VI Stazione giubilare: Sacello di San Marino

4 giugno

Sabato 4 giugno, primo sabato del mese: un altro punto sul ricamo di luce acceso dalle stazioni giubilari. Ad ogni tappa si incrocia un pezzo di storia della spiritualità locale nei luoghi che hanno visto il passaggio di figure di santità. Il cammino verso i luoghi scelti, di volta in volta, per la preghiera è un riandare alle radici della propria fede, un momento di profonda contemplazione da cui ripartire, poi, con la consapevolezza di essere un unico popolo che il Signore raduna, custodisce e guida attraverso i secoli.
La stazione giubilare del mese di giugno si svolgerà in un posto molto speciale: il Sacello del Santo Marino. Il ricordo del primo rifugio (lat. sacellum, diminutivo di sacrum: “recinto sacro”) di San Marino alle pendici del monte Titano è stato tramandato oralmente nel tempo, ma il sito non era facilmente raggiungibile. L’abbandono, il groviglio di cespugli, il rigoglio della natura avevano reso impossibile l’accesso. Solo nel 2000, in vista delle celebrazioni per i 1700 anni della Repubblica e dalla morte del Santo, lo Stato ha effettuato una serie di lavori che hanno reso accessibile ai fedeli il Sacello. Il percorso per raggiungere la grotta è ora quasi tutto a scalini che accompagnano nella preghiera e permettono di fare piccole pause per rimirare il panorama che si apre di mano in mano. Un luogo di solitudine, dunque, ma di una solitudine che non è separazione dal mondo, bensì spazio di intimità con il Signore che nutre e rilancia, poi, all’incontro con i fratelli. Prendo in mano il celebre studio di don Eligio Gosti: «La biografia descrive il tenore di vita trascorso in quell’antro da Marino che pensa alla raccolta dei frutti e pianta un piccolo orto. Prende cibo solo alla sera. La sua gioia è una piccola sorgente che con il suo gorgogliare segna le ore come una clessidra… Ma anche nell’estinguere la sete è molto temperante. Di giorno ammira la Valle del Marecchia. Sa che quel fiume indica anche la strada che da Rimini porta a Roma, dove è la sorgente della sua fede». Il Sacello era anche luogo di battaglia contro le tentazioni. «Se la salita fa provare la tentazione di avvicinarci al cielo e di poter vedere meglio il Signore, una volta lassù un brivido dalla punta dei piedi alla cima dei capelli trafigge il corpo e l’anima con il pericolo di precipitare nell’oscuro abisso»  (ibidem).
A chi viene da fuori questo luogo apre appena la porta all’incontro con il Santo. Per questo abbiamo chiesto al direttore dell’Ufficio Liturgico Diocesano, Graziano Bartolini, sammarinese doc, di spiegare che cosa rappresenta questo luogo per i sammarinesi.
«San Marino non è semplicemente il santo patrono, ma è come la radice, la sorgente della nostra comunità religiosa e della nostra Repubblica. È il padre del nostro popolo, perché da lui proveniamo e di lui ci sentiamo figli. Se la Basilica che custodisce le reliquie –prosegue il diacono Graziano – ci parla della gloria di Marino in cielo e della protezione che ha sempre assicurato alla sua terra e alla sua gente, il Sacello ci parla del suo cammino di credente, innamorato di Cristo, deciso a seguirlo ad ogni costo sulla via della santità. Salire, non senza fatica, i gradini in pietra che si inerpicano sempre più ripidi sul dirupo è un’esperienza straordinaria. Man mano che si sale, l’orizzonte si apre su un panorama mozzafiato che al tramonto si tinge di colori: sembra raccontarci l’animo di San Marino, questo uomo rude, venuto dal mare, abituato al lavoro durissimo di tagliapietre, il cui animo però sapeva immergersi profondamente in Dio. Giungere al Sacello, sedersi nel piccolo anfratto e riposare dalla fatica dell’ascesa, fa sentire una straordinaria vicinanza con San Marino, una familiarità con lui, una vicinanza che tocca il cuore e spinge ad imitarlo nella fede, nella laboriosità, nell’amore per Dio e per i fratelli».
Mettiamoci, allora, in cammino fin da ora verso questo luogo di straordinaria e affascinante spiritualità. L’appuntamento è per sabato 4 giugno alle ore 20:45. (Paola Galvani)