Omelia IV Domenica di Pasqua

Omelia di S.E. Mons. Andrea Turazzi
Cattedrale di Pennabilli, 26 aprile 2015
 
At 4,8-12
Sal 117
1Gv 3,1-2
Gv 10,11-18

La Chiesa è tutta inondata di gioia e di luce: splendore del tempo pasquale! Le nostre assemblee ripetono “Alleluia!” a non finire.
La liturgia ci ha consegnato simboli ricchi di allusioni: il cero pasquale (Gesù risorto che apre un nuovo esodo), la colomba che stende le sue ali su di noi (la risurrezione è potenza di Spirito Santo che sconfigge la morte), il pellicano che sfama e disseta di sé i suoi piccoli (Gesù che ci fa vivere della sua stessa vita attraverso i sacramenti).
Siamo accompagnati per un cammino di fede attraverso tappe suggestive: la tomba vuota (Gesù non è qui!), la locanda di Emmaus dove viene benedetto e spezzato un pane (presenza di Gesù risorto nell’Eucaristia), il Cenacolo dove Gesù si fa toccare, rimette i peccati, dona lo Spirito e invia i discepoli nel mondo.
Di domenica in domenica andiamo sempre più in profondità nella comprensione del mistero pasquale. Questa domenica – la quarta – segna una svolta: dalle apparizioni del Risorto alla sua presenza nella Chiesa.
Non possiamo dirci cristiani senza appartenenza alla Chiesa. L’equivoco nasce talvolta quando si pensa e si parla della Chiesa unicamente con criteri sociologici. In realtà la Chiesa è il corpo stesso di Gesù: un corpo mistico, ma reale, del quale Gesù è il capo e noi le membra, stretti insieme da una profonda comunione, inaugurata nel battesimo. La legge di questo corpo consiste nel vivere l’uno dell’altro e l’uno per l’altro. Per insegnarci questa legge Gesù si è servito della metafora del pastore, assai eloquente per i suoi contemporanei. Gesù è pastore e ciascuno di noi è, in certo modo, pastore per qualcuno. E’ il titolo più disarmante e disarmato che ci sia. Il testo greco aggiunge per Gesù l’aggettivo “bello”, il “bel pastore” (solitamente noi diciamo buon pastore). Preferisco attenermi alla traduzione letterale. Con che cosa affascina il bel pastore? Con un verbo ripetuto cinque volte nello stesso brano: io offro la mia vita; la mia vita per la tua! Questo è il comando – aggiunge Gesù – che ho ricevuto dal Padre mio, il comando che fa bella la mia vita! Vuoi che anche la tua sia bella? Sai cosa devi fare: continua a donarti e a spenderti. Ricorda il progetto di vita che ha entusiasmato l’apostolo Paolo: Mi sono fatto tutto a tutti, per guadagnare ad ogni costo qualcuno (1Cor 9,22). E’ il tema Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni di quest’anno: “E’ bello con te”, aggiungerei: «E’ bello… per te»!
Questa la bella notizia (Vangelo), questo l’asso nella manica per la nuova evangelizzazione. Il mondo sarà di chi lo ama di più: e chi l’ha amato e l’ama più di Gesù? Vorrei sentissimo, forte e calorosa, la premura di Gesù buon pastore verso tutti. E, a nostra volta, prenderci a cuore gli uni gli altri, disposti ad offrire la vita: genitori e figli, fratelli e amici, consacrati e laici. Questo è il senso dei giorni speciali che stiamo vivendo.