Messaggio per la Pasqua

Siamo ancora attoniti di fronte alla voracità del fuoco che ha lacerato un segno formidabile della nostra civiltà. Certo – lo pensiamo tutti – Notre-Dame risorgerà più bella ancora. L’incendio è un fatto umano, terreno. Un incidente. Tuttavia, è lecito trarne profitto e farsi delle domande. Può gettare nello sconforto, ma anche dare un salutare scossone: ci siamo accorti quanto siamo legati ai simboli e ai capisaldi della nostra identità cristiana che la laicità non cancella. Ci siamo ridestati più europei in questa Europa così poco amata!
Tuttavia, non ignoriamo gli altri motivi di apprensione di queste ore, in casa nostra e nel mondo (Libia, Venezuela, ecc.).
La Quaresima era iniziata con un’ammonizione severa quanto necessaria: «Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai». Ora, alle prime luci della Pasqua, risuona un’altra parola: «Ricordati: risorgerai!», a dispetto delle Cattedrali in fiamme, delle esistenze ferite, degli inverni del cuore, dei progetti falliti…
Il credente conosce la potenza della Risurrezione di Gesù; chi non lo è può ascoltare le ragioni del cuore.
Nella speranza della Pasqua rivolgo due appelli. Chiedo si faccia tutto il possibile, nel rispetto delle leggi e secondo le possibilità, per progettare corridoi umanitari per l’accoglienza e l’integrazione di migranti e profughi. Con l’impegno di tutti le soluzioni si trovano. Dobbiamo augurarci cessino le emigrazioni forzate, non la mobilità umana liberamente scelta, un vantaggio per tutti.
Il secondo appello è per una degna accoglienza della vita. Ognuno di noi ha il diritto e il dovere di immaginare il modello di società nel quale vorrebbe vivere. Vorrei mettermi, con la mia modestissima manodopera, nel cantiere di quella città insieme a tanti altri amici. Una città dove una mamma in difficoltà può non percorrere la scorciatoia dell’aborto, ma trovi aiuto e sostegno e sia tutelata la sua salute e la bellezza dell’Amore che ha generato il suo bimbo.
Non guardo al passato (se non alle sue grandi lezioni), ma alla civiltà del domani, dove la vita trionfa sempre: la civiltà della risurrezione.
Auguri!

+ Andrea Turazzi
Vescovo di San Marino-Montefeltro

Auguri!

«Il giorno al giorno ne affida il messaggio
e la notte alla notte ne trasmette notizia…
Per tutta la terra si diffonde la voce
e ai confini del mondo la loro parola:
“Resurrexit!”».
Buona Pasqua!

+ Andrea Turazzi

Giornata Mondiale del Malato

Cari amici ammalati,
la parola diventa difficile quando si rivolge a voi e a tutti quelli che sono visitati dalla sofferenza. Ma è necessario che io superi questa difficoltà e l’imbarazzo per dirvi qualche cosa in questo giorno in cui vi ricordiamo in modo particolare alla Santa Vergine di Lourdes.
Voglio, anzitutto, dirvi il “grazie” della nostra comunità diocesana. Noi viviamo della preghiera e dell’offerta della vostra sofferenza unita a quella di Gesù.
Il Signore Gesù, con un gesto sublime di condiscendenza, ha voluto condividere e partecipare della nostra condizione e della nostra condizione più “nostra”, che è la sofferenza. Gesù non ha soppresso la sofferenza; non ne ha neppur svelato interamente il mistero: l’ha presa su di sé ed in questo ci ha donato la certezza che essa ha un senso e può essere offerta per amore. Questa è la scienza cristiana della sofferenza, la sola che doni pace.
Sofferenza: via che porta ad avvicinarsi e a stringersi agli altri nella solidarietà fraterna… Via che porta a scendere in profondità e a riconoscere l’essenziale della nostra esistenza… Via che conduce – se lo vogliamo – al dono di noi stessi: «Completo in me ciò che manca dei patimenti di Cristo, a vantaggio del suo Corpo che è la Chiesa» (Col 1,24).
Unisco a voi il pensiero dei medici, degli infermieri e di quanti si dedicano agli ammalati per guarirli, o almeno per alleviarne le sofferenze. A loro dico: «Siate sempre consapevoli che la vostra è una missione più che una professione. Voi avete a che fare con la persona stessa di Cristo, con la “carne” di Cristo.
A tutti dico: diamo una sempre maggiore attenzione agli ammalati, agli anziani, ai sofferenti: accada il miracolo della carità.

 

+ Andrea Turazzi
Vescovo di San Marino-Montefeltro

Messaggio per la Veglia della vita nascente

10 dicembre 2018

Veglia: un atteggiamento spirituale che ben si addice a questo tempo di Avvento. Luci nella notte: perché il cammino è spesso avvolto dall’oscurità. Queste le nostre luci: la Parola di Dio, i profeti, i testimoni. Ecco una veglia per la vita nascente: quando nasce un bambino si accende una luce. Dio non ha orrore dell’umanità. Noi vegliamo, questa sera, per fare festa alla vita, per innalzare inni alla vita! Vogliamo benedire ogni grembo carico di vita.
C’è la sorpresa del ragazzino quando trova risposta alla sua domanda ingenua: «Come nascono i bambini?».
C’è la perlustrazione acuta del biologo che indaga sul mistero dell’origine.
C’è la gioia di mamma e papà per il nuovo arrivato; una gioia che, come un cerchio d’acqua, si allarga ai nonni, ai vicini, agli amici. E questa sera la gioia per la vita nascente lambisce anche noi.
La vita nascente ci ricorda anche una responsabilità: è un tesoro in vasi di creta (cfr. ). La vita che nasce va preparata, accolta, accompagnata: è piccola, fragile e non autosufficiente. Reclama riconoscimento, ma in cambio offre coraggio, speranza, voglia di fare, che è come dire voglia di futuro!
Accade, purtroppo, che non venga accolta e che venga spenta prima ancora di accendersi. Ma quello che temiamo di più è la diffusione di una cultura tiepida e incerta verso la vita. In questa cultura c’è dell’egoismo, ci sono delle paure poco giustificabili. Ma c’è anche una visione ed un impianto di politica famigliare, sociale ed economica che non incoraggia e non aiuta.
I dati del rapporto ISTAT presentato a Roma il 28 novembre scorso, e che si riferiscono al 2017 in Italia, sono eloquenti: «La fase di calo della natalità, innescata dalla crisi, sembra avere assunto caratteristiche strutturali». 15 mila nati in meno in un anno, 45 mila in tre anni, 120 mila in un decennio. L’inverno demografico rischia di trasformarsi in glaciazione! I bambini sono un bene sempre più raro. Dal 2008 abbiamo perso il 20% dei neonati, uno su cinque (dati ISTAT). Dal 1964, quando si superò il milione di nuovi nati, la discesa non si è più fermata, con una accelerazione, a partire dagli anni Ottanta e di nuovo con la crisi economica, dal 2008 in poi.
Le ragioni delle culle vuote sono note: le maggiori difficoltà economiche, l’alta disoccupazione, la precarietà di molte posizioni lavorative, l’assenza di contributi pubblici strutturali e l’insufficienza dei servizi di supporto alle famiglie. Insomma, quella italiana sembra essere diventata una società senza sguardo sul futuro. Ed è quanto affermano i Vescovi italiani in vista della 41a Giornata Nazionale della vita: l’opera sorgiva di Dio in ciascun essere umano e in ciascuna famiglia «è vita, è futuro nella famiglia! L’esistenza è il dono più prezioso fatto all’uomo, attraverso il quale siamo chiamati a partecipare al soffio vitale di Dio nel Figlio suo, Gesù».
Noi, in questa veglia, ci lasciamo nuovamente sorprendere dall’ostinazione della vita che rispunta, come l’aurora di ogni giorno. E ci lasciamo educare. Ci guida la Parola: «Dio ha tanto amato il mondo da dare suo figlio». Dio ama questo mondo che non ci piace, ci mette paura, ci sembra una selva di trabocchetti e di inganni. Dio ama questo mondo, anche se il mondo «non ha creduto nel suo figlio»: i credenti sono oggi una risibile minoranza. Dio ama questo mondo, seppure questi disprezzi le “tavole di pietra” che Egli ci ha dato come bussola per vivere con libertà, dignità e coraggio.
Non è vero – ahimè – che il Decalogo è ancora il fondamento etico della nostra civiltà, si provi a scorrerlo (non uccidere, non rubare, non mentire, ecc.). E in questo mondo Dio, Padre Nostro, ama me, ama te che ascolti. Ci affida la sua creazione, ci affida la vita che viene da lui. A volte mi succede di chiedere alle persone: «Lei è credente?». Quasi sempre mi sento rispondere: «Sì, certamente». Come dire: ovviamente, ci mancherebbe altro. Mi rendo conto che c’è una diffusa riduzione della fede a “religione civile”: un mezzo per essere socialmente riconosciuti e accettati. Le sue liturgie sono i sacramenti ai figli per tradizione, il funerale in chiesa, la partecipazione a qualche gesto di solidarietà, una preghierina alla Madonna quando le cose vanno male. E il Dio di questa religione si chiama “Dio” (e si dice: «se Dio vuole…», «che Dio ce la mandi buona», «bisogno rassegnarsi alla volontà di Dio»). Dio inteso così è una specie di essere supremo, astratto, indifferente. Nessun disprezzo per questa “religione civile”, ma è insufficiente, perché Gesù è venuto a rivelarci il nome e il volto di un Dio amante della vita. Per la vita Dio offre suo Figlio.
Cari amici, «il futuro inizia oggi: è un investimento nel presente, con la certezza che la vita è sempre un bene, per noi, per i nostri figli, per tutti».

Messaggio per gli studenti e per il mondo della scuola

Cari ragazzi,
bentornati sui banchi di scuola! Forse vi sentite un po’ stretti dopo i mesi di sole e di acqua dell’estate; eppure vi attende una stagione altrettanto bella, ricca di sorprese e di incontri. Con l’augurio di un buon cammino, condivido con voi una riflessione importante. Sui tetti delle case e delle scuole vediamo antenne e parabole; insieme ai satelliti, invisibili ai nostri occhi ma sempre più presenti, sono un segno del cammino che l’umanità sta compiendo per comunicare: dai messaggi di fumo degli indiani al suono delle campane; dalla scoperta della stampa alla radiofonia; dall’analogico al digitale; dalla videocassetta al blu-ray; dal telefono fisso allo smartphone; da internet ai social network. Il mondo è diventato un grande villaggio. Comunicare: verbo infinito! Una possibilità fantastica, un diritto per tutti, una responsabilità. Ma la prima e fondamentale legge della comunicazione rimane il “rapporto”, con le sue regole di verità, di accoglienza, di benevolenza. Saper guardare l’altro negli occhi è la forma più alta di comunicazione. Non serve sprecar parole. Chi raggiunge questa capacità sa destreggiarsi fra mille messaggi e orientarsi nella selva delle informazioni.

È da anni ormai che nelle vostre classi avete fatto posto ad un nuovo inquilino: il computer. Ma voi siete più intelligenti di lui; la vostra fantasia è molto più creativa delle sue app e il vostro cuore conosce sfumature di gratitudine e di libertà che lui ignora. È una macchina: a scuola c’è chi vi insegna come guidarla. È uno strumento a vostro servizio: può offrire magnifiche opportunità, se utilizzato con competenza e con una chiara consapevolezza della sua forza e delle sue debolezze. È una finestra spalancata sul mondo: ma sarebbe triste se il vostro desiderio di amicizie online vi disconnettesse da coloro che incontrate nella realtà di ogni giorno e dalla vostra famiglia.
L’ambiente digitale è un’estensione della nostra umanità e della nostra socialità. Spetta a noi metterci dentro il desiderio di bellezza, di fraternità e di pace. Non farebbe così anche Gesù? Il Vangelo di Marco racconta un episodio della vita di Gesù nel quale si vede quanto preziosa fosse per lui la comunicazione. Alcune persone gli conducono un sordomuto, un uomo prigioniero del silenzio, la cui vita è chiusa alle relazioni, accartocciata su se stessa, come la sua lingua. È bellissimo vedere come Gesù restituisce quell’uomo al rapporto: lo porta fuori dalla folla e dalla confusione, stabilisce un contatto “a tu per tu” con lui, poi gli accarezza orecchi e bocca. C’è, inoltre, un coinvolgimento empatico di Gesù: Gesù alza gli occhi al cielo, sospira, si coinvolge e pronuncia la parola aramaica, «Effatà», che vuol dire: «Apriti!» (Mc 7,34). «Apriti!», come una finestra che riceve il sole. Perché sente, adesso quel sordomuto può parlare. Come sarebbe bello se ognuno potesse dire: parla-sento! È il mio augurio.

Vostro,
Vescovo Andrea

Messaggio dei Vescovi al Popolo di Dio delle Chiese dell’Emilia Romagna

Carissimi parroci, cari fratelli e sorelle,
condividiamo la grande preoccupazione e il dolore espresso da Papa Francesco con la “Lettera al Popolo di Dio” — sofferto invito ad una conversione personale e comunitaria — che vi invitiamo a leggere e meditare, nelle parrocchie, nei consigli pastorali e nei gruppi di famiglie. Egli ci chiede di soffrire insieme a tutto il corpo per aiutarlo.
L’impegno a combattere gli abusi sui minori e sulle persone vulnerabili, sia di potere che sulla coscienza che sessuali, da parte di chierici o di laici nella Chiesa, nella società e nelle famiglie, ci deve vedere uniti. Uniti nella preghiera e nella penitenza, perché le sofferenze delle vittime, che non si cancelleranno, siano condivise e non si ripetano. Perché il male non sia più nascosto ma opportunamente denunciato. Perché il perdono e la guarigione dalle ferite, che pure invochiamo da Dio, con la riparazione del danno, non siano un alibi, ma stimolo a mettere in atto una conversione di tutta la comunità cristiana e della società civile, perché si prendano le misure educative e operative per una prevenzione ampia ed efficace.
Nessuno deve essere coperto o giustificato, qualsiasi ruolo svolga. Il bene dei minori e dei più deboli deve stare sopra a tutto. Molto dipenderà dai genitori, dagli educatori, dagli insegnanti, dai sacerdoti, dai catechisti: la cura, la protezione, la vigilanza, la formazione propria e dei ragazzi o degli adolescenti, deve creare ambienti e atteggiamenti di vera tutela e deve portare i minori a imparare a difendersi, a reagire, trovando adulti accoglienti e pronti ad ascoltarli e a intervenire.
Come Vescovi della Regione ecclesiastica, in linea con quanto sta preparando la Chiesa italiana, abbiamo già predisposto un percorso di formazione che permetterà di avere in ogni diocesi alcune persone (quasi tutti laici e laiche) che potranno essere referenti e promotori dei cammini diocesani di formazione e prevenzione per la tutela dei minori.
Invitiamo le comunità cristiane in questo inizio dell’anno pastorale a creare occasioni di preghiera e digiuno, di riflessione, di penitenza, per essere uniti al nostro Papa Francesco nel suo indiscusso impegno a fare verità e giustizia dentro e fuori la Chiesa. E rinnoviamo il pieno e filiale sostegno al suo servizio fondamentale alla comunione e all’evangelizzazione.

I Vescovi dell’Emilia Romagna

Telegramma a Papa Francesco

A Sua Santità
Papa Francesco
Padre Santo, la vogliamo ringraziare per l’incoraggiamento e il sostegno dato alle nostre famiglie a Dublino e a tutta la Chiesa. Le siamo vicini nel cammino. Le assicuriamo la nostra preghiera e la nostra profonda comunione. Ci benedica. Vescovo Andrea Turazzi e diocesi di San Marino-Montefeltro

Messaggio all’Arcivescovo di Genova

A Sua Eminenza Reverendissima
Il Signor Cardinale ANGELO BAGNASCO
Arcivescovo di Genova
 
Eminenza carissima,
in questi giorni abbiamo pregato tanto e fatto pregare in tutte le nostre parrocchie e le nostre comunità per la cara città di Genova. Le siamo vicini, Eminenza, con tutto il cuore. Sotto quelle macerie c’è un po’ del nostro cuore: tanti sammarinesi e feretrani, in tempi non lontani, sono emigrati a Genova.
In queste ore abbiamo pensato all’insegnamento di Gesù a proposito di un fatto di cronaca del suo tempo: il crollo della torre di Siloe. Gesù ha spazzato via ogni insinuazione e ha invitato tutti alla conversione e alla considerazione della nostra fragilità.
Continueremo a pregare, ad essere vicini e in profonda comunione con tutti i genovesi e con lei, Eminenza. La Madonna asciugherà lacrime e darà forza e coraggio.
Suo,
 
+ Andrea Turazzi
Vescovo di San Marino-Montefeltro

Messaggio sull’accoglienza ai migranti

Il Vescovo Andrea Turazzi, facendo eco al messaggio della Presidenza della CEI della scorsa settimana, manda questo suo messaggio alla Diocesi.

È davvero una situazione, quella del Mediterraneo, che ci fa soffrire tanto e ci mette in crisi.
È da più di cento anni che aiutiamo i fratelli e le sorelle dell’Africa in casa loro: penso ai missionari, penso alle nostre collaborazioni, ecc.
Mentre riaffermo il dovere dell’accoglienza, ribadisco che occorre impegnarsi, ancor di più, per garantire ai popoli la possibilità di non emigrare, di vivere nella propria terra.

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Aprire orizzonti interiori

Appunti per l’estate

Dopo un prolungato indugio, anche quest’anno il solleone stravince. Siamo nel cuore dell’estate. Il mio pensiero e il mio saluto vanno ai tanti che raggiungono il nostro Montefeltro per qualche giorno di riposo e di vacanza. Siamo una terra fortunata, possiamo mettere a disposizione un ambiente bello, luminoso, fresco, ricco di richiami all’arte, alla cultura e alla storia. Per tanti ospiti si tratta di un ritorno ai luoghi delle loro radici. Qui ritrovano familiari, amici e tradizioni. Per questo si organizzano feste e si promuovono momenti di pietà popolare che, se ben impostati, possono essere una boccata di spiritualità, assolutamente necessaria. Vacanza non è solo riviera… vorremmo anzi che l’ospitalità del Montefeltro potesse essere più conosciuta, apprezzata e fruita. Tuttavia, il pensiero più preoccupato va soprattutto a chi non ha possibilità di prendersi giorni di ferie e a chi è costretto forzatamente a stare a casa perché senza lavoro.

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