non può non interessare (“I care!”, don Milani). La formazione cristiana o è sociale o non è. La Dottrina Sociale non è un appendice in fondo al catechismo, ma una dimensione della fede. Constato con soddisfazione lo sforzo che la diocesi sammarinese-feretrana sta facendo per essere presente nella cittadinanza, per rilanciare l’impegno sociale, per sostenere i politici, per favorire la conoscenza della Dottrina Sociale.
Chiudo. Lascio solo immaginare ai lettori l’entusiasmo dei delegati nell’incontrare la città di Firenze. Un incontro a gruppi proposto per il pomeriggio. Obiettivo: riprendere i fili del meraviglioso arazzo che l’esperienza cristiana ha saputo tessere nel passato e vedere come, a dispetto di un diffuso autolesionismo, si va componendo ancora oggi nella città. C’è tanta gente che vive i sentimenti di Gesù in mezzo al mondo!