Aprire orizzonti interiori

Appunti per l’estate

Dopo un prolungato indugio, anche quest’anno il solleone stravince. Siamo nel cuore dell’estate. Il mio pensiero e il mio saluto vanno ai tanti che raggiungono il nostro Montefeltro per qualche giorno di riposo e di vacanza. Siamo una terra fortunata, possiamo mettere a disposizione un ambiente bello, luminoso, fresco, ricco di richiami all’arte, alla cultura e alla storia. Per tanti ospiti si tratta di un ritorno ai luoghi delle loro radici. Qui ritrovano familiari, amici e tradizioni. Per questo si organizzano feste e si promuovono momenti di pietà popolare che, se ben impostati, possono essere una boccata di spiritualità, assolutamente necessaria. Vacanza non è solo riviera… vorremmo anzi che l’ospitalità del Montefeltro potesse essere più conosciuta, apprezzata e fruita. Tuttavia, il pensiero più preoccupato va soprattutto a chi non ha possibilità di prendersi giorni di ferie e a chi è costretto forzatamente a stare a casa perché senza lavoro.

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Messaggio per la Giornata internazionale della donna

Giovedì 8 marzo la comunità diocesana di San Marino-Montefeltro partecipa con la preghiera e la riflessione alla Giornata internazionale della donna. Un’iniziativa particolare si è svolta ieri sera, 7 marzo, in preparazione alla Giornata: si è trattato di una veglia tenutasi a Pennabilli alle ore 21 presso il celebre monastero agostiniano “della Rupe”. Di seguito pubblichiamo un messaggio-riflessione del Vescovo Andrea Turazzi.
Abbiamo dato un tema alla Giornata in continuità con gli anni scorsi: «Quale uguaglianza?», «Quale dignità?», «Quale bellezza?».
Quest’anno: «Quale gioia?». Facciamo notare la forte provocazione contenuta nello slogan: in questi anni è andata crescendo la piaga orribile del femminicidio; è di questi mesi la denuncia di ogni forma di abuso, ultima emergenza dopo quella di ataviche discriminazioni.

«Quale gioia?».

Giornali, social e media alzano la voce della protesta, della denuncia e dell’accusa. E Dio ci scampi dall’ipocrisia. Nella Giornata della donna si terrà in Italia una giornata di sciopero. Noi ci siamo, con la riflessione e la preghiera. L’interrogativo «Quale gioia?» dice la nostra volontà di far pensare; pensare nel nostro cuore, pensare insieme. Si tratta di una presa di coscienza e di un cambiamento di mentalità indispensabile. Noi lo facciamo insieme a tutti, uomini e donne che hanno a cuore la dignità della persona umana, di ogni persona. La nostra preghiera è richiesta di perdono, invocazione di aiuto, lode a Colui che creò l’uomo a sua immagine: «A immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò» (Gn 1,27).

«Quale gioia?».

Anzitutto la gioia della donna: gioia per la sua altissima vocazione; gioia per la sua straordinaria capacità di amare e di essere sorgente inesauribile nel dono di sé; gioia per il suo essere nel grembo ricamatrice di bambini, collaboratrice del Creatore; gioia perché apre la danza nelle lotte di liberazione come Miriam (cfr. Es 15,20) e intona il Magnificat come Maria (cfr. Lc 1,46ss).

«Quale gioia?».

La gioia dell’uomo che alza un grido di stupore dinanzi a colei che gli è stata regalata nel sonno, unica capace di colmare la sua solitudine (cfr. Gn 2,23). Gioia dell’uomo che considera la donna delizia dei suoi occhi (cfr. Ez 24,12) e che per lei lascia padre e madre (cfr. Gn 2,24).

«Quale gioia?».

La gioia di Dio di fronte all’opera delle sue mani e alle opere che la donna compie nella storia dell’umanità, storia di salvezza. La gioia di Dio che viene al mondo attraverso la carne della donna e la canta come sposa, sposa di lui, sposo innamorato. Gioia di Dio che riveste la donna di sole, la corona di stelle e pone la luna sotto i suoi piedi (cfr. Ap 12,1). Dio è pieno di gioia per Maria e in lei per tutte le donne.

È bello essere cristiani perché è bello essere di Cristo!

Messaggio del Vescovo Andrea per l’inizio della Quaresima

Rivolgo a tutti l’augurio per questo tempo speciale che è la Quaresima. Vorrei rivolgermi anzitutto agli amici di altra cultura e di altra convinzione per informarli, doverosamente e fraternamente, di quanto si preparano a vivere i cristiani. Sono certo di incontrare la loro cortesia.
Pensiamo a qualcosa di bello. Ad esempio, alla primavera: la natura, in questi giorni, si risveglia; le giornate si allungano, il sole comincia a scaldare, la terra si ricopre di verde, spuntano i primi fiori, c’è profumo nell’aria. Pensiamo al giorno delle nozze, quando ormai lo sposo è impaziente di iniziare una nuova avventura con la persona che ama. Pensiamo a qualcosa che sorprende, che riempie di gioia, valorizza tutto il positivo che è in noi e ci fa dire: «Ci sto!». Sono tutte esperienze di vita nuova: i cristiani dicono “di risurrezione”.
Così compreso il tempo della Quaresima è qualcosa di molto bello.
I cristiani chiamano Quaresima – dal latino quadragesima – i quaranta giorni che vanno dal Mercoledì delle Ceneri alla Pasqua; un periodo indispensabile per accogliere l’annuncio gioioso della risurrezione di Cristo, un avvenimento che non riguarda lui soltanto. La risurrezione, infatti, è potenza divina che investe il cosmo, riguarda tutti e tutti da vicino, coinvolti nella stessa esperienza di morte e risurrezione, di cambiamento e di novità. I cristiani sono proiettati verso la Veglia di Pasqua e l’attendono con ardore. In quella notte, la notte di sabato 31 marzo, dal fonte battesimale scaturisce la luce che rende nuovi. Col Battesimo viene sigillata indelebilmente l’appartenenza al Risorto. È un’appartenenza profonda, che radica l’essere in Cristo. È bello essere cristiani perché è bello essere di Cristo!
Fra gli impegni della Quaresima la Diocesi ne segnala tre in particolare.
La solidarietà fraterna: «Non è forse questo [il digiuno]: che tu divida il tuo pane con chi ha fame, che tu conduca a casa tua gli infelici privi di riparo, che quando vedi uno nudo tu lo copra e che tu non ti nasconda a colui che è carne della tua carne?» (Is 58,6-7).
In particolare la Diocesi si mobilita per contribuire alla realizzazione di alcune opere necessarie alla missione in Mozambico (parrocchia Santa Cruz, Nampula), dove opera un missionario di Novafeltria, padre Franco Antonini.
Conoscere meglio le Sacre Scritture: viene proposto un più forte impegno di formazione; in pratica, dedicare tempo e risorse per meditare la Parola di Dio. In alcune parrocchie, come nei nostri monasteri, spuntano vere e proprie “scuole della Parola”. La Pastorale giovanile riserva ai ragazzi un week end per imparare a “pregare la Parola” e chissà quante altre iniziative sono in opera.
La preghiera: in questi giorni viene recapitata alle famiglie la mia lettera pasquale che ha come tema la preghiera. Sto con il Cardinale Martini che dedicò i suoi primi programmi pastorali a questi temi: “La dimensione contemplativa della vita” e “In principio la Parola”. La preghiera cristiana è ben altro che la recita di formule portafortuna. La preghiera è un rapporto da figlio a padre, da amico ad amico, da sposa a sposo. La preghiera è ardente desiderio, attesa di un “oltre”, ricerca di un volto.
Pregare è anche prendere una decisione pratica: ritagliare il tempo necessario, puntare la sveglia, spegnere la tv, sostare in chiesa, perché tutta la giornata ne risulta irradiata e diventi preghiera.

+ Andrea Turazzi
Vescovo di San Marino-Montefeltro

 

Messaggio per la Giornata dei medici e degli operatori sanitari

Carissimi tutti,
da qualche anno il centro diocesano per la Pastorale della Salute organizza momenti di riflessione, di preghiera e di incontro nelle giornate attorno alla festa di San Luca, patrono dei medici e degli operatori in ambito sanitario.
La dedicazione di qualche giornata non avrebbe senso se non fosse espressione di una considerazione permanente verso chi fa della dedizione agli infermi una professione, anzi una vocazione.
In questa circostanza desidero far arrivare il mio saluto ai partecipanti alla iniziativa e la mia gratitudine agli organizzatori. L’impegno a sconfiggere malattie, ad alleviare sofferenze, a coltivare la ricerca e ad elevare la qualità della vita è quanto mai in linea con lo spirito evangelico. Gesù passava di villaggio in villaggio sanando e guarendo malattie. Sbaglia chi, in nome di una mistica davvero poco cristiana, subisce la malattia con rassegnazione fatalistica.
La fede cristiana autentica sa guardare la malattia e il limite conseguente come occasioni per andare in profondità e comprendere il mistero e il senso dell’esistenza, per suscitare attorno prossimità e umanità.
Gesù ebbe a dire a proposito dell’amico Lazzaro: «Questa malattia non è per la morte» (Gv 11,4). La medicina ogni giorno fa progressi. Ne godiamo. La fede offre, insieme al conforto e al coraggio, gli aiuti spirituali che accompagnano il malato. Ci sono momenti nei quali, con l’aiuto della grazia, il malato riesce a fare della sua sofferenza una offerta unendola ai patimenti di Cristo.
In questi giorni si fa sempre più stringente il dibattito sulla legislazione di “fine vita”. Tema delicatissimo: da una parte la sacralità della vita, principio irrinunciabile, di cui nessuno può disporre arbitrariamente; dall’altra la necessità di accompagnare chi soffre ad una fine dignitosa, nella pace, abbandonando ogni accanimento terapeutico. La questione ha aspetti etici, terapeutici, giuridici, ma anche programmi di sostegno alle famiglie.
Auguro buon lavoro e assicuro la massima attenzione a quanto emergerà da questo incontro

+ Andrea Turazzi
Vescovo di San Marino-Montefeltro

Messaggio del Vescovo agli studenti

Cari amici,
vi scrivo insieme alle comunità che si riconoscono nel messaggio di Gesù e si radunano nelle bellissime chiese di San Marino e del Montefeltro, comunità di cui molti di voi fanno parte e che vogliono essere sempre più aperte e accoglienti verso tutti.
Scrivo a voi, ragazzi e giovani, ai vostri genitori e insegnanti e a tutti coloro che sono al servizio della scuola per augurare un anno scolastico ricco di frutti.
I frutti maturano poco a poco. Resta deluso chi pretende il tutto subito. Si sbaglia chi aspetta pensando che l’albero faccia tutto da sé. Ci vuole terra buona, luce, calore, acqua e la cura del giardiniere.
Penso si possa dire che la scuola è un insieme di “ore di bellezza”: bello scoprire i segreti della natura, una meraviglia tracciare con la penna i segni che trasmettono parole e pensieri. Bello gustare le pagine di poesia e di racconti, scoprire il perché delle cose, e contemplare opere d’arte e musiche che raccontano sentimenti senza sprecare parole. Ore di bellezza: perché è bello stare insieme. C’è chi è più grande e sa prendere per mano i più piccoli per introdurli nella realtà. C’è chi, come un artista, sa cavar fuori da ognuno il meglio che c’è. E gli uni e gli altri crescono insieme, nello stupore dei rapporti che restano belli nella memoria e nei cuori col passare del tempo. Ne sanno qualcosa quelli che, come me, hanno lasciato la scuola da un pezzo, ma che amano fermarsi a guardare le foto di gruppo e a ricordare nomi e soprannomi, avventure e marachelle d’un tempo. Belli i volti, quando c’è purezza nel cuore, perché – come ognuno sa – la bellezza viene da dentro. Belli i volti anche se punteggiati di brufoli, o cicciottelli, o con le orecchie a sventola che fanno simpatia… Bella l’imperfezione perché fa ognuno diverso dall’altro e mette tutti in cammino verso il meglio. Ma la bellezza più bella è aprirsi sempre più alla verità, alla bontà e all’unità: c’è uno spettacolo più grande del mare, il cielo; c’è uno spettacolo più grande del cielo, l’interno dell’anima; c’è uno spettacolo più grande dell’anima, è Colui che tutte le genti chiamano Dio Amore che move il sole e l’altre stelle!

Messaggio di Pasqua

Buona Pasqua!
Un augurio che rivolgo a tutti. Ricordo in modo particolare le maestranze, gli operai e gli imprenditori che ho incontrato in queste settimane facendo visita a molte aziende del nostro territorio. C’è una ripresa? Non so dire, non ho i dati. Si è parlato di lavoro libero, partecipativo, solidale e creativo. Con un gruppo di operai si è ripresa una metafora sorridente, ma non meno vera di Benigni: “L’anima è rimasta indietro, non le resta che rincorrere il corpo”. Fuori di metafora: riprendiamo in mano il valore e il significato della spiritualità nella nostra vita e nel nostro lavoro. Non preoccupiamoci solo del profitto.
Un augurio calorosissimo ai ragazzi disabili, agli anziani e agli ammalati: a loro dedicherò la prima messa del giorno di Pasqua nell’Ospedale di Novafeltria. Ma saranno tutti presenti nella esperienza sempre sorprendente della preghiera. Ho fatto amicizia con uno sportivo, rimasto tetraplegico a causa di un grave incidente. La sofferenza e la disperazione l’ha portato a pensare e programmare un viaggio in Svizzera per essere aiutato a morire. Ma è stato decisivo per il cambiamento del suo progetto di morte, la riscoperta dell’essere figlio e dell’esser padre. Dunque è la vittoria della relazione sulla morte. Una grande lezione!
Un augurio affettuoso e grato ai miei fratelli sacerdoti. Mi ritengo fortunato a collaborare con loro. In queste settimane hanno visitato tante famiglie per dire “pace”, perché ogni casa sia aperta al sole, agli amici e a Dio! Ecco una parola per loro e per tutti: rimanere saldamente ancorati al Vangelo. Questo il nucleo essenziale: Gesù è risorto! È un fatto, non la rappresentazione di un concetto e neppure un mito per significare un’aspirazione. Come chicco di frumento Cristo è morto nella terra per portare frutti di risurrezione.
Mi ha colpito il titolo di un articolo di un giornale: “Non c’è pace, ma c’è risurrezione”. Realismo da una parte per l’inquietudine di questi giorni; mordente dall’altra per una speranza ben fondata.
Auguri!

+ Andrea Turazzi

Giornata della donna

All’inizio ci fu lo stupore: «Oh! Questa sì che è carne della mia carne»
Quale dignità? Appunti per la Giornata della donna

Ultimamente oggetto della nostra preghiera e della nostra riflessione per l’«8 marzo» è stato una serie di interrogativi: “Quale bellezza?”, “Quale uguaglianza?”. Quest’anno: “Quale dignità?”.
Cosa si intende per dignità? Intendiamo la nobiltà che, per sua natura, ha l’essere dell’uomo e l’essere della donna, indipendentemente da ogni altra variabile. Nobile l’uomo, nobile la donna, ognuno per la sua natura, per il suo essere persona.
Si tratta di una dignità originaria, voluta dal Creatore: l’uomo e la donna sono immagine di Dio, a prescindere dal sesso, dall’età, dalla cultura, dall’attività, etc. È un riconoscimento che non viene dalla concessione di qualcuno o per rivendicazione. È, appunto, dignità originaria.
Dalla creazione in poi è andata via via svalutandosi la dignità della donna, per l’ingresso del peccato nel mondo che ha alterato le relazioni e per lo sviluppo di una cultura di prepotenza e di seduzione. La dignità della donna ha dovuto gradualmente e faticosamente imporsi nel corso dei secoli. Aiuta tornare alla testimonianza dei Vangeli dove è ben visibile l’atteggiamento controcorrente e originale di Gesù verso le donne. Più vicino a noi sono da riprendere le riflessioni della Dottrina Sociale della Chiesa, in particolare la lettera di Giovanni Paolo II Mulieris Dignitatem, come i tanti pronunciamenti di papa Francesco.
Perché una Giornata della donna?
Il fatto che si dedichi una giornata alla donna è anzitutto segno di un faticoso processo ancora in atto; è appello alla conversione, cioè al cambiamento di mentalità e di azione, è desiderio di preghiera col tono della lode per il dono della diversità, col tono della richiesta di perdono per la dignità misconosciuta, col tono della intercessione per tutte le esistenze femminili calpestate.
Riaffermiamo insieme pari dignità per la donna, cioè pari diritti, pari doveri, pari opportunità. Ma questo non significa per la donna, di per sé, fare tutto quello che fa l’uomo dimenticando e mortificando la propria specificità: il femminile, il proprium dell’essere donna, il suo genio sono da riconoscere, valorizzare e promuovere.
C’è un proprium che risplende nella maternità: la donna è chiamata a partorire l’uomo, in senso fisico, ma anche morale, spirituale, culturale; è chiamata ad una maternità biologica, ma anche ad una maternità che è capacità di accogliere e di far crescere.
Tutti riconoscano la dignità della donna, a partire da lei stessa, perché ne abbia una piena consapevolezza. L’uomo, da parte sua, superi lo spirito di dominio; all’inizio non vi era il potere, ma lo stupore: «Oh! Questa sì che è osso delle mie ossa e carne della mia carne» (cfr. Gn 2, 23). L’uomo e la donna sono “uno nella diversità dei due”, e non solo nella sponsalità: creati ad immagine di Dio (+ Andrea Turazzi).

Messaggio per la festa di Sant’Agata

La martire Sant’Agata e le responsabilità civiche

La Repubblica è in festa per Sant’Agata, sua compatrona.
Desidero, in questo giorno, rivolgere un saluto ai sammarinesi: la sosta sia per tutti momento di gioia e di amicizia.
Le origini di questa celebrazione si intrecciano con le sorti della nostra comunità e rimandano a valori riconosciuti come patrimonio di tutti, fondanti la sua originalità e identità. Oggi, la nostra società, come quella europea, è un amalgama di fattori diversi: pensieri ed esperienze, luci e ombre, riferimento a radici profonde ed apertura a nuovi orizzonti…
Una laicità benintesa ha permesso, e ora incoraggia, che ogni gruppo e ciascuna persona diano il meglio di sé nell’accoglienza dell’altro. Il Santo fondatore, Marino, non pensò certamente ad un monastero a cielo aperto. L’esperienza di una socialità cristianamente ispirata non ha precluso la convivenza di sensibilità diverse, ma, anzi, ne ha garantito la vera libertà di manifestarsi.
Nei prossimi mesi il Consiglio Grande e Generale sarà chiamato a confrontarsi su progetti di legge e Istanze d’Arengo, alcune delle quali toccano questioni delicate: temi etici, scelte educative, rapporti con le istituzioni cattoliche che rappresentano la stragrande maggioranza dei sammarinesi. Ho grande rispetto delle istituzioni civili e democratiche della Repubblica; non è mio compito, tantomeno mia volontà, intervenire politicamente. Credo, tuttavia, mi sia consentito, per quanto concerne materie in cui la Chiesa è diretta interessata, di propormi per un dialogo ed un confronto che possa chiarire e facilitare l’accoglienza ed il rispetto di legittime esigenze. Insomma: disponibilità e non richiesta di privilegi. Credo sia parimenti legittimo rivolgere un appello ai cattolici ad essere più presenti nell’impegno civile e nel confronto culturale con argomenti di ragione, nella coerenza con la propria visione antropologica.
Qualcuno chiede: non basta la testimonianza personale? Coerenza e rettitudine sono certamente i primi requisiti. Ma occorre essere incisivi con una presenza responsabile e significativa per la costruzione del bene comune, anche nel pluralismo delle appartenenze. È necessario dare voce alla coscienza di tanti cattolici che si ispirano ad un grande patrimonio ideale ed a valori irrinunciabili.
No ad uno spirito intollerante. Sì ad un atteggiamento responsabile e disinteressato. Sempre con uno stile di rispetto ed accoglienza dell’altro.
La salita alla Basilica, nel giorno di Sant’Agata, sia un momento di intensa preghiera per tutti, nella verità e nella libertà, momento in cui continuare a chiedere a questa donna martire la custodia della nostra antica Repubblica.

+ Andrea Turazzi
Vescovo di San Marino-Montefeltro

Buon Natale

Col mio messaggio vorrei raggiungere anzitutto le famiglie in difficoltà, gli anziani, gli ammalati, le persone sole o ingiustamente trattate… non perché io pensi di essere qualcuno, ma per il messaggio che mi scoppia tra le mani, viene da Gesù!
Ho ascoltato in questi giorni desideri e attese. Alcuni chiedono salute e lavoro. Altri invocano la forza di andare avanti nonostante tutto. Altri fanno appello alla speranza e a sapersi mettere nei panni degli altri. Altri ancora segnalano la preoccupazione per la realtà giovanile, preoccupazione soprattutto educativa.
Il Natale arriva su uno scenario sconvolgente. 2016: attacchi terroristici al cuore dell’Europa, bombardamenti e rovine nella Siria e ad Oriente, mentre continuano gli sbarchi sulle nostre coste e la terra continua a tremare.
Il messaggio che ho tra le mani è tutt’altro che ovvio e retorico. Certo, il Natale è anche una pausa ed un momento di festa – per chi può – un ritorno alla famiglia e ai buoni sentimenti. Ma il cuore del messaggio e dell’augurio che ho tra le mani è Gesù Cristo. Dico ai credenti e dico agli uomini di buona volontà, agli uni e agli altri, a tutti: guardiamo a lui. Ha promesse di vita eterna, ma anche parole da vivere nelle vicende di ogni giorno e nelle contraddizioni di questo tempo.
Incontro persone – ogni volta è una meraviglia – che accettano la sfida di quelle parole (il Vangelo) e raccontano di frutti di speranza, di impegno, di perdono, di forza di andare avanti continuando a donarsi e a spendersi. È per la forza intrinseca di quelle parole che maturano questi frutti. Qualcuno forse si domanda – benedetta domanda – come è possibile incontrare Gesù Cristo? A chi ama si manifesterà. È una sua promessa. Se stai vicino a chi è nella prova, a chi soffre per qualsiasi motivo, a chi è solo, ti capiterà di incontrarlo. Questo il mio augurio. Buon Natale!

+ Andrea Turazzi

 

Messaggio al mondo della Scuola

Cari amici,
l’anno scorso nel mio messaggio paragonavo la scuola ad un alveare.
L’idea mi era venuta passando accanto ad una scuola da cui usciva un sommesso ronzio. In quell’alveare, ho pensato, si fa sicuramente del buon miele. Gli ronzano attorno, alacremente, alunni, insegnanti, addetti al buon funzionamento, genitori. Anch’io, che passo per strada, godo di questo alveare e voglio contribuire con la mia attenzione e simpatia a quello che vi succede dentro: la scuola è bella!
Lo dico dopo averci passato i miei anni giovanili, dalla materna all’università. Ne sono convinto nonostante i problemi. Non ricordo più i momenti faticosi e, qualche volta, di terrore (vedi le interrogazioni di matematica!). Perfino gli insuccessi sono stati utili. A volte penso: «Se avessi giocato un po’ meno a pallone e studiato di più…». Tuttavia, la scuola mi ha dato strumenti e curiosità per coltivare il sapere. Chi sarei senza la scuola?
Quanti incontri, quanti amici, quante scoperte! Tutte le “materie” sono importanti: tutte servono per la vita e… per l’educazione alla pace: dalle lingue alla storia, dalle scienze alla religione, dalla musica alla tecnica, etc.
“In bocca al lupo” per il nuovo anno! Parola d’ordine: fare del buon miele.
Un grande maestro diceva a proposito della “fatica” che non può mancare: «Dove c’è l’amore non si sente la fatica e anche quando c’è la fatica si ama questa fatica (Sant’Agostino di Ippona, De bono viduitatis 21, 26, V sec.; per chi studia il latino: «Ubi amatur iam non laboratur et si laboratur etiam labor amatur»).
Ai più piccoli: non fate lo sbaglio di Pinocchio che a scuola non è entrato mai per seguire falsi amici. Ai più grandi: fate tesoro dell’esperienza di un grande filosofo che diceva che «la verità è come la scintilla che s’accende tra due pietre focaie», una metafora della necessità dell’incontro con l’altro (Platone, Lettera VII, IV sec. a.C.).
Ripasso sotto le finestre della vostra scuola e faccio una preghiera per voi. Chi crede nel Signore sa quanto è preziosa. Chi è di altra convinzione sarà contento di questo pensiero cortese.
La scuola è bella!

+ Andrea Turazzi
Vescovo di San Marino-Montefeltro