Voci dal Giubileo

«Ecco che cos’è il Giubileo: un abbraccio forte forte del Padre e tra noi» Inserto Il sole di questa torrida estate sta scolorendo i cartelloni di fronte alle sette chiese giubilari, ma non sbiadisce nei cuori e nelle comunità la pratica di questo Giubileo straordinario. Continua il cammino verso i luoghi cari alla spiritualità della nostra terra; le prossime due tappe sono a Sant’Agata (chiesa dei Cappuccini) e a San Leo (antico convento di Sant’Igne). Vorrei lasciare la parola alla gente che incontro… raccolgo opinioni e impressioni su questo Giubileo, quasi un’intervista. Fermo una giovane signora e la provoco con un pizzico di ironia, chissà se si è accorta che si sta celebrando un Giubileo… «Come no? – mi risponde prontamente – non è necessario essere un assiduo frequentatore della Chiesa per non accorgersi di questo evento. Se ne parla, eccome! Molto si deve a papa Francesco, ma vediamo anche nella nostra cittadina una insolita mobilitazione verso la Cattedrale: gruppi, parrocchie, famiglie». Insomma c’è movimento, ma il signor Claudio, un direttore di banca, preferisce sottolineare la forte incidenza che sta avendo il tema misericordia. «Non so fino a che punto la misericordia sia vissuta, ma sta entrando in circolo anche nelle relazioni e nelle dinamiche sociali. Sta diventando un concetto che illumina l’agire sociale. Le sfide che abbiamo di fronte esigono effettivamente un di più di umanità». Un collaboratore interviene e precisa: «Si invoca misericordia per sé e per i propri errori, non altrettanto per quelli degli altri. Il rischio è che misericordia resti uno slogan e si consumi in fretta senza lasciare segni concreti». A questo proposito giova ricordare la proposta che papa Francesco fa a tutte le diocesi di inventare un’opera che resti come segno anche dopo l’anno giubilare. Raccolgo una riflessione che mi propone un amico gesuita che sta trascorrendo qualche giorno di riposo nel Montefeltro. Padre Daniele mette in guardia da un uso “buonista” della parola misericordia. «A volte si ha l’impressione che la misericordia venga tradotta come indulgenza ad oltranza; ciò sollecita la necessaria riflessione sulla misericordia. La misericordia non è una melassa. Essa si celebra sempre nella verità». Il Giubileo è stato indetto in un momento storico nel quale l’umanità ha più che mai bisogno di curare ferite, di risolvere tensioni aperte, di recuperare la dimensione di un umanesimo che sappia fronteggiare la prepotenza dei poteri forti e degli interessi della finanza. «È in linea con la visione pastorale di papa Francesco che invita la Chiesa ad “uscire”, ad “abitare le periferie”, e a “toccare la carne di Cristo nei poveri”». Così interviene un collaboratore di Curia presente alla conversazione. Il Giubileo è anzitutto un messaggio spirituale. «Quest’anno – dice un amico dirigente statale sammarinese – il Giubileo ha avuto un grosso impatto nella mia esperienza interiore. Un particolare: ho preso sul serio le opere di misericordia, compresa la visita ai carcerati. La misericordia ha caratterizzato soprattutto l’incontro con la gente che, attorno a me, soffre molto e non solo per problemi di salute, ma più spesso per i momenti di oscurità, depressione, insomma per problemi di anima». Una giovane insegnante fotografa la misericordia come l’abbraccio forte di un papà. «Ho avuto proprio oggi un’esperienza di questo tipo: ho dovuto occuparmi di una bambina molto inquieta, arrabbiata col mondo intero… Nel pomeriggio la mamma è venuta a prenderla; le ho parlato del comportamento della sua bambina. Dopo un po’ la mamma è scoppiata in lacrime e mi ha raccontato la sua situazione familiare, francamente al limite. L’unica cosa che ho saputo fare è stato abbracciarla. Anche lei mi ha stretta forte forte. Ecco che cos’è per me il Giubileo». Si avvicina una suora, la conosco bene: ha un cuore da bambina. Viene ogni volta alle stazioni giubilari. Per lei fare Giubileo è incontrare ogni volta Gesù. «Ho partecipato con gioia immensa alle stazioni giubilari. Ma non posso dimenticare quella di Talamello dove il Crocifisso mi ha parlato. Durante la notte il mio sonno è stato popolato dalle visioni del Giubileo: chiesa, crocifisso, impressioni personali, parole del Vescovo, ho rivissuto tutto con gioia e tanta pace» (+ A.T.).