Giornata del malato

Il mio rapporto con Maria

Intervista al Vescovo Andrea

Diversi personaggi della nostra diocesi verranno intervistati nei prossimi numeri del Montefeltro attraverso un botta e risposta di 10 domande, tutte incentrate sul rapporto personale che hanno con la Madre di Gesù. Questa volta il Vescovo Andrea risponde alle domande di Michele Raschi.

Eccellenza, cosa significa “essere devoti alla Madonna”?

La parola “devoti” appartiene ad un linguaggio un po’ desueto, può servire di più parlare di “rapporto”. In questo caso parlo di un “rapporto vitale” con la madre del Signore data a noi per una maternità spirituale.

Come si può esprimere questo rapporto?

Come ogni rapporto, anche quello con la Madonna è qualcosa di vivo. Inizia spontaneamente e semplicemente, poi si arricchisce di motivazioni e di esperienze. Come in ogni rapporto si riceve e si dà.

Quando è iniziato il suo rapporto con Maria?

La prima cosa che ti insegnano da bambino è l’Ave Maria. Poi, anche nel rapporto con la Madonna, può esserci una sorta di adolescenza: è il momento nel quale si protesta, si vuol capire, si rifiutano luoghi comuni e frasi fatte. Si vuol essere originali. Ho sentito qualche maestro spirituale affermare che il rapporto con la Madonna è frutto della maturità.

Come ha conosciuto questa forma di affidamento alla Madre Celeste?

Ho letto negli anni della formazione teologica un importante scritto sulla “vera devozione”; è di un celebre autore francese, San Luigi Grignon de Montfort. Qui il rapporto con la Madonna è tutto in prospettiva cristologica. Del resto è una delle lezioni che ci offre la Lumen Gentium del Vaticano II. Consacrarsi è anzitutto affidarsi. Ma non solo. L’esperienza a cui allude la parola connota anche un desiderio di appartenenza. Un’appartenenza che ha il carattere della permanenza. In sintesi, consacrarsi è in certo modo decidere di “essere Maria”. Allora pensieri, parole, azioni, sono ispirati a lei.

Come esprime concretamente tale rapporto?

Nel dialogo. Dialogo che a volte si fa preghiera, invocazione, altre volte canto pieno di gratitudine. Per lo più è desiderio di imitazione.
Allora contemplo i misteri del Rosario: vedo lei in azione, oppure, con i suoi occhi, rivivo i misteri del Signore.

Perché diventare devoti alla Madonna?

Perché mi piace. Sono vescovo nella Chiesa, ma sono piccolo come discepolo del Signore e mi faccio accompagnare da Maria.
Il rapporto con lei nulla toglie al rapporto con Gesù. Ai piedi della croce, in Giovanni, sono stato affidato alla madre e invitato ad accoglierla nella mia casa.

Questo voto è in grado di cambiare i cuori?

La Madonna è un modello, ma le è stato affidato anche un compito di intercessione nella forma dell’amore materno. Maria prega per me e prega con me perché il mio cuore assomigli sempre più al suo e le mie labbra possano ripetere il suo “sì”.

Cosa ha percepito fosse cambiato in lei?

Come la Madonna, anche il prete “mette al mondo” il Signore ogni volta che celebra l’Eucaristia. Di questo continuo a stupirmi. Un cambiamento? Imparare l’arte del silenzio per fare spazio alla Parola. In questo vedo l’essenza della “marianità”.

C’è stato un momento particolare in cui ha sentito che questo rapporto l’ha aiutata in maniera determinante e decisiva?

Non ho mai avuto esperienze eccezionali e nemmeno emozioni speciali. In genere diffido dello straordinario: non è per me. Ma ricordo un Rosario particolare prima di salire sul Cimon de la Pala, nelle Dolomiti. Era al tramonto.

Perché proporre ad altri la devozione a Maria?

Perché la Madonna è di tutti. Ne sono felice! Tutti hanno diritto di conoscerla.
Ho trovato persone che hanno perso contatto con la Chiesa, ma alle quali era rimasta l’Ave Maria e l’Ave Maria è diventata un punto di partenza. La Madonna sa raggiungere i suoi figli nei modi più impensati, soprattutto nei momenti del dolore. Arriva ai cuori anche attraverso l’arte, la musica, la poesia. È la sua rivincita!

(A cura di Michele Raschi).

«Pregate, pregate molto!»

Gli appelli della Madonna a Fatima

I Pastorelli di Fatima ai quali apparve la Madonna per sei volte dal 13 maggio al 13 ottobre 1917 furono Lucia Dos Santos, di dieci anni, Giacinta e Francisco Marto, di sette e nove anni. Le apparizioni hanno un significato e un contenuto che non riguarda solo il tempo in cui sono avvenute, ma invitano ad alzare lo sguardo in avanti, nel tempo, nella storia, fino al destino ultimo dell’uomo: l’eternità. Alle apparizioni sono legati i famosi tre segreti di Fatima; in realtà è un solo segreto diviso in tre parti cui accennerò brevemente. La prima parte è per i veggenti e mostra loro la visione dell’inferno, dove vi sono le anime dei dannati. La seconda preannuncia la fine della guerra che si stava combattendo (1915-18) e la minaccia di una nuova guerra peggiore di quella allora in atto, se gli uomini non si fossero convertiti. Tralascio la terza parte del segreto perché nel 2000 fu spiegata e diffusa dal Santo Padre Giovanni Paolo II, commentata dall’allora Card. Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, chiarita dal Card. Bertone, allora Segretario di Stato Vaticano, ma suscita ancora dubbi e polemiche sulla sua interpretazione. Rimando per questo ai numerosi scritti in proposito. Vorrei solo citare l’autorevolezza che i segreti hanno in se stessi: i tre fanciulli non potevano immaginare una visione dell’inferno così cruda nel suo realismo, né tantomeno conoscere le profonde motivazioni spirituali che sono la causa della perdizione eterna. Tanto meno i tre fanciulli, nel pieno della prima guerra mondiale, quando forse ormai il mondo ne sentiva tutto il peso e aveva capito la definizione di “inutile strage” come  Benedetto XV l’aveva bollata, potevano immaginare, come invece annunceranno, che se gli uomini non si convertiranno scoppierà un’altra guerra mondiale peggiore della prima. Né potevano immaginare, come invece dirà loro la Madonna, la necessità della consacrazione della Russia al Suo Cuore Immacolato, altrimenti tramite il marxismo ateo avrebbe diffuso nel mondo i suoi errori perniciosi. Non dimentichiamo che siamo nel 1917, l’anno della rivoluzione russa che tante speranze aveva suscitato per un’era di riscatto e di maggiore giustizia per il popolo. Ebbene la Madonna parla della possibilità di evitare questi flagelli oppure di attutirli, attraverso la conversione e un rinnovato cambiamento di vita e di mentalità che comprende tanti appelli: Appello alla Fede, Appello alla Adorazione, Appello alla Speranza, Appello all’Amore, Appello al Perdono, Appello alla Preghiera, Appello al Sacrificio, Appello alla partecipazione all’Eucaristia, Appello alla intimità con la Santissima Trinità. Qui vorrei sottolineare solo l’appello alla preghiera, rimandando ad un prossimo articolo quelli alla penitenza e alla conversione: Pregate! Pregate molto! Questo appello ha avuto luogo nella seconda apparizione dell’Angelo, cioè quelle apparizioni di un messaggero celeste, iniziate un anno prima per preparare i fanciulli all’incontro con la Madre di Dio: Pregate, pregate molto! dice l’Angelo ai bambini: I Cuori di Gesù e di Maria hanno su di voi disegni di misericordia. Offrite costantemente all’Altissimo preghiere e sacrifici. Questo appello ci rinnova il richiamo di Gesù: «Vegliate e pregate» (Mt 26,41). La preghiera è necessaria a tutti. Possiamo pregare in molti modi: con la preghiera vocale, con la preghiera mentale e persino facendo del nostro lavoro una preghiera. Dice suor Lucia: «Dobbiamo santificare il nostro lavoro, il nostro riposo, il nostro nutrimento, le nostre divagazioni oneste, come se fossero un’orazione permanente. Sapendo che Dio è presente, ci basta ricordarlo e ogni tanto rivolgergli qualche parola: sia d’amore – Ti amo Signore! – sia di ringraziamento – Grazie Signore, per tutti i tuoi benefici! – sia di supplica – Signore, aiutami ad esserti fedele! Perdona i miei peccati, le mie ingratitudini, le mie freddezze, le mie incomprensioni, le mie scivolate – sia di lode – Ti benedico Signore, per la tua grandezza, per la tua bontà, per la tua sapienza, per il tuo potere,  per la tua misericordia, per la tua giustizia, per il tuo amore». L’Angelo di Fatima insegna questa preghiera: «Mio Dio io credo, adoro, spero e Ti amo, ti chiedo perdono per tutti quelli che non credono, non adorano, non sperano e non Ti amano. Santissima Trinità, Padre Figlio e Spirito Santo, Vi adoro profondamente e Vi offro il preziosissimo Corpo Sangue Anima e Divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi e delle indifferenze con cui è offeso. E per i meriti infiniti del Sacratissimo Cuore di Gesù e per l’intercessione del Cuore Immacolato di Maria, Vi chiedo la conversione dei poveri peccatori». Lucia scriverà: «Le parole dell’Angelo segnarono così profondamente i nostri cuori, che mai abbiamo dimenticato. A partire da questo momento molte volte recitiamo la preghiera, prostrati a terra, come l’abbiamo visto fare all’Angelo e ripetiamo le sue parole fino a quando non ci sentiamo esausti». Con questo esercitavano una generosità eroica a favore della conversione dei peccatori. Preghiera che torna ad essere proposta anche a noi, perché il messaggio di Fatima mantiene la sua scottante attualità. (Mons. Elio Ciccioni)

«Tutti tuoi»

La diocesi si è incamminata verso “il 13 maggio”,
giorno della solenne consacrazione al Cuore Immacolato

Fatima è una realtà molto cara ai cristiani di oggi. È luogo di apparizioni mariane, sorgente di spiritualità, canale di un messaggio di conversione, di preghiera e di riparazione. Folle di pellegrini vi accorrono da tutto il mondo. Là gli ultimi papi hanno sostato in preghiera. Giovanni Paolo II ha donato alla Madonna la pallottola che lo colpì nell’attentato del 13 maggio 1981 in piazza San Pietro.
Quest’anno ricorre il primo centenario delle apparizioni. Anche la Chiesa di San Marino-Montefeltro si mette idealmente in cammino verso Fatima. Vuole vivere l’anniversario come atto di gratitudine per questo dono del Cielo, come occasione di risveglio della fede nel nostro popolo e come celebrazione di una nuova e solenne consacrazione alla Madonna. Il nostro territorio è trapuntato da tanti segni mariani: chiese, edicole, santuari, affreschi, dipinti, maioliche, sculture. Molti fedeli accorrono al Santuario della Madonna del Faggio alle pendici del monte Carpegna. Particolare attrattiva e importanza riveste il Santuario Nazionale del Cuore Immacolato di Maria in Valdragone (RSM). Qui, specialmente, si orienteranno le iniziative del centenario, sia per il legame che il Santuario stesso ha con Fatima, sia per la sua capacità di accoglienza amichevole e spirituale. Che cosa si intende con la parola consacrazione? Impossibile non fare riferimento al Battesimo, il sacramento che unisce per sempre a Cristo, che rende il cristiano figlio di Dio, dimora dello Spirito Santo e che infonde in chi lo riceve la grazia santificante. Ogni altra forma di consacrazione non è che una esplicitazione o un approfondimento o una valorizzazione di questa. Consacrarsi a Maria significa anzitutto affidarsi: riconoscere il rapporto filiale con lei e chiedere con fiducia aiuto e protezione. Consacrarsi a Maria vuol di-re esplicitare il desiderio dell’imitazione. Attraverso l’esemplarità di Maria, la prima discepola, si vivono marianamente le tappe del cammino di fede. Consacrarsi a Maria esprime la volontà di appartenenza a lei, un’appartenenza che si manifesta attraverso mille attenzioni, piccoli e grandi gesti affettuosi, ma soprattutto nella custodia della grazia battesimale. L’esperienza della consacrazione dice anche una volontà di permanenza e stabilità in questo rapporto che si rinnova, si rimotiva, si approfondisce. Il 13 maggio, dunque, tut-ta la nostra Chiesa, le nostre parrocchie e le nostre famiglie, si consacreranno al Cuore Immacolato di Maria. In concreto, consacrarsi come diocesi alla Madonna, colei che ha dato la vita a Gesù, significa spendersi per la causa della vita e per tutto ciò che promuove la dignità della persona. Che la nostra Chiesa sia una luce, un punto di riferimento e un segno di speranza: come Maria sia vicina, sia ai piedi di ogni croce, sia accogliente come colei che alle nozze di Cana fece arrivare il vino migliore, si programmi in uscita come la Madre della Visitazione.
La parrocchia che si consacra a Maria, rivive intensamente la comunità dei primi cristiani come descritta negli Atti degli Apostoli, una comunità riunita con la presenza di Maria. La parrocchia è chiamata ad essere sempre più una “base missionaria”, un Cenacolo che si spalanca tra le case, un cuore che richiama al suo centro tutte le energie perché siano sempre fresche, rinnovate dallo Spirito e nuovamente in circolo. La famiglia che si consacra alla Vergine ritorna, in certo modo, a Nazaret e fa della Santa Famiglia il proprio modello. Guardando il bambino Gesù che «cresce in età, sapienza e grazia» rinnova il suo impegno educativo. Nella prospettiva di un’ampia educazione all’amore è importante annunciare, la dimensione vocazionale della vita: vivere è rispondere!
Questo annuncio corrisponde alla grandezza degli ideali che possono sbocciare nel cuore dei giovani, fino al dono totale di sé (+ Andrea Turazzi).

Festa di Sant’Agata

Omelia III domenica del Tempo Ordinario

Omelia di S.E. Mons. Andrea Turazzi

22 gennaio, Monastero delle Clarisse, Sant’Agata Feltria

Inizia da questa domenica il racconto della vita pubblica di Gesù secondo il Vangelo di Matteo. Nel tempo dell’Avvento e del Natale abbiamo avuto un primo assaggio del Vangelo di Matteo coi Vangeli dell’infanzia. Lo scenario in cui si svolge la prima attività di Gesù è la Galilea e, precisamente, le città attorno al lago di Gennezaret.

«Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato…».

Per Gesù è il segno che è scoccata la sua ora. Giovanni Battista, la Voce, cede il passo a Gesù, la Parola. Il ritorno in Galilea non è una fuga. L’arresto di Giovanni anziché rendere prudente Gesù, aumenta l’urgenza del suo ministero, lo fa uscire allo scoperto: è coraggioso; cominciamo già a vederlo. Gesù inizia da dove Giovanni ha finito: «Convertitevi, perché il Regno dei cieli è vicino». Era sceso alle rive del fiume Giordano per essere battezzato e “compiere ogni giustizia”, adesso torna a Nazaret, ma è solo di passaggio. Senza portare nulla con sé, scende nella zona del Lago di Galilea.

«Si ritirò nella Galilea, lasciò Nazaret ed andò ad abitare a Cafarnao…».

Se il messaggio è identico a quello di Giovanni: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”, diverso è il metodo. Giovanni si era ritirato nel deserto e aspettava la gente al suo battesimo. Gesù prende dimora a Cafarnao e va incontro alle folle. Fin dall’inizio è chiara la sua strategia, una strategia non di fuga, ma d’ingresso: per salvare tutti, giudei e pagani, nel caos di una cittadina di frontiera. Il Nord Galilea, e particolarmente Cafarnao, costituiscono, infatti, un miscuglio di razze e di genti. Su quelle terre, emblema di ogni periferia, cominciano a compiersi la profezia del vecchio Simeone che, al tempio, aveva salutato il bambino Gesù come “Luce delle genti” e l’oracolo di Isaia: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce…”.

La Galilea, Cafarnao

Non geografia, ma teologia! Quel territorio assomiglia al mondo contemporaneo, alle nostre città, perfino ai nostri borghi: abitati ormai da razze, religioni e culture diverse. Gesù si mette in situazione. E noi? Siamo fosforescenza della sua luce? Speriamo di non meritarci il suo rimprovero: “Guai a voi che percorrete terra e mare per far un solo proselita – parafrasando – senza aver fatto seriamente la scelta del Vangelo. Sognate conversioni in terre lontane e non vi accorgete della sete di verità e di aiuto di chi vi sta accanto”.

«Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli…».

Gesù annuncia il Regno di Dio. Si capisce subito che la conversione è “girarsi verso quella luce”.  La conversione non è la causa ma l’effetto dell’incontro. Talvolta ho immaginato che la conversione fosse anzitutto un fare penitenza del passato, una condizione imposta da Dio per il perdono. Ho pensato di trovare Dio come la ricompensa al mio impegno. Gesù è la buona notizia; è lui che ci viene incontro! Lo vediamo nel racconto che segue, il racconto delle chiamate. Lo sguardo di Gesù è uno sguardo creatore: pone in essere. In Simone vede la Roccia su cui fonderà la sua comunità, in Andrea il pescatore di uomini, in Giovanni l’aquila che penetrerà il mistero di Dio. Un giorno guarderà l’adultera e risveglierà in lei la sposa, amante fedele. In Nicodemo ridesterà il coraggioso mendicante del corpo del Crocifisso. E guarda me e ciascuno di voi… Ripete: «Seguimi»!

La pericope evangelica si conclude con Gesù che riprende il cammino per illuminare, per annunciare, per sanare. Se lui è la luce, i fari ne saranno dei pescatori chiamati non solo a seguire Gesù, ma per essere associati alla sua missione: pescatori di uomini. Araldi del Regno, senza laurea in Teologia!

Consacrazione della diocesi

Il messaggio di Fatima

Fatima: nel 1917 uno sperduto villaggio del Portogallo, conosciuto solo perché porta il nome di una figlia di Maometto, Fatima, un villaggio che diventerà teatro di uno dei fatti più straordinari di tutto il secolo scorso: la Madonna appare a tre pastorelli Lucia, Francesco, Giacinta, rivelando e affidando loro messaggi che riguardano il destino dell’umanità.

Ricorre quest’anno il centenario delle apparizioni di Fatima e quei messaggi conservano ancora oggi tutta la loro attualità.
Il messaggio di Fatima è estremamente semplice e allo stesso tempo così profondo che riassume tutto il contenuto del Vangelo. Eppure sappiamo le polemiche e i contrasti scoppiati attorno al messaggio della Vergine, fin da subito, nel confronto dei tre pastorelli, quando vengono usate tutte le pressioni possibili e immaginabili per far loro ritrattare ciò che avevano udito e veduto. A cominciare dagli stessi famigliari che temevano di essere coperti di ridicolo, alle autorità civili dell’epoca non credenti e che non accettavano l’idea che la Madonna fosse apparsa a tre ragazzi semplici e ignoranti. E poi, il messaggio di Fatima, continua oggi a suscitare tante divisioni e contrapposizioni, soprattutto a riguardo dei tre segreti che la Madonna ha consegnato ai veggenti. Al punto tale che l’interpretazione dei segreti rischia di oscurare il cristallino contenuto evangelico del messaggio. Succede purtroppo che fra noi cristiani spesso ci contrapponiamo in nome della comunione e dell’unità che ciascuno è impegnato a creare.

Un messaggio antico e sempre nuovo

Riproponendoci di scrivere in seguito qualcosa sul contenuto del messaggio che riguarda le sorti del mondo e dell’umanità (i tre segreti affidati ai pastorelli), ci soffermiamo in questo articolo sull’invito della Madonna alla preghiera, alla penitenza per i peccatori, alla conversione.
Queste apparizioni, che non possono contraddire il contenuto della fede, devono convergere verso l’oggetto centrale dell’annuncio di Cristo: l’amore del Padre che suscita negli uomini la conversione e dona la grazia per abbandonarsi a Lui con devozione filiale. Tale è anche il messaggio di Fatima che, con l’accorato appello alla conversione e alla penitenza, sospinge in realtà al cuore del Vangelo.
Dunque il messaggio di Maria ribadisce quello che già sappiamo dalla Scrittura: Cristo è venuto nel mondo a dare la Sua vita per liberarci dal potere di Satana e per liberarci dal peccato.
Il peccato esiste, è una tragica realtà, anche se la mentalità odierna ha tentato di eliminarne perfino l’idea, attraverso due percorsi:

* Non accetta più riferimenti oggettivi su ciò che è bene o ciò che è male, da cui deriva il concetto di peccato, riducendo tutto a misura della persona. Ciò che io ritengo, ciò che io penso, ciò che mi piace, ciò che mi aggrada o non mi piace. È questo, semplificando, il relativismo contro cui ci ha messo in guardia tante volte P. Benedetto XVI.

* Banalizzandone i contenuti, riducendolo una realtà a misura di bambini e questo purtroppo anche da parte di molti cristiani.

La Madonna invece ci ricorda che il male esiste, che il peccato esiste, al punto tale che molte anime si  dannano (i tre pastorelli avranno una visione dell’inferno) e il peccato è qualcosa di terribilmente serio, oggi come alle origini della storia umana: il peccato è sfiducia nei confronti di Dio, è ritenerlo un concorrente della nostra felicità e quindi è disobbedienza orgogliosa, è presunzione dell’uomo di essere lui il criterio delle scelte di ciò che è bene o di ciò che è male per quanto riguarda la sua vita.
L’invito alla penitenza per i peccatori ci richiama la scelta di Cristo per redimerci: la Croce, l’annientamento di se stesso perché i peccatori potessero essere salvi. Quindi la nostra partecipazione al sacrificio di Cristo trasforma in redentiva anche la nostra sofferenza, come ci insegna l’Apostolo Paolo «… completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24).
La prima funzione di Maria, assieme al Figlio, è quella di essere, offrire se stessa per la salvezza dell’umanità. Ella collabora con il suo “sì”, con la sua umiltà, con la sua docilità, con tutta se stessa al disegno della salvezza.
Così Maria, figlia di Adamo, acconsentendo alla parola divina, diventò madre di Gesù, e abbracciando con tutto l’animo, senza che alcun peccato la trattenesse, la volontà divina di salvezza, consacrò totalmente se stessa quale ancella del Signore alla persona e all’opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione in dipendenza da lui e con lui, con la grazia di Dio onnipotente. Giustamente quindi i santi Padri ritengono che Maria non fu strumento meramente passivo nelle mani di Dio, ma cooperò alla salvezza dell’uomo con libera fede e obbedienza. Infatti, come dice Sant’Ireneo, essa «con la sua obbedienza divenne causa di salvezza per sé e per tutto il genere umano». Onde non pochi antichi Padri nella loro predicazione volentieri affermano con Ireneo che «il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione coll’obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva legò con la sua incredulità, la vergine Maria sciolse con la sua fede» e, fatto il paragone con Eva, chiamano Maria «madre dei viventi e affermano spesso: «la morte per mezzo di Eva, la vita per mezzo di Maria» (LG 56).

Tornare al cuore del Vangelo

La Madonna a Fatima, come in tutte le altre apparizioni, non ha un messaggio suo da darci, ma vuole aiutarci a tornare al cuore del Vangelo. Non è venuta per dare un nuovo insegnamento, ma per ricordare qualcosa che è stato dimenticato, o rifiutato, per invitare a un nuovo risveglio spirituale che spinge a procurare la salvezza.
Ella sa bene che la salvezza viene solo da Dio perché, come dice l’Apostolo Paolo, «uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Gesù Cristo, che ha dato se stesso in riscatto per tutti». Per cui Maria Santissima pur essendo al centro non è il centro della salvezza, ma è colei che, prima di tutto, con la sua vita e con il suo esempio ce ne indica la strada: «Ad Jesum per Mariam». A Gesù per mezzo di Maria.
A Fatima la Madonna ci ricorda che solo nel Signore Gesù è possibile la salvezza, solo nell’accoglienza del suo Vangelo sta la sua piena realizzazione dell’uomo e non solo nel futuro, ma anche nella possibilità di creare già fin da oggi un mondo, una società più giusti e più umani. Ella dirà che solo tornando al suo Figlio, gli uomini potranno scongiurare i castighi di Dio, stanco di una umanità ribelle e infedele.
Occorre, per il popolo cristiano, conoscere sempre più e sempre meglio Maria SS.ma, da un canto nelle prerogative di cui Dio l’ha colmata, dall’altro però nell’interezza e nell’integrità della sua umanità, con la quale ha cooperato alla salvezza dell’uomo; una della stirpe di Davide, una di noi, non irraggiungibile, non divinizzata, ma possibile da imitare nelle sue virtù, donna che ha dovuto anch’ella compiere il “pellegrinaggio della fede”.
Sia allora l’anniversario delle apparizioni di Fatima, occasione per rinverdire la nostra fede per mezzo di Maria, ascoltando i suoi inviti, lasciandoci condurre per mano al suo Figlio, unico Salvatore dell’uomo, imitandone le virtù, perché il nostro amore a lei non sia solo sentimentalismo o devozionismo, ma serio e deciso impegno di vita vissuta secondo lo Spirito nella fedeltà a Dio e all’uomo nell’impegno di costruire cieli nuovi e terra nuova, secondo il progetto del Signore Gesù.

Mons. Elio Ciccioni
Vicario generale

Maria in cammino con la Chiesa

Centenario delle Apparizioni della Madonna di Fatima (1917-2017)

La diocesi ha vissuto intensamente l’anno giubilare appena concluso. Abbondanti le catechesi sul tema della misericordia: per qualcuno si è trattato di passare da una dimensione solo devozionale ad una comprensione teologica di questa realtà; per tutti c’è stato uno scatto nel fare la duplice esperienza, quella del ricevere misericordia con il ricorso al perdono di Dio e quella di offrire misericordia praticando opere spirituali e materiali di misericordia. È stato significativo fare tutto questo, ma ancor più “fare insieme”. Ne hanno guadagnato il senso di comunione ed il peso della testimonianza. Un segno speciale a livello diocesano, è stato l’itinerario delle stazioni giubilari. I lettori del nostro mensile avranno goduto nel seguire attraverso gli inserti quel peregrinare che ha congiunto sorprendentemente i luoghi della spiritualità sammarinese e feretrana. È stato come ricamare una costellazione di luci che abbraccia la diocesi intera.

Si apre ora davanti a tutti, credenti e uomini di buona volontà, una nuova offerta di comunione e di amicizia, di grazia e di grazie. Si tratta dello speciale anno mariano che avrà il suo vertice col solenne atto di affidamento – consacrazione della diocesi, delle parrocchie e delle famiglie al Cuore Immacolato di Maria. L’occasione è data dalla celebrazione del primo centenario delle apparizioni della Madonna a Fatima in Portogallo (13 maggio 1917). La raccomandazione, mai abbastanza sottolineata, è che tutto quanto si organizzerà non sia da ritenere “un di più” o un’entrata a gamba tesa su programmi pastorali già impostati. Il quadro nel quale ci si dovrà muovere sarà quello suggerito dallo Spirito Santo per questo tempo, da calarsi nel contesto ecclesiale attuale caratterizzato dalla Evangelii Gaudium e dallo Spirito dell’anno giubilare.
Maria, la madre del Signore, è in cammino con la Chiesa. Già nella prima pagina degli Atti degli Apostoli (scelta come lettura comune di quest’anno) ci appare in mezzo ai discepoli nel Cenacolo perseverante con loro nella preghiera. Nel cammino di fede di ogni cristiano la Madonna occupa da sempre un posto decisivo: quante chiese sono a lei dedicate, quanti luoghi racchiudono i misteri della sua vita, quante le espressioni dell’arte a lei ispirate.
Maria non è il centro del mistero cristiano, ma è sicuramente al centro.
È evidente la necessità di una robusta catechesi mariana. La linea sarà quella tracciata nel Concilio Vaticano II al capitolo VIII della Lumen Gentium. Sono da evitare due estremi: restare ad un livello intellettualistico forse ineccepibile ma distante, o lasciarsi andare ad una devozione sentimentale che non arriva mai a Cristo. Un aiuto può venire dal proporre a tutti i livelli la domanda: cosa vuol dire consacrarsi a Maria come Chiesa? Cosa comporta consacrarsi come comunità parrocchiale? Come vivere la consacrazione nella propria famiglia? Mese dopo mese questo inserto ci aiuterà a trovare risposte. È importante che l’itinerario come la manifestazione diocesana del 13 maggio abbia un forte carattere popolare che segni un risveglio spirituale. Ogni 13 del mese in parrocchia si terrà una “giornata mariana”: niente di straordinario, in molte comunità già si prega quotidianamente il Rosario, eccezionale sarà il fervore e il portare nella propria casa un segno ed uno spunto di meditazione. Il programma prevede poi un pellegrinaggio vicariale ad un santuario mariano.

+ Andrea Turazzi
Vescovo di San Marino-Montefeltro

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