Lettera dal Convegno – Terzo giorno

Firenze, 11 novembre 2015 – Terzo giorno
Non mi piacciono alcuni titoli dei giornali di oggi. Ma è un classico di come la stampa tratta i fatti di Chiesa. Sono un vescovo della Chiesa italiana e non mi sono sentito preso a schiaffi dal Papa, come dice il resto dell’ultimo Carlino. Al contrario, incoraggiato sì. E ancor più entusiasmato per la mia missione. Il Papa mi ha risvegliato la consapevolezza che c’è un popolo che mi accompagna e sorregge. Un popolo affidabile. Cosa che, del resto, esperimento in tante occasioni. “Siate pastori – dice – niente di più… Quello che fa stare in piedi un vescovo è la sua gente”. Mi ritornano alla mente le parole di ieri: “Non voglio qui disegnare in astratto un nuovo umanesimo, una certa idea dell’uomo, ma presentare con semplicità alcuni tratti dell’umanesimo cristiano che è quello dei sentimenti di Cristo Gesù”. Non occorre allora altro che seguire il Vangelo per realizzare il sogno di una Chiesa madre con le sembianze di Cristo, che non ha un volto rigido, ma “ha corpo che si muove e si sviluppa… ha carne tenera”, la carne di Gesù: umiltà, disinteresse, beatitudini.
Chiudo la giornata con un po’ di stanchezza: si lavora sodo. Negli incontri di gruppo, che hanno caratterizzato la giornata, ho goduto, al di là del tema, per il clima dei rapporti, per lo scambio semplice e ricco. Dieci gruppi da dieci persone per ciascun tema. Il mio era abitare, voce del Verbo. Un gruppo composto da un giovane ingegnere che fa da moderatore, alcuni papà, un diacono, una giovane sposa, un ragazzo, una suora e… un vescovo. Basta una foto così… dice più di tanti discorsi; è il fotogramma di una Chiesa in cammino (in gergo: sinodale). Chiedo qualche impressione. Sono positive: laici e vescovo, sacerdoti e suore, impegnati nella Caritas e nelle più varie professioni… Ognuno porta un dono da condividere.  È vita.