X Stazione giubilare: chiesa di Bascio

Sulle orme del Beato Matteo

Siamo tutti invitati a partecipare alla stazione giubilare a Bascio, il 1 ottobre 2016 e ci ritroveremo alle ore 20.45 presso la Celletta dedicata a sant’Antonio da Padova (c’è possibilità di parcheggio), ai piedi della salita che porta alla chiesa di Bascio Alto, verso la quale proseguiremo in processione con fiaccolata. Insieme al nostro Vescovo potremo riscoprire la spiritualità di questo luogo, legato alla figura del Beato Matteo, ispiratore della Riforma Cappuccina dell’Ordine francescano, che ha dato alla Chiesa una schiera innumerevole di Santi e di Beati.

Matteo nacque intorno al 1495 a Poggio di Bascio (Pennabilli) e fu battezzato nella chiesa parrocchiale di S. Lorenzo. All’età di 15 anni si ammalò gravemente e promise al Signore che, se fosse guarito, avrebbe seguito l’esempio del santo di Assisi: così tra il 1510 e il 1512 entrò nel convento di Montefiorentino. Più tardi fu trasferito a Montefalcone (MC) ma gli sembrava che la vita condotta in convento non fosse più rispondente al rigore delle origini e desiderava una maggiore fedeltà alla regola. Vestito come un pezzente si incamminò verso Roma e giunse a destinazione nel gennaio del 1525, per l’Anno Santo e il Giubileo, e – con l’aiuto di Caterina Cibo, duchessa di Camerino e nipote del Pontefice, che gli era devota per averne conosciuto la santità di vita in occasione della peste in città – riuscì a presentarsi a Clemente VII, per domandargli di poter vivere come eremita errante, dedicandosi alla predicazione. Il Papa gli diede il permesso, a condizione che ogni anno si presentasse al Capitolo provinciale dei frati, per ribadire la sua appartenenza all’Ordine francescano. La sua forma di vita richiamò tanti giovani: con la Bolla del 3 luglio 1528, il Papa concesse loro di consegnare l’abito religioso a chi lo desiderasse, di portare la barba e di chiamarsi Frati Eremiti Minori. Ma quando si presentarono a Camerino, i ragazzi cominciarono a chiamarli “cappuccini”, per via dello strano cappuccio a punta, e questo nome, nato per burla, rimase loro per sempre. Nel 1529, durante il Capitolo di Albacina (MC), fra Matteo fu eletto primo Vicario Generale (soggetto al Ministro Generale dei Minori Conventuali) ma dopo poco tempo rinunciò all’incarico e volle tornare sotto la giurisdizione degli Osservanti, per potersi dedicare liberamente all’annuncio del Vangelo. Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Venezia, dove morì nella notte tra il 5 e il 6 agosto del 1552 e dove è sepolto nella chiesa di S. Francesco della Vigna. Qualche anno dopo, il Patriarca Tiepolo incluse fra Matteo tra i 28 Santi e Beati di Venezia. Anche nel Montefeltro annunciò il Vangelo, predicando con così tanto fervore che – come attestano i documenti dell’epoca – “messe a romore tutto quel paese” (si fece sentire per tutto il territorio). Tra i luoghi feretrani che ne videro il passaggio si possono ricordare: Pennabilli, Monteboaggine, Montecopiolo, Gattara, Bascio, Miratoio, Perticara, Sartiano, Verucchio. Nella chiesa di Bascio c’è ancora l’antico fonte dove Matteo ricevette il Battesimo e a Poggio  rimane il rudere della chiesa costruita a ridosso della sua casa natale. A Molino di Bascio, in tempi più recenti, è stato eretto un monumento in pietra che ne riproduce l’immagine. Sveva, eremita diocesana