Stemma episcopale del Vescovo eletto Domenico

Secondo la tradizione araldica ecclesiastica, lo stemma di un Vescovo è tradizionalmente composto da:

  • uno scudo, che può avere varie forme (sempre riconducibile a fattezze di scudo araldico) e contiene dei simbolismi tratti da idealità personali, da particolari devozioni o da tradizioni familiari, oppure da riferimenti al proprio nome, all’ambiente di vita, o ad altro;
  • una croce astile in oro, posta in palo, ovvero verticalmente dietro lo scudo;
  • un cappello prelatizio (galero), con cordoni a dodici fiocchi, pendenti, sei per ciascun lato (ordinati, dall’alto in basso, in 1.2.3), il tutto di colore verde;
  • un cartiglio inferiore recante il motto scritto abitualmente in nero.

Nello stemma del Vescovo Domenico si è scelto uno scudo di foggia gotica frequentemente usato nell’araldica ecclesiastica e una croce “trifogliata” in oro, con cinque gemme rosse a simboleggiare le Cinque Piaghe di Cristo.

Descrizione araldica (blasonatura) dello scudo

“Interzato in pergola rovesciata. Nel 1°d’argento al leone rampante di rosso, reggente nella branca destra tre gocce d’oro male ordinate; nel 2° d’azzurro alla stella (7) d’argento; nel 3° di rosso alla conchiglia di San Giacomo d’oro”

Il motto:

TIMOR NON EST IN CARITATE
(1 Gv 4,18)

Per il proprio motto episcopale, Mons. Beneventi si è ispirato alla Prima Lettera di Giovanni laddove recita: «Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore …» («Timor non est in caritate sed perfecta caritas foras mittit timorem…»).

Interpretazione

Lo stemma del Vescovo è “agalmonico” (o “parlante”) in quanto reca al proprio interno un simbolo che richiama il nome: infatti, il nome Domenico significa “del Signore, dedicato al Signore, consacrato al Signore” e la consacrazione, nella vita di un cristiano avviene attraverso l’unzione del Crisma ed ecco perché il leone, simbolo di Cristo Re, che, in Ap 5,5, indica il Messia, «il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide che aprirà il libro e i suoi sette sigilli», regge le tre gocce del Crisma che hanno caratterizzato i tre momenti salienti della vita del Vescovo: il Battesimo, l’Ordinazione presbiterale e, infine, quella episcopale.

La stella a sette punte simboleggia Maria, la Nostra Madre Celeste, qui identificata come la Madonna dell’Olmo e Stella del Mattino, venerata nel suo paese natìo, da cui il Vescovo si lascia guidare, secondo la preghiera di San Bernardo di Chiaravalle: «Seguendo lei non puoi smarrirti, pregando lei non puoi disperare. Se lei ti sorregge non cadi, se lei ti protegge non cedi alla paura, se lei ti è propizia raggiungi la mèta».

Mons. Beneventi è un pellegrino di Santiago, da cui il simbolo della conchiglia del pellegrino che vuole anche richiamare il ruolo principale della Chiesa pellegrina sulla terra, in perenne cammino di conversione, sui passi degli ultimi (Cfr. Don Tonino Bello), discepola del suo Maestro e Signore.

I colori dello stemma sono l’argento che simboleggia la trasparenza, quindi la verità e la giustizia, doti che dovranno costituire fondamento dello zelo pastorale del Vescovo; l’azzurro, colore simbolo dell’incorruttibilità del cielo, delle idealità che salgono verso l’alto; rappresenta il distacco dai valori terreni e l’ascesa dell’anima verso Dio e il rosso, colore simbolo della carità, dell’amore e del sangue, dell’amore infinito del Padre che invia il Figlio a versare il proprio sangue per la nostra redenzione, «sacrificando se stesso, immacolata vittima di pace sull’altare della Croce» (Cfr. Prefazio della Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo).

 

 

 

Lettera del Vescovo Andrea per la Quaresima e per l’ingresso del nuovo Vescovo Domenico

A tutti i fedeli della Diocesi
di San Marino-Montefeltro

Carissimi,
prima di tutto, l’augurio per una Quaresima intensa e ricca di frutti. Siamo in cammino verso la Veglia pasquale per rinnovare le promesse del nostro battesimo. L’abbiamo ripetuto più volte: succede di «ritrovarsi cristiani senza mai aver deciso di esserlo». La Veglia fra il 30 e il 31 marzo potrebbe essere la volta buona: rinnovare la nostra totale adesione al Signore.
Il tempo della Quaresima ha molte analogie con l’antico Ordo Poenitentium. Viene soprattutto in rilievo la dimensione ecclesiale dell’itinerario, dove si cammina insieme come popolo, c’è abbondanza di Parola di Dio, si prega gli uni per gli altri, si gode dell’intercessione della Vergine Maria e dei Santi e ci si sostiene con l’esempio e l’amicizia spirituale. Esperienza di Corpo mistico.

Vi ricordo qualcuno degli appuntamenti quaresimali che ci siamo dati come Diocesi, senza nulla togliere alla creatività della vita parrocchiale e dei nostri gruppi. Esorto a partecipare per sentire la comune appartenenza e per essere quella “gente di Pasqua” che porta un annuncio di speranza nella nostra città, nei nostri borghi e nelle nostre contrade.

Venerdì 23 febbraio alle ore 20:45 si terrà la Veglia eucaristica dei giovani nella chiesa di San Francesco (San Marino Città RSM). I giovani inaugureranno la mostra sulle opere dedicate all’Eucaristia nel nostro territorio: arte e fede.

Giovedì 7 marzo, vigilia della Giornata internazionale della Donna, l’appuntamento è per una Veglia per la pace: “Pace e donne: quale contributo?”. Non è solo uno slogan, ma un dare voce alle donne come messaggere e operatrici di pace (ore 21 presso la chiesa parrocchiale di Borgo Maggiore RSM). L’invito è rivolto a tutti.

Venerdì 15 marzo ore 20:45 Marcia missionaria da Monte Cerignone (PU) al Santuario del Beato Domenico per allargare il nostro sguardo alle Chiese sorelle e all’internazionalità del Vangelo. Quest’anno l’attenzione è rivolta alla Diocesi di Bondo (Repubblica Democratica del Congo) che ha seminaristi, ma non ha seminario. A quest’opera destiniamo il frutto della nostra carità quaresimale.

Vi comunico quanto più mi sta a cuore: l’accoglienza del nuovo pastore che il Signore ci invia: mons. Domenico Beneventi. Gli ho manifestato più volte, in questi giorni, la nostra gioiosa attesa, il nostro desiderio di conoscerlo e, fin d’ora, la nostra piena comunione. Dopo la Pasqua organizzeremo i preparativi con la partecipazione di tutti.

La domenica 7 aprile celebreremo l’assemblea diocesana, ultima tappa del Cammino Sinodale imperniato attorno ai verbi eucaristici: «Gesù spezzò il pane e lo diede…». Ci prepareremo secondo le indicazioni che ci verranno date a breve. Il pomeriggio si concluderà con l’Eucaristia che celebrerò per dire il mio grazie per questi dieci anni di ministero episcopale.
Le date da segnare con attenzione e che costituiscono lo scopo principale di questa lettera sono le seguenti:

Sabato 20 aprile ore 10, nella Cattedrale di Acerenza (PZ), Ordinazione episcopale del Vescovo eletto Domenico. Verrà organizzato il viaggio in pullman per chi desidera partecipare.

Sabato 18 maggio ore 16 ingresso del nuovo Vescovo di San Marino-Montefeltro nella Cattedrale di Pennabilli.

La grazia della successione apostolica è un dono incalcolabile per la nostra Diocesi, ma anche una grande responsabilità.
In comunione

Vescovo Andrea

Discorso del Vescovo Andrea nell’annuncio della nomina del nuovo Vescovo di San Marino-Montefeltro

Pennabilli (RN), Cattedrale, 3 febbraio 2024

Immagino sappiate perché siete qui!
Abbiamo iniziato questa assemblea, dopo la preghiera dell’Angelus, cantando la grande epiclesi: “Veni Creator Spiritus”, invocazione allo Spirito Santo sulla nostra Chiesa e su ciascuno per prepararsi ad accogliere il nuovo Vescovo, perché lo Spirito scenda con abbondanza sull’eletto, e su di me, perché sappia vivere bene il distacco canonico e vivere ancor meglio la comunione profonda con tutti e con ciascuno, comunione che non finirà mai.
Resterò con voi ancora qualche mese per portare alla sua conclusione il Programma Pastorale e preparare il passaggio.
Penso siate un po’ curiosi. Ad inizio settimana ricevo la telefonata del Nunzio Apostolico, Sua Eminenza il Cardinale Emil Paul Tscherrig: «Eccellenza, si tenga pronto, il Dicastero dei Vescovi sta provvedendo al suo avvicendamento». Poi mi dice che al telefono non può parlare. Tutto è sub secreto pontificio. Prometto l’assoluta segretezza.
Poi, qualche giorno dopo arriva la mail di cui do lettura.

“Eccellenza,
mi reco a premura di comunicarle che il Santo Padre ha nominato come suo successore per la Chiesa che è in San Marino-Montefeltro il Rev.do Domenico Beneventi del Clero di Acerenza, finora parroco e docente.
Desidero, in questa occasione, rivolgerle i miei più profondi e cordiali sentimenti di gratitudine per quanto da lei svolto in questi anni in qualità di guida per la comunità che è in San Marino-Montefeltro, per il costante impegno e la dedizione profusi, ad immagine di Cristo, Buon Pastore, con un’attenzione particolare alle persone più fragili e bisognose e alle tante sfide che l’amore per il popolo di Dio comporta.
La notizia del provvedimento pontificio sarà resa pubblica alle ore 12 di sabato 3 febbraio 2024”.

Ho l’influenza. Chiedo al Nunzio, se mai fosse possibile, di spostare di qualche giorno l’annuncio e questo incontro. Non è possibile; è già partita la comunicazione agli Stati. Il Nunzio mi sorprende: mi ringrazia, mi ringrazia per la mia gentilezza.
Il nome del nuovo pastore è ben leggibile in grassetto. Il primo pensiero: la Diocesi continua la sua missione nel Montefeltro e a San Marino. Una grande responsabilità viene affidata ai cattolici della Diocesi: camminare a fianco della più antica Repubblica, con l’atteggiamento giusto, di rispetto e autonomia, senza rinunciare a proposte ispirate al Vangelo di Gesù Cristo (per associazione di idee fa capolino nella mia mente una proposta impertinente da fare all’economo, di aggiungere una nuova lastra di marmo all’ingresso del Vescovado. In quella vecchia non c’è più posto…). Tutto a dispetto del chiacchiericcio che immaginava la fine o l’accorpamento dell’antica Diocesi feretrana a qualche Diocesi vicina.
Il secondo pensiero: don Domenico viene nel nome del Signore. Gli spalanco immediatamente braccia e cuore. L’ho sentito per la prima volta ieri sera. Gliel’ho assicurato, si troverà bene. Chiedo della sua famiglia. Pospongo i miei pensieri per fare spazio ai suoi. Mi metto nei suoi panni e concludo assicurandogli che il “sì” è sempre generativo.
Poi, a grappolo, il cuore si affolla di altri pensieri e altre emozioni. La gratitudine per il dono della successione apostolica, per l’unità col Santo Padre, per il legame sacramentale del Vescovo con la sua Chiesa (il Vescovo non è un alto funzionario, un prefetto territoriale, un dirigente) e poi la fortuna di una guida nuova, preparata e giovane. Viene da una regione un po’ lontana, ma poi non così tanto; viene da una terra, la Basilicata, simile alla nostra: montagne, piccoli borghi e tanto verde. È un giovane parroco, con una esperienza importante nella pastorale giovanile – ha fatto parte dell’équipe nazionale – esperto di comunicazioni sociali, consulente ecclesiastico dell’AIART (Associazione Italiana Ascoltatori Radio e Televisione).
Per quanto mi riguarda è giusto metta briglie al cuore, ma è anche vero che «il cuore è il cuore», ha le sue esigenze e reclama i suoi diritti: i cuori di pietra ci sono stati tolti e sono stati sostituiti da cuori di carne (cfr. Ez 36,26).
Avremo modo di scambiarci confidenze, ricordi, memorie di chi ci ha lasciato, abbracci e, per quanto mi riguarda, richieste di perdono.

Carissimo don Mimmo, che cosa troverai qui? Anzitutto cuori e menti aperte all’accoglienza e alla collaborazione, l’esperienza della sinodalità vissuta: i Consigli diocesani, presbiterale, pastorale, sinodalità, economico e dei beni culturali (Museo, Biblioteca, Archivio: MAB); un clero secolare e religioso che si incontra tre volte al mese per la preghiera, lo studio, la conoscenza reciproca; quattro seminaristi, uno incamminato al ministero diocesano e tre alla vita religiosa; sette comunità contemplative e altrettante di vita apostolica; un’Azione Cattolica giovane e vivace, desiderosa di espandersi su tutto il territorio; movimenti vivaci e testimonianti (CL, RnS, Associazione Papa Giovanni XXIII, Milizia dell’Immacolata, Terz’Ordine Francescano, USTAL-UNITALSI, tutto il mondo dello Scoutismo, Carità senza confini); dodici Uffici Pastorali, non solo esecutivo del Vescovo, ma portavoce delle istanze delle comunità: esperienze, gioie e fatiche, per passare sempre di più dalla frammentazione all’unità; tante amicizie e collaborazioni, a partire dalle istituzioni civili, universitarie e scolastiche, alle forze dell’ordine, del servizio civile e del volontariato.
Ci aspettiamo un aiuto a riedificare il popolo cristiano, impedendogli di pensare, al di là di tutto, che la fede sia una cosa già assodata, immutabile. Invece, la fede deve essere di nuovo chiesta e richiesta al Signore e rivissuta in lui, nell’appartenenza al suo popolo che è la Chiesa.
Concludo, carissimo don Domenico, ricordandoti che, insieme a tante collaborazioni e aiuti, ci saranno momenti in cui sarai solo, quando dovrai governare, cioè decidere. Così è stato ricordato anche a me: la decisione non è un aspetto secondario; è, direi, lo strumento fondamentale della nostra santificazione. Il Vescovo si santifica perché nel governo gioca tutta la sua carità verso Cristo, verso le persone su cui decide e verso la Chiesa.
Il punto più faticoso è probabilmente quello di tenere insieme il rispetto e l’amore alla persona con il rispetto e l’amore alla Chiesa.
Troverai una Chiesa buona, una Chiesa benevola, una Chiesa che, nel cammino di questi anni, ha fatto un salto significativo.
Troverai soprattutto il percorso che abbiamo fatto per la recezione dell’Evangelii gaudium di Papa Francesco.
Su questa linea si è mossa l’azione pastorale, pur fra difficoltà e limiti. Di anno in anno si sono riproposte le dimensioni fondamentali della fede e solo di conseguenza i diversi ambiti: famiglia, giovani, lavoro, ecc.
È sembrato via via sempre più opportuno ripercorrere l’essenziale dell’esperienza cristiana: dal suo cuore e centro – l’incontro con Gesù Risorto – alla dinamica del Mistero pasquale, vita nuova; dalla gioia del Vangelo all’annuncio missionario con la forza dello Spirito; dalla comunità che accoglie il dono della comunione e lo esprime accogliendo il mistero eucaristico, fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa. È stata per tutti occasione per abbracciare, con uno sguardo semplice, l’intero mistero cristiano: il disegno di Dio Trinità d’amore, l’Incarnazione-Redenzione, la Chiesa e la missione. Fondamentali sono stati i momenti assembleari e comunitari del Mandato, all’inizio dell’anno pastorale, e la verifica nella Veglia di Pentecoste, a fine anno: tappe divenute ossatura del cammino pastorale diocesano. Insieme al “quaderno”, che sussidia il percorso, si è rivelato utile il calendario pastorale, uno strumento per far sentire l’unità della Diocesi piuttosto che l’elenco delle iniziative.
Un’altra convinzione, più volte richiamata, suona così: «Cristiani si diventa». Alla luce di questo, quasi spontaneamente, sono venuti in rilievo, in conseguenza del percorso pastorale, i sacramenti dell’iniziazione cristiana: Battesimo, Confermazione, Eucaristia. Una riscoperta valida per tutti e sempre (non solo per i piccoli e i ragazzi).
È stato un percorso fortemente segnato dalla Parola di Dio. Ogni anno hanno fatto da riferimento icone bibliche accompagnate da alcune note essenziali “per andare in profondità”, rinviando a letture e studi, sempre necessari. Ogni anno sono stati suggeriti spunti per la lectio divina comunitaria e personale. Gli Uffici Pastorali e i Consigli Pastorali Parrocchiali, con creatività, hanno potuto informare le scelte operative, i progetti e le risposte alle situazioni con la ricchezza dei contenuti.

Il suono delle nostre campane giunga fino a te. Ti accompagnino la Beata Vergine Maria delle Grazie e i nostri Santi Patroni, Marino e Leone.

La Diocesi di San Marino-Montefeltro accoglie il nuovo pastore

“Il cuore è il cuore”

Sapevo che prima o poi sarebbe accaduto. A inizio settimana, il Cardinale Tscherrig, Nunzio Apostolico, mi chiede se sarò in sede nei prossimi giorni. Non mi dice i particolari… «Non posso dirle niente di più al telefono». Intuisco. Verso fine settimana arriva la lettera con la quale il Papa accoglie la restituzione del mio mandato episcopale per il compimento dei miei 75 anni. Spalanco immediatamente cuore e braccia al Vescovo eletto: un sacerdote giovane e preparato, don Domenico Beneventi.
L’annuncio ufficiale è accaduto questa mattina alle ore 12 in contemporanea con la Sala stampa vaticana e la Cattedrale di Acerenza (PZ), antica sede arcivescovile.
All’assemblea diocesana sono intervenuti tanti fedeli, religiose e religiosi, presbiteri e diaconi. C’è un po’ di commozione. Non c’è dubbio, sento tutto l’affetto; nel contempo, la sorpresa e l’apertura verso don Domenico (nella sua parrocchia lo chiamano don Mimmo).
L’assemblea si era aperta con la lettura del Vangelo, dove il Signore dice al suo apostolo: «Mi ami tu? Allora pasci le mie pecorelle. Pasci perché ami!». L’assemblea si chiude con la preghiera e il suono delle campane a festa: la Chiesa è viva e gode per la successione apostolica, il dono più grande che il Signore Gesù le ha fatto.
Il Papa non ha soppresso né accorpato questa Diocesi: si fida di noi; vuole che accompagniamo la grande esperienza sociale, politica e comunitaria della più antica Repubblica di San Marino e del Montefeltro.
Il cuore è coinvolto verso chi parte e verso chi arriva. Anche i sentimenti fanno parte della trama della vita della Chiesa-comunione.
Invito tutti ad aspettare con gioia, a fare festa e a pregare per il Vescovo eletto Domenico

Vescovo Andrea

Scarica il Discorso del Vescovo Andrea all’assemblea diocesana

Scarica il Saluto del Vescovo eletto Domenico alla Chiesa di San Marino-Montefeltro

Il profilo biografico del Vescovo eletto Domenico

Nuovi corsi in partenza all’ISSR “A. Marvelli”

Al via i Per-corsi Aac (Ascolto attivo cercasi): una serie di proposte che sarà possibile frequentare anche in modalità online per arricchire il proprio bagaglio formativo

Scienze bibliche e teologia, ma anche musica sacra, improvvisazione teatrale, arte e architettura.

Sono davvero varie le proposte tematiche e formative previste nell’ambito dei Per-corsi Aac (Ascolto attivo cercasi), promossi dall’Istituto Superiore di Scienze religiose “A. Marvelli” delle Diocesi di Rimini e San Marino-Montefeltro.

I Per-corsi Aac sono pensati per chiunque, credente o meno, si senta interpellato dalle opportunità formative messe in moto dal cammino sinodale della Chiesa. Si possono frequentare in base al proprio specifico interesse, scegliendone uno o più tra quelli proposti, e ci si può iscrivere senza essere necessariamente già studenti/esse dell’Issr.

Ogni corso viene erogato online, ma sono previste alcune lezioni anche in modalità mista (in presenza e online).

Di seguito l’ampia e interessante rosa delle proposte, con un video di presentazione a cura dei docenti di ogni corso:

Percorso di improvvisazione teatrale: 1°Livello

Dal 22 gennaio al 6 maggio 2024 ogni lunedì dalle 20,30 alle 23

Dott. Sergio Sansone

Introduzione ai metodi teologici e alle loro questioni critiche

Dal 23 gennaio al 29 aprile 2024 ogni lunedì dalle 19,15 alle 20,45

Prof. Fabrizio Mandreoli

https://youtu.be/uXUQh9iXF0A

Segni, simboli e architetture delle diverse culture religiose

Dal 12 febbraio al 18 marzo 2024 ogni lunedì dalle 21 alle 22,30

Prof. Auro Panzetta

https://youtu.be/GwynV72H3zY

La sfida di un nuovo Umanesimo nel tempo della complessità

Dal 23 gennaio al 30 aprile 2024 ogni martedì dalle 21 alle 22,30

Prof.ssa Silvia Melandri

https://youtu.be/Gmp9LEisWfU

DABAR, La Parola di Dio che dice e dà. Laboratorio di annuncio della Parola coi metodi attivi

Dal 29 gennaio al 13 maggio 2024 ogni lunedì dalle 18 alle 20

Prof.ssa Claudia Baldassari

https://youtu.be/DNHme9VDLao

Quale teologia per la vita religiosa

Dal 23 gennaio al 23 aprile 2024 ogni martedì dalle 19,15 alle 20,45

Prof. Filippo Gridelli OFM Capp.

https://youtu.be/0RxNERHu804

Musica sacra

Dal 5 febbraio al 6 maggio 2024 ogni lunedì dalle 21 alle 22,30

Prof. Giovanni Cantarini

https://youtu.be/LT_JSZsVvNI

Alle radici della comunità cristiana. Lettura di testi biblici e riflessioni formative

Dal 5 febbraio al 13 maggio 2024 ogni lunedì dalle 19,15 alle 20,45

Prof. Ernesto Borghi

https://youtu.be/tJHnyO8vbLM

In allegato la locandina.

Per maggiori informazioni e per iscriversi è possibile contattare la Segreteria dell’ISSR “A. Marvelli” – Tel: 0541 751367 – email: segreteria@issrmarvelli.it

www.issrmarvelli.it

Omelia nella IV domenica del Tempo Ordinario

Pennabilli (RN), Cappella del Vescovado, 28 gennaio 2024

Dt 18,15-20
Sal 94
1Cor 7,32-35
Mc 1,21-28

L’evangelista Marco ci fa entrare nella giornata tipo di Gesù, le sue “24 ore”, che incominciano con una scelta: entrare in città. La possiamo configurare come “strategia di ingresso”, da contrapporre alla “strategia della fuga” praticata dagli Esseni, comunità di uomini religiosi che hanno abbandonato la città, sono andati nel deserto di Qumran e là hanno organizzato la loro vita in attesa della Gerusalemme celeste. Gesù prende anche la distanza dagli zeloti, un gruppo operativo al tempo di Gesù, che adotta la “strategia della aggressione”: cacciata dei romani occupanti e liberazione della Terra Santa. Ecco, Gesù, invece, entra nella città e condivide la vita di tutti i giorni delle persone del suo tempo. Entra a Cafarnao, in Galilea, la cosiddetta “Galilea delle genti”, territorio abitato da una popolazione meticcia, di razze diverse, di credenti al Dio di Israele e credenti di altre religioni, luogo di confine e di confino. Cafarnao, nella Galilea, è l’agglomerato più consistente della Galilea. Ed è anche la città delle contraddizioni.
Resto sorpreso dalla scelta di Gesù. Ma sono ancora più sorpreso nel vedere che Gesù, nonostante le necessità di questa città, persone da curare, persone da soccorrere, ignoranti da istruire, malati da guarire, va in sinagoga. Mi aspetterei che il Messia, si prodighi da subito a curare ferite, a spezzare catene. Invece va in sinagoga. Si può pensare che sia normale, perché è sabato. Qualcuno dice che va in sinagoga perché sta insegnando il primato della preghiera. Ma forse c’è un altro motivo: Gesù, lo si evince dal racconto, va nella sinagoga perché è il luogo in cui può annidarsi una relazione ferita con Dio, dove ci può essere la divisione, dove può nascondersi il male e quindi c’è la necessità di una purificazione, di una liberazione. E in effetti è così. Gesù entra in sinagoga, dove tutto è tranquillo e in ordine, per favorire la preghiera, per il canto dei salmi, per la riunione, e salta fuori che, proprio lì, si annida il Divisore, il Diavolo. Mi sarei aspettato il primo incontro-scontro di Gesù con il Diavolo in qualche bettola di Cafarnao, oppure fra gli scaricatori del porto, oppure fra i soldati della guarnigione romana o al mercato in mezzo alle chiacchiere della gente. Invece no, in quel luogo così santo, così austero, si nasconde Satana. Quando Gesù entra, Satana non può che esplodere. La voce del Diavolo, cioè del Divisore, viene fuori proprio nella sinagoga, dove era nascosto inosservato. Sinagoga è una parola greca composta: syn, che sta per “con” e il verbo ago, che significa convocare, riunire, condurre. Quindi, la sinagoga dovrebbe essere per definizione il luogo dell’unità, invece lì si insinua la divisione della creatura dal suo Creatore. Che cosa fa Gesù in sinagoga? Gesù insegna e riempie di stupore i suoi ascoltatori. I rabbi, invece, insegnano e magari ricevono pure il battimano della gente, ma poi la gente torna a casa, per i fatti propri. Quando Gesù insegna, succede che si cambia vita (l’abbiamo visto, domenica scorsa, con le due coppie di fratelli chiamati da Gesù sulle rive del lago). Gesù, in sinagoga, denuncia la divisione e appare clamorosamente in quella creatura posseduta da Satana. Lo spirito impuro viene chiamato anche Satana, parola di derivazione ebraica che significa “accusatore”. Lo spirito impuro pronuncia due frasi che sono quasi un insegnamento al rovescio, paradossale. La prima: «Che vuoi da noi? Che c’è tra te e noi? Cosa c’entri con noi?»: desiderio di mantenere una distanza, come a dire «Ognuno stia a casa sua: tu sei il Santo di Dio e noi facciamo i fatti nostri». “Diavolo” – altro nome dato allo spirito impuro – da una parola greca, diabàllo, che significa divisione, rottura. L’altra frase che dice Satana è: «Sei venuto a rovinarci?». La domanda è conforme allo stile del diavolo che, come nel paradiso terrestre, insinua con Eva e Adamo, che Dio è concorrente dell’uomo, tarpa le ali e, con le sue “10 parole”, i comandamenti, impedisce alla nostra personalità di esprimersi, di essere veramente libera. È un inganno. In verità, Dio non rovina: chi segue Gesù ha il centuplo, il centuplo interiore e il centuplo di ciò di cui la sua vita ha bisogno (cfr. Mt 19,29). Ricordate quando Gesù, nelle prime battute nell’Ultima cena, parlando con i discepoli, fa questa domanda: «Da quando voi avete seguito me, vi è forse mancato qualcosa?». E gli rispondono: «Nulla, Signore» (cfr. Lc 22,35). Allora, se questo è rovinare, io dico: «Signore, rovinaci!».
A Gesù basta una parola: «Taci, esci da quell’uomo». C’è uno scossone in quella persona; la parola di Gesù lo rovescia, lo ribalta. Qui si vede l’entrare del Regno di Dio, della Signoria di Dio. Questo è il primo round di un combattimento corpo a corpo nel quale il Messia vince Satana. Chi legge deve pensare: «Non devo avere paura di Satana, perché Gesù l’ha vinto e lo vince, ma soprattutto non devo avere paura a mettermi nelle mani di Gesù, perché lui libera, salva». Questa, in fondo, è una pagina straordinaria di cristologia. C’è un racconto, un fatto di cronaca, un esorcismo, che ha suscitato grande stupore nella città di Cafarnao, però è eminentemente una pagina di cristologia: contiene “un discorso su Gesù”. Quando lui arriva, smaschera la divisione che c’è nel cuore umano, la divisione che l’uomo ha nella relazione con Dio, perché lo teme, ne ha paura. Sarà capitato anche a tanti miei colleghi di sentire persone che dicono: «Padre, è da tanto che non mi confesso, perché ho paura di Dio, ho paura del suo castigo». Ecco, Gesù è venuto per unire, per liberare, per spezzare catene, per smascherare le false immagini di Dio.
Compiuto il prodigio, le persone che sono in sinagoga non possono trattenere il loro stupore: «Ma chi è costui? Non parla come i nostri maestri, dà un insegnamento con autorità». La parola usata è exousia. L’autorità, infatti, può essere intesa in due modi: autorità come autoritarismo e autorità come autorevolezza, l’autorità che fa crescere, che fa sbocciare, che fa “venir fuori” (exousia significa “cavar fuori”). In quell’ossesso Gesù fa venir fuori una persona riscattata e libera: un figlio di Dio. Il Diavolo parla al plurale: «Che c’è fra noi e te, Gesù di Nazaret? Sei venuto a liberarci?». Invece Gesù usa il “tu”. Qualche autore ritiene che probabilmente Satana è entrato nell’ossesso con altri demoni.  Qualche altro dice che – questa forse è l’idea preferibile – parla a nome della sua vittima. Il diavolo è ingiusto aggressore e parla anche a nome dell’aggredito, perché gli toglie la libertà, lo possiede, lo schiavizza; Gesù sa distinguere l’ingiusto aggressore, che è Satana, dall’aggredito.
Invito a pensare, durante la settimana, a quelle zone di noi stessi che hanno bisogno di essere liberate, risanate e ad aprirci a Gesù senza paura, con confidenza, perché lui non cerca altro che la nostra gioia. Potrebbe anche essere formulata così la domanda: «Di che cosa ho paura?». Buon lavoro su noi stessi per migliorare la nostra relazione con Dio.

Grande partecipazione alla Seconda Giornata Eucaristica

Oltre 250 partecipanti, un’ampia relazione biblico-artistica tenuta da suor Maria Gloria Riva sul tema della “benedizione”, 15 gruppi sinodali a confronto su formazione alla vita e alla fede: è la Seconda Giornata Eucaristica diocesana, tappa importante nel cammino pastorale di quest’anno (quasi un Congresso eucaristico diffuso). Unanime nel report dei gruppi la centralità della famiglia nell’opera educativa con quello che è chiamata ad essere e a vivere.
Riparte la peregrinatio dell’icona di Emmaus per le parrocchie della Repubblica di San Marino verso la Terza Giornata Eucaristica diocesana del 7 aprile prossimo.

Scarica la relazione di suor Maria Gloria Riva

Qui il link per la videoregistrazione

Nella Pieve di San Leo una preghiera ecumenica

Guidati dalla corale di San Leo, il vescovo Andrea Turazzi, il pastore valdese Alessandro Esposito e padre Gabriel Cerbu della Chiesa Ortodossa Rumena hanno celebrato i primi Vespri della Domenica. Il pastore Alessandro ha tenuto una meditazione sul “Magnificat” interpretando i sentimenti di Maria di Nazaret di fronte «alle grandi opere di Dio». I presenti all’incontro di preghiera erano particolarmente commossi nel vedere leader di diverse confessioni pregare insieme, esprimere sentimenti di stima reciproca e compiere gesti di sincera amicizia. Ribadito il desiderio di Gesù: «Che tutti siano uno».

Omelia nella III domenica del Tempo Ordinario

Valdragone (RSM), 21 gennaio 2024

Domenica della Parola
Seconda Giornata Eucaristica

Gio 3,1-5.10
Sal 24
1Cor 7,29-31
Mc 1,14-20

Quella mattina sulle rive del lago accade una cosa straordinaria e il mondo non lo sa. Che ne potevano sapere i pescatori di Cafarnao o di Tiberiade che in quel momento iniziava la missione pubblica di Gesù!
L’evangelista Marco scrive questi fatti dopo la risurrezione di Gesù e vede in quell’alba sulle rive del lago il Big Bang della risurrezione, cioè lo splendore della signoria, della regalità, di Dio. Questa è la prima cosa che voglio far risuonare e noi siamo fortunati ad essere lambiti, raggiunti, travolti da questa bella notizia: Dio si interessa di noi, ci vuole bene e ci benedice. Un giorno Gesù prenderà in mano il pane… Voi sapete cosa c’è dietro il pane e la sua storia: la fatica, la seminagione, il marcire nella terra, lo spuntare, il crescere, il maturare, il macinare, l’impastare e poi quel pane. Ecco, il Signore benedice quel pane fino a farlo diventare luogo della sua presenza.
Su quel pane si concentra anche la nostra benedizione. Perché noi vogliamo benedire Dio, vorremmo che tutti potessero proclamare quell’Amen nel cuore della Messa, e vorremmo coinvolgere tutti nella lode. Per questo mettiamo tutto l’impegno, nelle nostre comunità, perché le celebrazioni siano belle, perché l’Eucarestia sia partecipata – come avete detto nei report inviati in centro Diocesi – con canti appropriati, con lo splendore dei riti, l’eleganza che rende bella la nostra chiesa (posso testimoniarlo!). Dunque, in quel pane si concentra il massimo della benedizione, quella discendente, che è la benedizione di Dio, e quella ascendente, la nostra, che gli rende grazie e dice bene di Lui.
Quand’è che Gesù comincia la sua attività pubblica? Quand’è che sale lo splendore del Regno di Dio? Sembrano dettagli per specialisti. No, sono realtà che urgono nel cuore di chi scrive: dopo che Giovanni fu arrestato è stato messo a silenzio colui che è la voce. Dunque, c’è un vuoto, una mancanza, un’assenza. E su questa mancanza, su questa assenza, scende e viene Gesù, il Verbo di Dio. Si direbbe quasi che, in questo momento, Gesù scopra la sua vocazione, o meglio, la espliciti; ed è proprio la sua vocazione proprio nel momento in cui c’è una mancanza. Ricordate il profeta Isaia? Nella visione ode la voce del Signore: «Chi manderò e chi andrà per noi?». Sembra quasi che Dio cerchi braccia e il profeta audacemente risponde: «Eccomi, manda me» (Is 6,8). La vocazione ha di questi slanci! Si vede un bisogno, si vede una difficoltà, si vede una mancanza. Questo è un appello: «Tocca a te!».
Gesù annuncia il Regno di Dio e la conversione. Ho sentito molto, in questi mesi – lo condivido con voi che siete i miei fratelli – la necessità di una conversione. Quando celebriamo l’Eucarestia, appaiono due identificazioni. La prima: il pane che spezziamo, il calice della benedizione che condividiamo, per opera dei sacerdoti diviene sull’altare corpo, sangue, anima e divinità di Nostro Signore Gesù Cristo. La nostra fede si impegna; i sensi non ci aiutano, perché continuano ad apparire gli accidenti: il pane col suo colore, nella sua forma, ecc. Noi crediamo a questa presenza e abbiamo costruito cattedrali meravigliose, tabernacoli d’oro per custodire questa presenza. Dove sta la conversione? La conversione è nel credere che – cito san Paolo –, «poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo. Tutti, infatti, partecipiamo dell’unico pane» (1Cor 10,17). La conversione che devo fare, alla quale vorrei invitare anche voi, sta nel considerare che nell’Eucarestia noi diventiamo Corpo di Gesù, suo Corpo mistico. E, se metto tutto l’impegno per credere nella presenza reale di Cristo sull’altare (prima identificazione), voglio impegnare tutta la fede anche nel credere che noi siamo suo Corpo, suo Popolo. Mentre la prima identificazione è opera del Signore, opera della sua Parola, questa seconda identificazione richiede la nostra corrispondenza, la nostra responsabilità; esige l’unità e la comunione tra noi come fratelli, l’uscita dal nostro io, il superamento di ogni egoismo e individualismo. Allora il sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo è tale perché la Chiesa (e in essa ognuno di noi), si faccia dono agli altri, sacramento di unità, di pace, per quanti sono accanto e per quanti sono lontani. Allora l’incorporazione a Cristo non può essere, non può ridursi, non può immiserirsi ad un fatto individuale o individualistico, emotivamente gratificante. L’Eucaristia non può essere soltanto fonte di belle riflessioni, di belle parole. Non parole, l’Eucaristia, invece, è – dico tre sostantivi, ognuno dei quali ha una sfumatura diversa – incentivo, spinta e slancio all’azione. In questo senso dico che l’Eucarestia è programma, via, imperativo, oltre che grazia che ci è donata. Cristo si è fatto Eucaristia per noi, perché noi ci facciamo Eucaristia per gli altri. Quando Gesù sulle rive del lago dice: «Convertitevi e credete al Vangelo» (forse è un’estensione indebita, un’applicazione impropria, ma in questo contesto credo sia lecita), penso la conversione come inversione dall’intimismo alla consapevolezza della nostra responsabilità. «Il Regno di Dio è vicino, convertitevi e credete al Vangelo». Sì, Signore, noi come Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni, crediamo alla tua Parola e crediamo possibile la conversione.
I primi versetti del Vangelo di oggi e i versetti che raccontano la vocazione degli apostoli sono strettamente connessi, perché il racconto della vocazione e della risposta degli apostoli non è altro che l’attuazione di quella conversione che il Signore chiede. «Convertitevi e credete»; si tratta di un’endiadi, figura retorica per dire con due parole lo stesso concetto: convertirsi e credere coincidono. Ti converti, credendo a Gesù, credendo a Gesù avviene la conversione. Così sia.

Seconda Giornata Eucaristica

«Benedisse il pane…»

«La fiducia supplicante del Popolo fedele di Dio riceve il dono della benedizione che sgorga dal cuore di Cristo attraverso la sua Chiesa»: con queste parole si apre una recente Dichiarazione sul senso pastorale delle benedizioni del Dicastero per la Dottrina della Fede. Esse compendiano in modo molto chiaro il secondo dei quattro verbi con cui il nostro Vescovo Andrea ha voluto “adornare” le quattro Giornate Eucaristiche diocesane; la seconda delle quali verrà celebrata domenica 21 gennaio presso la Casa San Giuseppe di Valdragone a partire dalle ore 15.

“Benedire”. Gesù benedisse il pane: con questa azione, presa dalla tradizione della cena rituale ebraica, Gesù ha voluto dare la propria benedizione non solo a quell’alimento che aveva tra le mani, ma a tutte le fatiche umane, alle sofferenze, ai sacrifici personali, che simbolicamente sono rappresentati dall’ostia, “frutto della terra e del lavoro umano”. La benedizione “sgorga dal cuore di Cristo” e ci raggiunge attraverso l’azione della Chiesa. Ma “benedire”, cioè il “dire-bene” di Dio, è molto antico: la Bibbia è piena di gesti di benedizione! E ciò è vero anche e nonostante il nostro peccato: Dio non smette di benedirci, anche se talvolta non corrispondiamo al suo amore o ci allontaniamo dal suo disegno di salvezza per noi.

Ci aiuterà nella scoperta di questa “azione” di Dio suor Maria Gloria Riva, la quale, accompagnata dalle Monache dell’Adorazione Perpetua, ci proporrà anche un momento di dialogo. Sì, perché se “benedire” è un’azione divina, è anche vero che l’uomo stesso è chiamato, a sua volta, a benedire il creato e il suo Creatore. Per questo, l’azione diametralmente opposta alla benedizione è la “concupiscenza” – come ci suggerisce il Vescovo nella scheda del Programma Pastorale – cioè la tentazione di trattenere le cose e goderne solo per sé. Il contrario della “benedizione” e, dunque, la vera “maledizione” per l’uomo è di pensare di poter vivere autonomamente, sciolto da quei legami che sono necessari per la vera vita. Ciò, per altro, porta a vivere tutto sotto il dominio dell’ansia, nella prospettiva di avere tutto sotto controllo, spadroneggiare sugli altri e dover “apparire” in un certo modo. Ancora una volta, dunque, il cristianesimo dimostra la propria convenienza, perché Cristo è venuto a togliere i lacci del male e ci ha proposto, attraverso la “benedizione”, una concreta via di liberazione.

Questo implica che nessuno di noi può mancare all’appuntamento del 21 gennaio! Segniamo sulle nostre agende questo incontro, facciamo di tutto per essere presenti. Dopo l’utilissima e ricca catechesi di suor Gloria, attraverso le indicazioni consegnateci il Giorno del Mandato, affronteremo 4 domande fondamentali e utili a rendere più vera e più bella la nostra Chiesa diocesana. Il contributo di ciascuno è indispensabile per discernere quale volto le nostre Comunità devono assumere. Non abbiamo il diritto di lamentarci, se prima non avremo contribuito a costruire la Chiesa. I lavori, svolti sinodalmente, verteranno intorno a tematiche molto concrete, affinché sia più facile “benedire” Dio, gli altri e il mondo, affinché la nostra testimonianza espliciti l’amore salvifico del Signore. Ma il “fare la nostra parte” quel giorno potrà realizzarsi anche in un momento di intimità con Gesù, in un rapporto “esclusivo” con Lui attraverso l’Adorazione eucaristica che accompagnerà tutte le fasi del convegno. Certamente non mancherà di portare frutti abbondanti di bene nelle nostre vite: una vera e propria “benedizione”. La presenza del nostro Vescovo – successore degli Apostoli – e la possibilità di vivere con lui l’esperienza intima del Cenacolo è a garanzia del fatto che quel giorno non solo parleremo di Dio, ma lo vivremo e ne saremo completamente avvolti.

Ecco, allora, l’invito pressante a cambiare i nostri piani, se abbiamo già fissato altri impegni, e a fare di tutto per non mancare a questo pomeriggio, appuntamento con la storia e il destino. Concluderemo la giornata con la celebrazione eucaristica e sarà così anche un modo per ringraziare il Signore per i dieci anni della presenza tra noi di mons. Andrea Turazzi.

Don Marco Scandelli
Direttore Ufficio Catechistico Diocesano

Scarica la Lettera-invito del Vescovo Andrea

Scheda per la preparazione