Omelia XXIX Domenica del Tempo ordinario

Omelia di S.E. Mons. Andrea Turazzi

Novafeltria, 12 ottobre 2014

Convegno Giovanissimi e Giovani AC

(da registrazione)

 

Cari ragazzi, cari giovani,
da vari mesi sono con voi. Scatto una fotografia della nostra diocesi; considerato che vengo da fuori, può essere sfuocata o non del tutto chiara perché presa da un angolatura non ancora perfetta. Quello che vedo è questo: “La Chiesa Sanmarinese-feretrana ha una lunga e venerabile tradizione: è terra prediletta, abitata da una popolazione tenace, schietta, aperta ai valori spirituali e umani. Fondata da due missionari – Marino e Leone – ha espresso lungo i secoli una geniale inculturazione della fede cristiana. Ne fanno testimonianza la memoria di santi e beati, le comunità monastiche e religiose che l’hanno scelta come ambiente ideale, le pievi che trapuntano il suo territorio, l’ininterrotta trasmissione dei contenuti del Cristianesimo attraverso la famiglia. Sul monte Titano è sorta un’esperienza sorprendente di socialità e di libertà civile, guardata con ammirazione dal consesso delle nazioni: la Repubblica di San Marino, fedele alle sue radici da oltre 1700 anni! Sul monte Feretrum – che dà il nome al territorio adiacente – hanno trovato unità, sotto la guida del vescovo, le popolazioni delle valli attorno divenute talvolta oggetto di contesa dei potenti di turno. Restano testimonianze di pietra (pietre “che pregano”), di preziosi documenti e di arte. Anche il più piccolo borgo, come uno scrigno, custodisce gioielli. Il vescovo Antonio Bergamaschi, mio predecessore, ha iniziato la raccolta e la custodia di alcune di queste testimonianze per preservarle dalla dispersione e valorizzarle maggiormente. Ma la testimonianza più forte è la vitalità di questa diocesi, piccola come entità geografica, ma completa: un corpo con la vivacità delle sue articolazioni. L’ininterrotta catena episcopale (per alcuni anni quella dei vescovi della vicina Rimini), la tiene saldamente ancorata alla Chiesa di Roma, mentre la partenza di tanti missionari per terre lontane l’ha aperta e la apre sul mondo intero (i missionari ad gentes). Attualmente, dopo la nuova configurazione (1977) e la ripresa dei vescovi residenti, ha avuto nuovo slancio, ha riqualificato l’impianto pastorale e rinforzato la formazione di clero e laici: una preziosa eredità lasciata dagli arcivescovi Paolo e Luigi. E’ desiderio di tutti che nulla vada perduto, neppure i frammenti (cfr Gv 6,12): i segni della fede, le tradizioni, le piccole parrocchie, le devozioni… e soprattutto i frutti di santità (oltre ai due santi fondatori, la nostra Chiesa celebra 15 beati). In diocesi operano 53 sacerdoti, 8 diaconi e 22 religiosi. Dal primo incontro ho constatato una curia ben organizzata: cancelleria, vicariato, economato, segreteria; avvalentesi dell’impegno di sacerdoti e di laici. Accanto alla curia è attivo l’Istituto di Sostentamento del Clero e l’Ufficio Comunicazioni sociali. Fanno parte dell’esecutivo del Vescovo gli Uffici pastorali, in servizio per tutta la diocesi. La nostra diocesi è ricca di movimenti, gruppi, associazioni, impegnati per la formazione dei laici, il servizio della carità e l’animazione culturale. Un ruolo particolare riveste, per la sua natura, l’Azione Cattolica. Una delle caratteristiche della nostra diocesi è la presenza della vita consacrata: mani alzate verso il cielo e mani che soccorrono e lavorano (20 le religiose di vita attiva e 49 le Sorelle claustrali). Una radice nascosta vivifica mirabilmente la nostra Chiesa: è l’offerta quotidiana della sofferenza degli ammalati e degli anziani e l’innocenza dei piccoli”.

Questa la fotografia della nostra Chiesa locale di San Marino-Montefeltro. Mi chiedo spesso: “Signore, tu che cosa vuoi da noi? Noi siamo tuoi, abbiamo messo a tua disposizione il nostro cuore, la nostra intelligenza, i nostri piedi, le nostre mani… che cosa ci chiedi?”. Viene fuori l’esigenza di un progetto. Voi siete la parte più giovane della comunità, è giusto che sappiate verso quale direzione vogliamo andare. Quando ero bambino ricordo come papà faceva progetti sulla casa, sul lavoro, sulla famiglia; gli sono grato perché anch’io venivo messo a parte dei progetti e responsabilizzato.
Nella nostra diocesi, avete un posto importantissimo. Per questo vi vogliamo mettere a parte del programma pastorale. L’aggettivo “pastorale” deriva dalla prerogativa di Gesù “buon Pastore”; è lui che ci guida, mentre noi ci proponiamo di essere al suo servizio. Vogliamo costruire insieme il programma pastorale; ci vorrà tempo, ma è la cosa più necessaria, più utile e anche la più bella: è il tentativo di tradurre il battito del cuore di Gesù. Permettete una confidenza: uno dei film che da bambino mi ha fatto pensare alla vocazione era “Marcellino, pane e vino”. Marcellino mette la guancia sulla guancia del crocifisso, il suo cuore sul cuore di Gesù… come se volesse sentire i suoi battiti, e sente l’amore che Gesù ha per tutte le persone. In attesa di capire chiaramente che cosa dobbiamo fare, ci prefiggiamo due obiettivi da seguire. Il primo è conoscere, seguire e valorizzare il calendario liturgico; nell’anno liturgico abbracciamo il mistero del Signore nella sua interezza e nel suo rudimento; cerchiamo di viverlo bene e di farlo vivere sempre più in profondità. Il secondo grande obiettivo, un’invenzione pastorale, ma molto utile e azzeccato, è riscoprire la parrocchia, anche se piccola. Ogni parrocchia è una famiglia di cristiani che si riunisce, una famiglia di famiglie che prende il vangelo sul serio e che ha la fortuna di avere l’Eucaristia (alcune parrocchie questa fortuna non l’hanno, perché molto piccole, però possono andare nella parrocchia vicina o custodirla nella propria chiesa). La vita della parrocchia è cara a tutti: in parrocchia si nasce e si viene battezzati, si cresce e si comincia l’iniziazione cristiana, si fa gruppo, si progetta il matrimonio, si accompagnano i figli e si è accompagnati nell’ultimo tratto dell’esistenza…

Abbiamo davanti a noi due emergenze.
Se chiudete gli occhi e pensate alla parrocchia che cosa vi viene in mente? Un campanile, la chiesa, il prete, le case d’intorno… sembra impossibile possa esistere una parrocchia senza il campanile, la chiesa e il prete, però i preti diventano sempre meno. Questa circostanza, unita ad altre, ci provoca a cercare un “nuovo assetto” della diocesi.
Pensiamo ai primi cristiani; leggiamo il capitolo 16 della Lettera di San Paolo ai Romani. «Vi raccomando Febe, nostra sorella, diaconessa della Chiesa di Cencre: ricevetela nel Signore, come si conviene ai credenti, e assistetela in qualunque cosa abbia bisogno; anch’essa infatti ha protetto molti, e anche me stesso. Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù…». E seguono poi i nomi di una infinità di fratelli e sorelle che “lavorano molto” per il Signore e per la comunità. Potremo dire che è una fotografia ante litteram dell’Azione Cattolica. Vengono nominate le persone nella cui casa si radunavano dei cristiani: molte erano coppie di sposi (e questo è molto significativo e bello!). Viene in rilievo la vocazione stupenda dei laici. Avete ricevuto sacramenti che vi fanno “altri Gesù”, allora in questo “nuovo assetto” voi siete i responsabili. Il sacerdote è indispensabile per l’Eucaristia, per la celebrazione del perdono dei peccati, ma le nostre comunità diventano sempre più vive e attive, come vuole il Signore, se spuntano in mezzo a noi carismi, doni e disponibilità al servizio.
L’altra sfida è la grande apostasia che stiamo vivendo, un popolo intero che abbandona la fede.
E noi che cosa possiamo fare? Possiamo far conoscere Gesù, il suo Regno e la sua giustizia. Più che portare Gesù, il nostro primo obiettivo è quello di essere Gesù. Là dove è chiamato a vivere, ognuno di noi è la Chiesa. Pensate alla sfera; tutti i punti della sua superficie, indifferentemente, possono reggerla interamente. Ognuno di voi, cari ragazzi, è la Chiesa. Mi complimento con voi, non mi affanno, perché il Signore conta su di voi ed io so che, all’università, in discoteca, in palestra, ci siete voi. E voi, con me, portate la gioia del Vangelo! Grazie