Lettera ai Maturandi

Pubblichiamo la lettera che il Vescovo Andrea ha inviato ai ragazzi che si apprestano ad affrontare gli esami di maturità.

Cari amici,
busso alla porta del preside e chiedo di potervi incontrare. Tuttavia, gli avvenimenti, gli impegni, le scadenze di fine anno, sconsigliano di fissare un appuntamento; il preside mi suggerisce di raggiungervi con un biglietto col quale esprimervi la mia vicinanza in un momento importante della vostra vita. Sono il Vescovo di San Marino: forse non mi conoscete di persona; alcuni hanno ricevuto dalle mie mani il sacramento della Cresima. La pandemia, poi, ha diradato le occasioni di incontro. Mi siete cari e spesso presenti nella mia preghiera.
In questi giorni state preparando l’esame di maturità, mentre tanti vostri amici già cominciano a gustare l’estate. Rivivo con voi l’ansia, la fatica e il significato di questo evento che segna una tappa decisiva e simbolica della vostra vita.
Al di là degli esiti di voto – comunque importanti, perché frutto di sacrificio e impegno – c’è l’imponderabilità della dea bendata, la fortuna: azzeccare il giorno in cui si è in forma, poter esporre l’argomento che più si è approfondito, affrontare le variabili… Comunque, non ci si deve attaccare troppo all’esito scolastico in quanto tale.
Maturità (cfr. A. Venditti, Notte prima degli esami)!
La maturità – come diceva un mio prof. – è un mito: non è mai raggiunta totalmente. La formazione o è permanente o non è formazione. Non si raggiunge la maturità riempiendo il cervello, l’anima e il cuore di nozioni. Il sapere non si misura dalla quantità di conoscenze. Maturo è chi sa mantenersi aperto, curioso, disponibile alla ricerca e al dialogo: egli «sa di non sapere». Vi auguro di scoprire quanto generativa sia la relazione e il rapporto con gli altri nel presente, nel passato e nel futuro. Per Platone la verità è luce che sprigiona nell’incontro fra i sapienti, proprio come la scintilla fra pietre focaie (cfr. Platone, Lettera VII).
L’esame di maturità è solo una tappa. Si esce dall’adolescenza e dai cinque anni trascorsi con gli amici di classe, accompagnati da maestri a cui si è sinceramente affezionati. C’è un po’ di malinconia che, come in filigrana, attraversa la soddisfazione per il percorso compiuto. Questa nostalgia non può spegnere la sorpresa dell’orizzonte che va aprendosi su di voi.
Si è di fronte ad una svolta vocazionale, di ricerca del proprio posto. È tempo di scelte; qualcuno ha già preso decisioni, qualcun altro si accinge a farlo. Chi ti sta intorno ti guarda con curiosità e ti manifesta le sue attese: non sempre è piacevole.
Che cosa sono chiamato a fare? Quali sono i miei veri talenti? Che posto occupare nella società? Vivere è rispondere.
Dei miei compagni di liceo ho un ricordo ormai sbiadito, eppure simpatico; abbiamo preso strade diverse: io la teologia, Flavio la medicina, Baldo la guida di un’azienda agricola…
Mi ritorna alla mente una parola di Gesù, incisiva e forte, credo possa incuriosire anche gli amici di altra convinzione: «Duc in altum (prendi il largo)». In effetti, sia nell’ambito dello studio come in quello della vita, il passaggio dalle superiori al lavoro o all’università comporta il raggiungimento di una più significativa autonomia da gestire con saggezza. Torno ancora ai miei ricordi: in liceo ogni tre giorni c’era un’interrogazione, all’università l’esame era solo alla fine. Non è stato facile il passaggio ed il cambio di metodo: non più “ripetizione del libro”, ma elaborazione personale dei contenuti (cosa a cui probabilmente voi siete stati già avviati).
Vi auguro una bella estate, forse l’ultima così prolungata e libera. Che sia ricca di frutti, di riposo e di opportunità interessanti. La vacanza è “tempo libero”, non tempo vuoto… Semmai la vacanza è vivere liberi a tempo pieno! Imparate ad organizzarvi e a gestirvi in autonomia, la qual cosa forse può mettere in ansia i genitori, ma prima o poi bisogna spiccare il volo.
Vorrei che il Signore Gesù fosse con voi e sapeste riconoscerlo nell’incontro con gli altri, a contatto con le bellezze del creato, le aurore sull’Adriatico e i tramonti sul Montefeltro.
Esami ben più tosti vi attendono, prove inattese da superare. E poi c’è l’esame finale: «Avevo fame, mi hai dato da mangiare? Avevo sete, mi hai dato da bere? Ero forestiero, mi hai accolto? Ero ammalato…».
In bocca al lupo!

Vescovo Andrea

Messaggio per la Pasqua 2022

1.

C’è un’antica tradizione nel Medio Oriente: la notte di Pasqua una fiaccola accesa viene lanciata da una torre della città santa, Gerusalemme. Il suo bagliore viene visto dal monastero di San Saba, nel deserto di Giuda, che a sua volta rilancia quella luce nel buio della notte. Un chiarore che passa da oscurità ad oscurità, di regione in regione, di torre in torre, fino a raggiungere, come bella notizia, il monte Sinai. Una luce che sveglia l’aurora. Come è accaduto al mattino di Pasqua: Cristo è risorto!

2.

Cristiano, che tu sia consapevole o meno, che tu ti senta peccatore o meno, con la tua sola presenza sei nel mondo portatore di speranza.
Cristiano, ci sei?
Questi giorni oscuri e di sangue hanno bisogno di te.

3.

Belli i canti che hanno cominciato a risuonare nelle nostre chiese dopo mesi e mesi di silenzi, ma più bella ancora la testimonianza del cristiano che non scappa dalla complessità del presente. In una corsia di ospedale, dai banchi di una scuola, dal laboratorio di un’azienda “fa speranza”!

4.

La speranza è un contagio positivo:
– suscita solidarietà e mette insieme amici senza distinzione alcuna: «Ogni uomo è mio fratello»;
– invita alla sobrietà perché la vita dell’uomo non dipende dai suoi beni;
– sostiene la responsabilità ed il servizio, perché si passa da morte a vita amando (cfr. Gv 3,14).
Buona Pasqua!

Giornata per la Vita: Messaggio del Vescovo Andrea

Messaggio del Vescovo Andrea Turazzi per la 44a Giornata Nazionale per la Vita
“CUSTODIRE OGNI VITA”

Sarà percepita? Sarà ascoltata? Saprà intercettare intelligenza e cuore dei miei concittadini e fratelli? La parola è: custodire ogni vita. In Italia si celebra una Giornata dedicata a questo tema. Nella Repubblica di San Marino è la prima volta dopo il Referendum che ha proposto l’introduzione dell’aborto. Il vero diritto da rivendicare – lo ripeto – è quello che ogni vita nascente o terminale sia adeguatamente custodita. Prima di ogni altra considerazione questo mi sembra il momento favorevole per una pacata riflessione e per l’avvio di una legislazione che tenga conto del valore, della sacralità e della bellezza della vita.
Lo sguardo si allarga ad abbracciare ogni situazione di vita che – talvolta silenziosamente – chiede attenzione e cura, situazioni aggravate dall’epidemia Covid.
Tutti facciamo l’esperienza che quando una persona è accolta, accompagnata e incoraggiata ogni difficoltà può essere superata o comunque fronteggiata con audacia e speranza. Scommetto che tutti insieme sapremo superare tentazioni di indifferenza, egoismo e irresponsabilità. Del resto, «ciascuno ha bisogno che qualcun altro si prenda cura di lui». La vocazione del custodire riguarda tutti!

+ Andrea Turazzi
Vescovo di San Marino-Montefeltro

Natale 2021

Buon Natale! Con queste semplici parole evochiamo un avvenimento straordinario e tuttavia caro e familiare: la nascita di un Bambino, «grande gioia che è di tutto il popolo».
È così per la nascita di ogni bambino, ma di Gesù la fede insegna l’origine divina e la missione salvatrice. Gesù è di tutti, è per tutti, è con tutti.
Il vigore del suo messaggio di amore e di pace si rinnova ogni anno, ma non nega le fatiche che sembrano volerci togliere la speranza. Non siamo di quelli che celebrano il Natale per dimenticare o per evadere dalle preoccupazioni che segnano questi nostri giorni o per fingere che non ci siano problemi attorno a noi e dentro di noi.
Auguro a tutti di saper ascoltare, come fosse la prima volta, «il grido nella notte e vedere la luce apparsa nelle tenebre». Un grido che i padri e le sentinelle della storia hanno ascoltato e trasmesso prima di noi.
Al di là di una effimera emozione, al di là delle pur belle tradizioni esteriori, propongo di ascoltare l’incredibile messaggio del Natale, del Dio per noi, con noi e in noi.
Sorprende un passo del profeta Isaia che viene proclamato il giorno di Natale: è un invito al canto e alla lode: «Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme». Come possono le “rovine” trovare motivi di canto e di gioia? Siamo segnati da fallimenti, distacchi, dispiaceri, preoccupazioni…
Il fatto è che il Bambino di Betlemme – il Verbo fatto carne – è venuto a prendere per salvare e riscattare ciò che è suo, perché «tutto ciò che esiste è stato fatto per lui e in vista di lui»; si è coinvolto nella nostra fatica di esistere per ridonare a tutti la certezza che qualcosa può cambiare, anzi che tutto può cambiare, e per darci questa speranza come compagna di viaggio. Egli cammina davanti a noi e noi – dietro a Lui – siamo carovana di fratelli che si aiutano per le inquiete strade della terra. Abbiamo intelligenza, cuore e ginocchia. Intelligenza per cercare verità e vie sempre nuove, cuore per non lasciare indietro nessuno e comprenderci di più, ginocchia per pregare gli uni per gli altri, per chiedere aiuto a Colui che ci è vicino. Dipende da ciascuno di noi se oggi è Natale o non è Natale. Il Bambino Gesù si consegna a noi: lasciamolo entrare nella nostra casa, nella nostra vita, là dove realmente ci troviamo.
Auguri: è Natale!

+ Andrea Turazzi
Vescovo di San Marino-Montefeltro

Comunicato dopo l’esito del Referendum sulla depenalizzazione dell’interruzione volontaria della gravidanza

Pennabilli, 27 settembre 2021

Avevo concluso così il mio ultimo messaggio prima del Referendum (23 settembre ndr): «Cerco amici per riorganizzare la speranza. Tutti sono invitati». Confermo l’invito per un rinnovato impegno verso la vita: subito, sempre, con gioia.
Adesso viene il momento della coerenza: non con dichiarazioni o proclami, ma con un fattivo impegno.
Accolgo e invito a far circolare le testimonianze di aiuto alle donne e alle famiglie e ad esprimere vicinanza a chi ha vissuto il dramma dell’interruzione volontaria della gravidanza: è uno spazio di sofferenza che ci unisce e ci provoca.
Ringrazio chi si è impegnato in questa campagna ed ha speso tempo, intelligenza, cuore; sia chi l’ha fatto per un profondo senso religioso della vita, sia chi l’ha fatto alla luce della ragione. Per gli uni e per gli altri resta inaccettabile che vi siano mani che sopprimono un germoglio già pieno di vita nel grembo.
Quanto accaduto ci coinvolge in campo educativo per un’etica della responsabilità, che non prevede scorciatoie né facili pendii, per orientare al meglio le giovani generazioni.
Rimane una domanda aperta: a quanto saranno serviti dibattiti, confronti, riflessioni se solo una percentuale minima di Sammarinesi si è espressa col voto?
Ora la parola passa al Legislatore. Auspico l’offerta di un quadro legislativo di vero aiuto alla donna, di tutela della vita e di accoglienza dell’obiezione di coscienza.
Ci sarà una legislazione diversa dall’attuale; si dà una libertà che prima non era prevista. Spero non sia un incentivo ad una prassi abortiva, ad una leggerezza nelle decisioni e, come ha detto papa Francesco questa mattina alla Pontificia Accademia per la Vita, «ad una bruttissima abitudine ad uccidere».
Rilancio, appoggio, esorto tutti alla collaborazione con l’Associazione sammarinese Accoglienza della Vita e con l’Associazione Papa Giovanni XXIII. Do appuntamento fin d’ora alla “Veglia per la Vita nascente” lunedì 29 novembre: quest’anno avrà un coinvolgimento particolare e verrà celebrata a San Marino. Nei prossimi giorni si valuteranno altre proposte di impegno per la vita.
Auguro che ognuno sappia cogliere l’occasione per un’ulteriore riflessione sul valore della vita.

Comunicato stampa – Il Vangelo della vita

Messaggio del Vescovo Andrea in vista del Referendum sulla depenalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza nella Repubblica di San Marino (26 settembre 2021)

Il Vangelo della vita

Senza se, senza ma, senza forse, siamo per l’accoglienza della vita. E non è per difendere un principio astratto, ma per accogliere una persona: tale è il concepito, benché fragile e indifeso.
Siamo dalla parte della mamma e del futuro papà; in particolare non vogliamo che la donna sia lasciata sola né prima, né dopo la nascita del suo bimbo. Nella maternità risplende in modo mirabile la sua bellezza. L’interruzione volontaria della gravidanza non è mai senza conseguenze per la donna, a motivo del legame unico e sublime con la creatura che porta in grembo. Crediamo che nessuna donna affronti l’aborto a cuor leggero; è sempre un dramma: non vogliamo lasciare nulla di intentato per trovare alternative. Dobbiamo far sì che mai più una vita non sbocci per insicurezza, sfiducia, solitudine, mancanza di custodia e di tutele o per motivi economici.

Tante cose sono state dette in queste settimane, talvolta con toni accesi. Ci siamo ascoltati profondamente? La posta in gioco è davvero alta, ma questo non giustifica la rissa. Ed ora come vivere questi ultimi giorni di riflessione e di raccoglimento? Come vivere l’occasione del voto?
Mettere la propria scheda nell’urna è un diritto-dovere, partecipazione al cammino della comunità, nel segreto della coscienza, in totale libertà. È un gesto importante, un atto d’amore, un’opportunità per ripensare il valore della vita, dell’esserci e del non esserci, per renderci conto dello spessore di questo dono. Per sé e per gli altri.

Oggi, col progresso delle scienze, con i mezzi a disposizione, con la crescita del senso sociale, si può fare davvero tanto per accogliere la vita nascente. L’indice di sviluppo di una società, crediamo, non si valuti tanto con l’economia, ma con il rispetto dei diritti di tutti, a partire da chi è fragile, indifeso, nascituro.

E verranno i giorni del dopo-referendum. Qualunque sia l’esito, ci impegneremo con coerenza per testimoniare il Vangelo della vita, per una cultura ed una politica favorevoli alla famiglia, per un sussulto di consapevolezza e di responsabilità. Cercheremo amici per riorganizzare la speranza. Tutti sono invitati.

+ Andrea Turazzi
Vescovo di San Marino-Montefeltro

Messaggio del Vescovo Andrea per la Giornata per la Vita

Io c’ero

All’indomani della promulgazione della Legge 194 del 1978, che legalizzava in Italia l’aborto, si è sentita la spinta da parte di molti di organizzare un referendum abrogativo. All’epoca ero un giovane prete e, con un gruppo di ragazzi e con un notaio, andavo nella campagna ferrarese a raccogliere adesioni.
Non si raggiunse il risultato sperato. Ma si avvertì da parte di tutti l’urgenza di un’azione educativa: la Giornata per la Vita ne divenne un segno.

Il Vangelo della vita

L’avanzare della cultura individualista e dello “scarto”, il calo delle nascite, le difficoltà economiche, le politiche sfavorevoli alla famiglia, hanno portato la comunità cristiana ad una maggiore presa di responsabilità ed a gridare, «opportune et importune», la buona notizia della vita.
Anche oggi può succedere di sentirsi come dei piccoli Davide alle prese con il gigante Golia della cultura dominante. Qualcuno abbandona il campo: «È un confronto impari!». Qualcun altro conferma la sua personale testimonianza: ottima cosa, ma non sufficiente. Vi è, infatti, un’animazione culturale da perseguire, che scaturisce da convinzioni profonde e da scelte esistenziali da condividere con tutti.

Scendere in campo

Siamo consapevoli che la vita è umana fin dal suo concepimento; che ogni vita umana ha valore infinito e va accolta e difesa; che responsabile della vita nascente non è solo la madre, ma insieme la madre e il padre.
La mentalità della cura e dell’accoglienza mobilita anche la comunità attraverso la partecipazione, con adeguate proposte educative e con le risorse della solidarietà.

La 43° Giornata per la Vita

Il discorso si allarga… È quello che si fa anche con la Giornata per la vita. Una giornata… ma è per tutto l’anno!
Dispongo che venga celebrata con rinnovato slancio in ogni parrocchia e in ogni comunità. Con l’aiuto di un sussidio preparato dagli Uffici per la pastorale familiare e per la pastorale sociale, ci mettiamo in ascolto del Messaggio della CEI per la domenica del 7 febbraio: «Libertà e vita», accompagnati dalla preghiera di lode per il dono della vita, dalla implorazione di aiuto per le coscienze, dalla richiesta di perdono per i nostri egoismi e le nostre chiusure.

Scarica il Sussidio preparato dagli Uffici per la pastorale familiare e per la pastorale sociale

 

Discorso di ringraziamento ai medici, agli infermieri e agli operatori sanitari dell’Ospedale di Stato della Repubblica di San Marino

Cailungo (RSM), Ospedale di Stato, 2 luglio 2020

Rivolgo un doveroso ringraziamento ai dirigenti dell’Ospedale di Stato della Repubblica di San Marino per aver accolto il mio desiderio di questo incontro. Saluto cordialmente la Reggenza e le Autorità presenti, saluto i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari e quelli della Protezione Civile. Saluto il Cappellano, le suore e tutti i volontari che, a vario titolo, si sono messi a disposizione.
Nel corso di questi mesi così travagliati vi siete applicati a fronteggiare l’emergenza sanitaria con generosità e impegno. Siete stati un segno visibile di umanità che scalda il cuore. Nel turbine di un’epidemia con effetti sconvolgenti e inaspettati la vostra presenza affidabile ha costituito un punto di riferimento, prima di tutto per gli ammalati, ma anche per i famigliari che, non avendo la possibilità di far visita ai loro cari, hanno trovato in voi altre “persone di famiglia”, capaci di unire la competenza professionale con quelle attenzioni che sono concrete espressioni di amore. I pazienti hanno sentito spesso di avere accanto a loro – prendo le parole di papa Francesco – «angeli che li hanno aiutati a recuperare la salute e nello stesso tempo li hanno consolati, sostenuti e, qualche volta, accompagnati fino alla soglia dell’incontro finale con il Signore». Ci sono stati momenti e casi nei quali avete testimoniato la vicinanza di Dio a chi soffre, siete stati silenziosi artigiani della cultura della prossimità e della tenerezza; oltre che con la somministrazione di cure importanti, talvolta avete saputo essere vicini con piccoli segni – ma non per questo meno importanti – come una carezza, il passare un cellulare… Tutti gesti che dicono umanità. Questo ha fatto bene anche a noi, noi nella società civile, costretti alla lontananza precauzionale e contenitiva. Adesso è il momento in cui fare tesoro di tutta l’energia positiva che è stata investita, una ricchezza che in buona parte può e deve portare frutto per il presente e il futuro delle nostre Istituzioni di Sicurezza Sociale. Questo richiede l’impegno, la forza e la dedizione di tutti. Possiamo dire che tante sono state le testimonianze di amore generoso e gratuito che hanno lasciato un’impronta indelebile nella coscienza e nel tessuto della società, insegnando quanto ci sia bisogno di vicinanza, cura, sacrificio per alimentare la fraternità e la convivenza civile. Tutto questo non da soli, ma insieme e con la grazia di Dio. Come credenti ci spetta di testimoniare che Dio non ci abbandona, ma dà senso anche a questa realtà e al nostro limite e che con il suo aiuto possiamo affrontare le prove più dure. Dio ci ha creato – così insegna la fede cristiana – per la comunione con lui, per la fraternità tra noi ed ora più che mai si è dimostrata illusoria la pretesa di puntare tutto su se stessi, facendo dell’individualismo il principio guida della società, di fronte alla grande lezione di solidarietà e di vicinanza. Appena passata l’emergenza potrebbe succedere di scivolare e ricadere in questa illusione: «Chi fa da sé, fa per tre». Abbiamo visto che abbiamo bisogno gli uni degli altri, di qualcuno che si prenda cura di noi, che ci dia coraggio. Può succedere anche che ci dimentichiamo che abbiamo bisogno di un Padre, il Signore Dio, che ci tenda la mano. Pregarlo, invocarlo, non è illusione; illusione, semmai, è pensare di farne a meno. La preghiera è l’anima della speranza.
Ho ricevuto un biglietto da un amico africano che mi esprimeva tutta la solidarietà del suo popolo. «Noi capiamo bene quello che vivete – mi ha scritto –, perché noi lo viviamo sempre». È stato come ricevere un cazzotto. Ci sono milioni di persone che soffrono per la fame, un miliardo per la sete. Io vivo nella parte Nord del pianeta, quella parte che pensava che tutto andasse bene, che non potesse succedere una cosa di questo tipo. Ricordo benissimo la telefonata al signor Segretario di Stato la domenica sera in cui ho ricevuto il protocollo che chiedeva la chiusura delle chiese e delle scuole e la richiesta di eventuali ambienti per ospitare ammalati. Come tutti voi, ho provato spavento e, insieme, ho sentito di essere un corpo solo con gli altri e solidale con il pianeta. Fino a quel momento credevo di essere (e me ne vantavo) «un sano in un mondo malato»…
Vi ringrazio. Vorrei non sentiste l’espressione della mia gratitudine come una formalità. Mi è dispiaciuto non aver potuto fare visita agli ammalati. Ma ci siamo fatti presenti agli ammalati attraverso tanti di voi medici, infermieri, operatori sanitari. Nei giorni precedenti la Pasqua ho consegnato un cartoncino-preghiera che penso sia arrivato sul comodino dei pazienti per aiutarli a «fare Pasqua». Grazie davvero. Concludo dandovi la benedizione del Signore.
La parola “benedizione” significa “dire bene”: dico bene di voi, dico bene del nostro Ospedale e, in un certo senso, dico bene anche di questa esperienza che tanto ha insegnato sul piano della solidarietà e della preghiera.
In quei giorni chiesi ad un tecnico che andava per le case a riparare gli elettrodomestici: «Cosa fa la gente chiusa in casa?». Erano le prime settimane di lockdown. Mi ha risposto: prega. Abbiamo imparato la solidarietà, ad essere più sapienti, ma anche a pregare. Ripeto: la preghiera è l’anima della speranza.

Messaggio per la Pasqua 2020

“Gente di Pasqua”

Auguri vivissimi a tutti. È una Pasqua diversa: senza lo scambio di abbracci e strette di mano, senza grigliate sulla spiaggia e senza gite fuori porta. Si celebra nella propria casa, trincerati a dispetto di una primavera che non si è mai vista così scintillante. Una Pasqua senza Messa. C’è chi ne patisce per davvero perché non la sente come una semplice tradizione: gli manca quel “Pane” che dà forza e coraggio per il cammino. Tutti abbiamo bisogno dei riti. I riti uniscono, rinsaldano l’identità, educano il desiderio e l’attesa. Ve lo dico con le parole che Antoine Saint Exupery mette in bocca al piccolo principe: «“Che cos’è un rito?” disse il piccolo principe. “Anche questa è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore”». C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”».
Le campane di San Marino e del Montefeltro suoneranno a festa e canteranno “Alleluia” a dispetto del virus che ci ha messo in croce.
Non ci stanchiamo di ripetere la gratitudine per chi è in prima linea: medici e infermieri, gente dell’informazione e gente della speranza (i miei preti e le mie suore), autorità e forze dell’ordine, impiegati e semplici cittadini. Questi ultimi tra i più importanti protagonisti con l’arma decisiva a disposizione: stare a casa!
Ho un sogno grande: so che nella preghiera può realizzarsi. Vorrei salissimo insieme al sepolcro, dove era deposto Gesù, per rivivere lo stupore e la gioia delle donne e dei primi discepoli nell’apprendere che è risorto. «Non è qui. È vivo!».
Vorrei stringere forte la mano di chi è in cammino ma esita, perché si trova in un momento di buio, di chi non ha speranza ed in cuor suo ha già detto «basta!». Ci sono momenti della vita nei quali non si vedono alternative. C’è chi sulla soglia del sepolcro ha già dovuto affacciarsi e vi ritorna piangendo. Ma, proprio lì, il dono inatteso. Dall’oscurità alla luce: «Io sono con voi – dice il Risorto – tutti i giorni» (Mt 28,20).
Nei racconti pasquali, secondo quanto riferiscono i Vangeli, ritorna più volte il verbo “correre”: corre Maria di Magdala, corre Giovanni, corrono insieme Giovanni e Pietro. C’è tanto movimento attorno a quel sepolcro vuoto. Ma c’è anche chi è perplesso, dubita, si interroga. È davvero grande e incredibile quello che è successo la mattina di Pasqua!
È indispensabile per i cristiani del terzo millennio tornare alle radici della fede e dare solidità ad essa: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?».
La risurrezione di Gesù è il Big Bang della fede cristiana: nei primi istanti ha messo in moto poche persone, ma una quantità smisurata di energia. I primi cristiani capivano che era successo qualcosa di indicibile. Poi, di anno in anno, di secolo in secolo, fino ad oggi, tante persone sono state coinvolte in questo annuncio di fede che continua, inarrestabile, ad espandersi sulla terra. La risurrezione di Gesù è un messaggio in espansione, una notizia che vuole raggiungere tutti e dare speranza particolarmente noi, in questi giorni di “Coronavirus”. Noi: gente di Pasqua!

+ Andrea Turazzi

Saluto del Vescovo ai Capitani Reggenti in pellegrinaggio alla Basilica del Santo Marino

San Marino Città (RSM), Basilica del Santo, 1° aprile 2020

Eccellentissimi Capitani Reggenti,
rinnovo il mio augurio per il vostro mandato.
Mi ha fatto particolarmente contento questo vostro pellegrinaggio alla Basilica del Santo Marino. So che siete passati davanti alla sede della Protezione Civile e poi farete sosta all’Ospedale di Stato: tutti luoghi che ci richiamano alla responsabilità necessaria per la grave epidemia che si è abbattuta anche sulla nostra Repubblica. Papa Francesco l’ha paragonata ad una tempesta!
Permettetemi di citare alcune parole del Papa: «La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende e i nostri progetti… La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità» (Papa Francesco, Momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia, 27 marzo 2020).
L’anima del nostro popolo sammarinese e le sue radici sono una sintesi, forse unica, sicuramente originale, di come la dimensione religiosa e la dimensione civile possano coesistere, dando vita ad una comunità capace di esprimere, in forza di questa sintesi, il massimo di rispetto della persona e di democrazia.
Le nostre istituzioni, e la Reggenza in particolare, portano nella loro forma e nella loro sostanza questa impronta. Questa è la prima risorsa da recuperare per la ricostruzione.
Chiediamo l’intercessione del nostro Santo Fondatore. Andiamo avanti insieme verso il futuro, ben piantati sulle antiche radici.