16 maggio – In attesa della Pentecoste

Il nostro cammino parte dal Cenacolo. Maria è con noi in attesa della discesa dello Spirito Santo. Dalla sera del Giovedì Santo, e forse anche da prima, il gruppo di Gesù era solito trovarsi in quella sala grande, al piano superiore, munita di tappeto e tutta pronta.  Lì Gesù aveva istituito l’Eucaristia. Nel cenacolo avverranno le apparizioni riferiteci da Luca e da Giovanni (quella senza Tommaso e quella con Tommaso). Gli Atti degli Apostoli raccontano che i discepoli, dopo l’Ascensione di Gesù, si erano riuniti assidui e concordi nella preghiera insieme ad alcune donne e con Maria, la Madre di Gesù e con i fratelli di lui nel Cenacolo; questo per esplicito comando di Gesù, che ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme e di attendere che si compisse la promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udita da me: Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni» . L’attesa durò dieci giorni, dall’Ascensione alla Pentecoste. Giorni intensi, guidati da Pietro che organizza riunioni, propone un’inchiesta e prende l’iniziativa di sostituire il dodicesimo apostolo (Giuda che si era tolto la vita) con Mattia, tirato a sorte. Sono giorni di spiritualità, caratterizzati dalla preghiera, da premure e da relazioni di amicizie, ma soprattutto animati da Maria, la Madre di Gesù.
Dobbiamo sottolineare, all’inizio di questo percorso che sarà guidato dalla figura della Pala della Pentecoste che ci accompagna in questo mese di maggio, alcuni particolari. Il gruppo dei discepoli è vigilante in attesa dello Spirito Santo. La Pala della Pentecoste che vediamo riprodotta ci dà piuttosto l’idea dell’evento che dell’attesa; infatti, porte e finestre sono spalancate, i volti raggianti sono illuminati dallo Spirito, che appare sotto forma di colomba. Ma dobbiamo presupporre e rivivere a nostra volta quella attesa. Riflettiamo sull’attesa, l’attesa dello Spirito Santo. Ci sono due modi sbagliati di attendere. Quello di chi sfugge la vigilanza che l’attesa comporta (attendere vuol dire vegliare, essere all’erta); succede quando ci si sottrae ad un appuntamento. Si manca all’appuntamento con lo Spirito Santo quando si resta nell’ignoranza di lui, quando non lo si ama, non lo si invoca e non lo si aspetta nelle decisioni che dobbiamo prendere (quando lui potrebbe essere nostro suggeritore) o quando abbiamo iniziative da intraprendere (e lui potrebbe essere la nostra guida). L’altro modo sbagliato di vivere l’attesa è quello di subirla, senza vedere la preziosità del momento presente. Ci è chiesto di vivere l’attesa con intensità, invocando lo Spirito Santo.

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Propongo, a partire da questa sera, di abituarci ad invocare lo Spirito Santo: «Vieni, Spirito Santo, riempi il cuore dei tuoi fedeli ed accendi in essi il fuoco del tuo amore». Lo invocheremo soprattutto nei momenti difficili, quando dobbiamo prendere una decisione o compiere un’azione che esige responsabilità.
Continuiamo il gioco del “prediletto” della Madonna nella nostra famiglia.