Vestire gli ignudi

Vestire gli ignudi

«Sem e Iafet presero il mantello e, camminando a ritroso, coprirono il padre. Avendo rivolto la faccia indietro, non videro il loro padre nudo» (Gen 9,23)

A differenza degli animali, gli uomini si coprono per rispetto alla propria e altrui intimità e dignità. Spogliarsi può assumere diversi significati, a seconda delle intenzioni.

«Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse» (Mc 15,24)

Gesù senza vesti, umiliato, oggetto di derisione, è puro dono. La croce è il letto nuziale sul quale si dà alla sposa: l’umanità. Nella sua nudità percossa e ferita manifesta la sua misericordia. Gesù non è di manica larga… è senza maniche!

«La figlia del re è tutta splendore, gemme e tessuto d’oro è il suo vestito. È presentata al re in preziosi ricami» (Sal 45, 14)

Il vestito valorizza la persona. A volte basta poco per vestirsi di buon gusto. Lo si fa per il proprio sposo, la propria sposa, per i giorni di festa, per la Messa della domenica… La moda è ricerca, arte, educazione. Ma può scivolare nella superficialità, nella imitazione banale. Anche le divise sono social-mente importanti:  dicon più delle parole. Ma non dimenticare: l’abito non fa il monaco!

«Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai al tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, come potrebbe coprirsi dormendo?» (Es 22, 25)

A differenza degli animali gli uomini si vestono per difendersi dal freddo. Talvolta una coperta, un panno caldo sono decisivi per la sopravvivenza. Il nostro guardaroba, così pieno, è un segnale: condividi, dona, come ha fatto Gesù che “da ricco che era…”.

PREGHIERA

Signore, tu per primo,
hai fatto per l’uomo e per la donna una veste
e li hai coperti con amore e delicatezza.
Come il padre della parabola continui
a ricoprire il figlio prodigo che torna a casa
con il vestito più bello, con i calzari ai piedi
e l’anello al dito per restituirgli dignità
e manifestare la tua misericordia.
Fa’ che anche noi sappiamo riscaldare
chi soffre per il freddo,
chi è umiliato per le sue debolezze.
Donaci occhi limpidi per vedere i corpi
come tempio della tua presenza.
Fa’ che sappiamo custodire e conservare
la veste candida del Battesimo,
fino al giorno della nostra trasfigurazione
quando saremo rivestiti della tua gloria. Amen.

ESPERIENZE

VESTIRE GLI IGNUDI… IN FAMIGLIA

Certamente noi genitori abbiamo nei confronti dei nostri figli l’obbligo materiale di vestirli, ma non solo. Noi cerchiamo di fornire ad essi un “vestito” che possa aiutarli a fronteggiare le difficoltà lungo il loro cammino, un abito che li possa aiutare a percorrere con sicurezza le vie del mondo. Quando però scendiamo nel concreto ci rendiamo conto che l’atto stesso di dare loro i vestiti acquista una connotazione anche educativa e spirituale in quanto, per esempio, anche attraverso un adeguato abbigliamento possiamo trasmettere il valore che diamo a certe occasioni.
La Domenica per noi è importante e lo comunichiamo anche nel modo in cui decidiamo di vestirci, che è diverso da quello che indossiamo per andare a scuola. L’incontro con il Signore è un’occasione di grande festa e anche l’abbigliamento lo dimostra! Gesù stesso, nella parabola del banchetto nuziale, ha detto: “Amico, come hai potuto entrare qui senza abito nuziale?”.
Non di meno cerchiamo di trasmettere ai figli un rapporto con il vestiario regolato da un principio di sobrietà ed essenzialità.
I vestiti poi non hanno solo la funzione di coprirsi, ma, con il modo in cui ci vestiamo, dimostriamo il nostro rispetto: rispetto per il luogo e la situazione in cui ci troviamo, rispetto per gli altri ma anche rispetto per se stessi e per il proprio corpo. Questo perché il vestirsi si trova in forte correlazione con il senso della dignità umana, è uno dei modi con cui entriamo in relazione con gli altri.
Se pensiamo poi al rapporto tra noi sposi, il vestirsi acquista ancora una volta un significato che va ben oltre il semplice coprirsi. Nella nostra vita di coppia diverse sono state le occasioni nelle quali ci siamo vestiti eleganti anche solo per una cenetta in casa. Il vestirsi diventa quindi uno dei modi che abbiamo per dimostrare il nostro amore, il rispetto e la gioia derivanti dallo stare insieme, di onorare la presenza di colui che il Signore ha scelto per noi. (Michele e Federica)

METTERSI NEI PANNI DEGLI ALTRI

Racconto ai lettori la mia esperienza a proposito di questa opera di misericordia. È una esperienza di parte; è scritta, infatti, da chi è stato “ignudo”. Intendiamoci, non sono mai stato del tutto in questa situazione imbarazzante e penosa, ma come a tanti altri mi è capitato, da ragazzo, di dover portare scarpe troppo strette, perché crescevo in fretta, o vestiti fuori moda, perché non c’era altro da mettere. Andava meglio d’estate: bastava davvero poco. Non ricordo di aver avuto un guardaroba mio; per lo più vestivo abiti già indossati da altri, a volte troppo stretti, a volte troppo larghi.
Ricordo la gioia di quando si apriva il pacco che la zia ci spediva da Milano con vestiti usati, ma che parevano nuovi. Il massimo fu quando la farmacista del paese mi regalò il “montgomery” di “color cammello” di suo figlio (finché non l’ho indossato non sapevo che cosa era un “montgomery” e, tanto meno, com’era il “color cammello”). Ma con quel “montgomery” andavo a scuola perfino volentieri…
Ricordi di tempo fa. Vestire, vestire come Dio comanda, come si vestono tutti, mi pareva davvero una gran cosa. Ho imparato ad apprezzare il dono di un bel vestito, di una camicia bianca, di un paio di scarpe anche se usate: trovavo abbastanza normale avere un guardaroba “con i panni degli altri”. Ora che sono adulto ho l’occasione di ringraziare chi ha aiutato la mia famiglia e me. Da questi ricordi mi sono portato via un semplice programma per la vita: «Mettermi nei panni degli altri». È una metafora; si tratta di passare dal vestito esterno, che si vede, che si apprezza o si critica, alla situazione che una persona sta vivendo. Allora, «mettersi nei panni degli altri» mi insegna a non giudicare, a considerare i “perché” che stanno a monte delle scelte altrui che non capisco… «Mettersi nei panni degli altri» mi aiuta a capire le loro fatiche, ad apprezzare i loro sforzi, e… qualche volta a sussurrare a me stesso: «Tu, al loro posto, te la saresti cavata?». Forse avrei fatto peggio. (T.A.B.)