Una domenica in Polonia

24 luglio

Una tranquilla domenica di paese. Qui la gente va alla Messa col vestito più bello, con il canto partecipato da tutti, con uno stuolo di bambini composti (speciali i chierichetti, sono una ventina). Soprattutto si nota una profonda devozione. Il parroco emerito, anziano, mi chiama nel suo miniappartamento, poco prima della Messa. Comunichiamo in lingua latina; ma lui è molto più bravo di me. Mi dice di un suo problema… cosa vorrà confidarmi? Si è scritto il problema in un bel latino: non gli piace che i preti polacchi si sian messi a salutare la gente all’inizio della Messa con il “buongiorno”. «Sicut Franciscus», sussurro maliziosamente. «Nella nostra tradizione polacca – replica don Casimiro – il saluto del sacerdote è sempre stato “laudetur Jesus Christus”». «Sicut dicebat Johannes Paulus», soggiungo. L’anziano sacerdote, tuttavia, è aperto alla novità, è consapevole delle diversità delle culture nella comunione dell’unica Chiesa. Mi mostra con orgoglio il suo personal computer col quale scrive e cataloga le sue “conciones” (prediche). Mi offre un whisky. Sono le 8.30 del mattino. Faccio uno sforzo incredibile a berne un sorso. Questo simpatico incontro mi richiama alla tradizione polacca. E penso alla storia di questa nazione così particolare. Ieri abbiamo fatto visita al “Museo della guerra”: documenta l’eroismo dei patrioti polacchi, talvolta compatti nell’esercito regolare, altre volte all’estero al fianco degli alleati. Ovviamente la storia polacca non è solo una storia di guerre e combattimenti, ma non c’è dubbio che questi hanno avuto un peso determinante. Il Battesimo del principe Mieszko I nel 966 diede origine alla cultura e alla identità della Polonia. Nacque così l’idea polacca della libertà, intesa come sovranità statale e dei diritti dell’individuo, tra cui anche il diritto di opporsi ad un potere ritenuto ingiusto. Un momento importante della sua storia fu l’unione con la Lituania. La Polonia si chiamò allora la “Repubblica delle due nazioni”. Agli inizi del XV sec. la nazione con i suoi feudi conta oltre un milione di km quadrati. È anche il momento del massimo splendore sociale, culturale, scientifico (tra tutti brilla Nicolò Copernico). Prima in Europa, la Polonia ha una forma di monarchia democratica: il re viene eletto dalla nobiltà polacca che raggiunge in alcuni momenti il 20% della popolazione. La storia recente è nota. Nei secoli XIX e XX si è svolta una eroica battaglia per la libertà e la dignità dell’essere umano. La Polonia è la terra su cui si è compiuto, per mano dei nazisti tedeschi, il più grande crimine della storia dell’umanità: la Shoah. È la terra su cui ha dominato il comunismo sovietico, ma anche la terra che grazie alla Provvidenza di Dio è uscita vittoriosa dall’oppressione.
Nella mattinata, al termine della Messa, una piacevole sorpresa. In una chiesa gremita avanza una processione di persone in abiti folcloristici. Entra a passi di marcia, a suon di strumenti tradizionali. In testa il sindaco. Viene al microfono per salutare i nostri ragazzi e conferire al Vescovo la cittadinanza onoraria. Consegnata la targa, gli fa togliere la mitra (il copricapo liturgico del vescovo) e gli impone un curioso copricapo di panno nero a larghe tese. Nel pomeriggio sfida calcistica: Polonia batte Italia 4-2. Ma molto sportivamente i polacchi vogliono dare la coppa all’Italia. Questa la motivazione: per il miglior gioco! Ovvio il tifo scatenato delle ragazze, dell’una e dell’altra parte. Ad ognuno poi un premio nella piazza centrale del paese.
Don Martin, il viceparroco addetto alla Pastorale Giovanile, mi accompagna a Tarnów per visitare la Cattedrale e il “Grande Seminario”. Oltre duecento i seminaristi maggiori. Due luoghi del Seminario mi colpiscono in modo particolare: il “roveto ardente” scolpito sul fondo della cappella con il tabernacolo tra le fiamme stilizzate che salgono fino al soffitto. Il secondo è la grande “sala missionaria” dove vengono raccolte le testimonianze e i “pezzi” inviati al Seminario dai preti polacchi che si sono messi a disposizione per l’evangelizzazione in terre lontane (qui i preti sono in esubero). L’uno e l’altro luogo – cappella e sala missionaria – sono in stretta connessione: è chiara qual è l’anima del vero apostolato. Al ritorno si fa una breve sosta al Santuario della Beata Carolina, una martire polacca uccisa da un soldato russo, mentre fugge per non cedere alle sue pretese. Chiedo alla Beata Carolina la purezza di cuore per i nostri ragazzi e per me. +A.T.