Presentazione Edizione finale del contributo diocesano al Sinodo

Offriamo ai lettori il contributo di pensieri e di auspici formulati dalla diocesi in vista del Sinodo ordinario che si terrà dal 4 al 25 ottobre in Vaticano.
La presente scheda è la riscrittura di una traccia pubblicata nel numero di febbraio del nostro mensile. Questa edizione è definitiva ed è stata inviata, tramite la CEI, alla Segreteria del Sinodo. Ai lettori è noto l’iter di questo documento e il tentativo di coinvolgere più persone possibile nella sua stesura. Si trattava di partecipare alla comune riflessione sulla missione della famiglia nella società e nella Chiesa oggi. Dal momento della consegna al popolo di Dio della “Relatio Synodi” (proposizioni che coagulano il pensiero espresso dai padri sinodali convocati da papa Francesco nella riunione straordinaria dello scorso autunno) siamo stati invitati, in qualche modo, ad “entrare” anche noi in sinodo.
La diocesi ha accolto l’invito.
“Entrare in sinodo” ha voluto dire, anzitutto, mettersi in un atteggiamento di preghiera e di attento ascolto del Signore.
Particolarmente attenti all’appello sono stati il presbiterio diocesano e l’Ufficio diocesano di pastorale famigliare. Il primo ha goduto di una testimonianza diretta del Sinodo con la relazione di S.E. Mons. Enrico Solmi. Una mattinata memorabile culminata con la consegna del “Questionario” che accompagna la “Relatio Synodi”: 46 domande di verifica e stimolo sulle quali si è messo subito al lavoro l’Ufficio diocesano di pastorale famigliare. Sua l’iniziativa di aprire poi un’ampia consultazione, introdotta dallo slogan: “Benvenuti in sinodo”.
Poco il tempo a disposizione per questa “campagna”. Del resto, i tempi erano stati indicati dal Vaticano stesso. I mezzi a disposizione consentivano, tuttavia, una comunicazione rapida. Si è vista l’opportunità e l’efficienza del sito ufficiale della nostra diocesi che ha aperto appositamente una pagina, una sorta di “forum” per la consultazione ed il confronto tra tutti. La prima ad essere messa in rete è stata la “bozza” preparata dall’Ufficio famiglia. Pur conservando la ripartizione della “Relatio” e del “Questionario”, la bozza non seguiva pedissequamente ciascuna delle domande. Su questo testo sono intervenute varie persone, la Consulta delle Aggregazioni laicali, il Consiglio Pastorale diocesano e, alla fine, il presbiterio in una seconda mattinata di studio. Poi, il tutto è stato riscritto, sottoposto al Vescovo e consegnato alla scadenza del 13 marzo. Due mesi intensi per chi ha partecipato, ma si tratta di un lavoro aperto a futuri approfondimenti; prima pietra di una promettente pastorale famigliare: dal Sinodo, oltre il Sinodo.
C’è chi ha ritenuto eccessivo dedicare ben due Sinodi – uno dopo l’altro – su questo tema: in fondo non si può fare altro che ribadire la dottrina; la prassi poi non può svilupparsi per proprio conto sganciata dalla dottrina. Non si alimentano, in questo modo, attese impossibili? Non si apre un dibattito pericoloso all’interno della Chiesa? Non si cade nelle intemperanze dei media che, come si sa, partono da una visione laicistica?
Riteniamo sia valsa la pena mettere a tema la famiglia almeno per tre motivi:
– importanza decisiva della famiglia nella società odierna e suo ruolo insostituibile per l’evangelizzazione e la trasmissione della fede. È un bene che si parli della famiglia e se ne parli tanto!
– assoluta necessità di comprendere la bellezza e la ricchezza del Vangelo della famiglia; è quello che l’esperienza credente può offrire alla società.
– renderci più consapevoli della cultura che costituisce uno dei fattori principali di crisi della famiglia.
Si è guardata la famiglia con realismo, coi suoi problemi e i condizionamenti che l’affliggono. Non si sono lasciate cadere le sfide lanciate oggi dalla società.
Le domande su cui si è lavorato non “mettevano ai voti” le nostre opinioni sulla verità di fede, ma provocavano la nostra creatività sul “come” esprimere al meglio la sua fecondità, sul “come” vivere le prerogative del matrimonio cristiano non come giogo ma come dono, sul “come” preparare e sostenere i “chiamati” al matrimonio e alla famiglia. Infine si trattava di maturare come comunità uno sguardo fraterno e di piena accoglienza verso quanti vivono situazioni famigliari difficili o irregolari. Non è bene ridurre il discorso a “comunione sì o comunione no”. Per tutti va ribadita la necessità e la bellezza di un vero cammino di fede che comprende comunione ecclesiale, comunione con la Parola, comunione coi fratelli.