Pellegrinaggio a Roma

Carissimi,
il nostro Vescovo Andrea, ci invita a partecipare al pellegrinaggio diocesano a ROMA insieme alle altre sette diocesi della Romagna.
Sono state organizzate 3 proposte di pellegrinaggio:
22 ottobre: una giornata € 45
21-22 ottobre: 2 giorni e 1 notte € 120
20-22 ottobre: 3 giorni e 2 notti € 185
MEZZO DI TRASPORTO: bus gran turismo

Sarà un momento di Fede e condivisione spirituale.
Una bella opportunità per incontrare il nostro Papa Francesco, ascoltare le sue parole e ricevere la sua Benedizione apostolica.
Con la speranza che questa iniziativa possa riscontrare il vostro interesse, vi salutiamo cordialmente.

Entro il 6 ottobre si chiuderanno le iscrizioni. Per informazioni e prenotazioni rivolgersi a: ARIMINUM VIAGGI
Telefono: 0541 57679
e-mail: gruppi@ariminum.it

Omelia Messa di Pasqua

20 aprile 2014, Cattedrale di San Leo

Lasciarci amare. Lasciarci salvare. Lasciarci trasformare.

Di trasformazione in trasformazione: miracolo della risurrezione di Cristo, potenza di Dio che “ricostruisce ciò che è distrutto, rinnova ciò che è invecchiato e fa tornare tutto alla sua integrità, per mezzo del Cristo che è principio di tutte le cose” (orazione nella Veglia Pasquale).

Trasformazione che è da intendere come splendore e compimento dell’origine, promessa e alleanza mantenuta – dal diluvio in poi nessun annullamento o tradimento di ciò che esisteva.

La trasfigurazione di Gesù sul monte è il paradigma della trasformazione pasquale. Ne abbiamo contemplato gli aspetti mistici e sacramentali nel corso della Veglia Pasquale.

Da schiavi a liberi, come nella notte dell’Esodo, dietro alla colonna di fuoco, il cero pasquale. Da cuori di pietra a cuori di carne, il percorso su cui c’ha condotto la lettura della storia della Salvezza dalla creazione alla redenzione. Da una amara condizione di morituri alla destinazione di una vita indefettibile ed eterna, in virtù del battesimo che in noi svela e fa rivivere il germe di immortalità di figli di Dio. Dalla lontananza alla stupefacente prossimità, quasi una immanenza di noi in Cristo e di Lui in noi, in virtù della comunione eucaristica, sua presenza reale, sostanziale, vera nel dono di un dono spezzato.

Dalla dispersione all’essere Chiesa, suo corpo e sua presenza nel mondo: il congedo proclamato dal diacono tra gli alleluia al termine della liturgia pasquale è un invio. Cristo cede a noi il suo stesso donarsi, cioè si dona attraverso il nostro donarci.

Di trasformazione in trasformazione, di splendore in splendore: chiamati a libertà perché restiamo liberi; fatti di cielo perché non restiamo come perle prigioniere nella conchiglia; perché Cristo viva in noi; perché non siamo più spaventati dalla morte, ma guardiamo il futuro con la speranza; per essere Chiesa, suo popolo.

La novità con la risurrezione è entrata in circolo e rinnova le fatiscenti strutture del vecchio mondo. E’ la vera modernità.

Trasformazione da intendere bene. Non è trasformazione, ma tradimento semmai, quando il Vangelo non viene sviluppato secondo la sua vitalità o le sue esigenze, ma viene piegato alle nostre pretese e alla nostra misura. Non è sviluppo la verità della fede quando si tramuta in un’altra (cfr. Commonitorium di Vincenzo di Lerin).

Non è trasformazione, ma tradimento quando il progetto originario sulla famiglia, fondato sull’amore e sulla comunione di vita e d’amore fra un uomo e una donna – fondamento del vivere sociale – diventa unione fra persone dello stesso sesso; non è più matrimonio ma altro.

Non è trasformazione, ma sfruttamento, quando la natura che è stata affidata alla nostra custodia viene manipolata, inquinata, spremuta per il nostro egoismo.

Buona Pasqua! Ma soprattutto una Pasqua Buona. La nostra risurrezione sarà trasformazione di tutto il nostro essere senza perdita di identità: nuovi della novità di Cristo Risorto.

OMELIA PER LA VEGLIA PASQUALE

Lasciarsi trasformare

20 aprile, Cattedrale di Pennabilli

 

Lasciarsi amare.

Lasciarsi amare da un Dio che s’è fatto vicino, perché perdutamente innamorato (non c’è altro motivo); un Dio che si piega a lavare i piedi alla sua creatura. E’ un’esigenza del suo amore intrattenersi in una relazione d’amore con noi, come sposo dolcissimo.

Lasciarsi salvare.

Lasciarsi salvare: sappiamo tutti quanto è corto il nostro fiato, quanto in salita la strada, quanto buio l’orizzonte, quanto ardua l’impresa dell’esistenza. Lui non umilia, non interviene dall’alto; condivide la nostra condizione, si mette, anzi, al disotto di noi, dalla più scomoda delle posizioni, quella dell’innocente condannato a morte. Si passa da morte a vita quando si ama (cfr. 1 Gv, 3-14): ecco il segreto, la formula che ci salva. Non il dolore, ma l’amore: il suo.

Lasciarsi trasformare.

Lasciarsi trasformare: Cristo ci vuole come altrettanti “Lui”. Come Lui amanti. Come Lui amanti salvati e salvatori a nostra volta. In questa notte abbiamo vissuto l’esodo, in cammino dietro una colonna di fuoco (il cero pasquale). Ecco la prima trasformazione: non più schiavi, ma liberi.

Abbiamo ascoltato squarci di storia della salvezza; quella storia ci racconta che siamo stati creati a sua immagine, immagine indistruttibile anche se deturpata dall’infedeltà, ma poi resa ancor più splendente. E’ la seconda trasformazione: cuori di pietra in cuori di carne, perché appaia che siamo fatti di cielo.

L’annuncio della resurrezione di Gesù ci assicura che anche per noi c’è un destino di “vita per sempre”. Cristo è risorto! Noi siamo risorti con lui! L’acqua del Battesimo – che tra poco scorrerà abbondante da questo tempio – significa morte e vita. Le tre immersioni nell’acqua battesimale significano i tre giorni di Cristo nel sepolcro e poi lo splendore del terzo giorno: la resurrezione. E’ la terza trasformazione: da morituri a immortali! Evviva il Battesimo di cui in questa notte rinnoviamo le promesse.

Ancora un passaggio, un passaggio inebriante: “Prendimi, mangiami. Sono risorto e sono sempre con te. Mangiami: io in te, tu in me, in reciproca immanenza. Ma non sei tu a trasformarmi. Io ti trasformo in me”. E’ una quarta trasformazione: noi in lui, per il corpo di cui ci siamo nutriti.

Il diacono ci congeda e ci riconsegna alla nostra responsabilità di vivere nel mondo: «la messa è finita andate in pace». Un congedo accompagnato da festosi, perentori «alleluia». La liturgia è terminata; inizia la nostra messa nella vita. Il diacono ci ricorda che il donarsi di Gesù, il suo perdersi per amore, è ceduto a noi. Il Signore ci dona il suo donarsi, perde il suo perdersi. E’ la quinta trasformazione. Ci trasforma in sua Chiesa, suo corpo per la salvezza del mondo.

Trasformazioni mistiche? Ma la vita cristiana non è etica, prima di tutto è mistica.

Pasqua 2014 Messaggio di auguri di Mons. Turazzi alla Diocesi

Auguri a tutti di una buona Pasqua.
Auguro un momento di serenità pieno di sole per tutte le famiglie. Incoraggio le iniziative di solidarietà che so essere numerose in questi giorni. La Pasqua è anche una pausa opportuna per chi lavora o studia.
Un augurio che rivolgo anche a chi non conosce il contenuto di questa festività o è di altra convinzione o di altra cultura. Siamo invitati ad allargare lo sguardo sul mondo per invocare pace, ad alimentare progetti di fraternità universale e a metterci in cuore la forza della speranza.
Auguro che la Pasqua sia buona, cioè non resti soltanto una metafora di ciò che rinasce, sboccia o si rinnova…
Auguro sia per tutti l’incontro con il festeggiato: la persona viva del Cristo Risorto. In molte comunità si rievoca la Passione o si percorre la “Via Crucis”. Arriva fino a noi il suo messaggio: “Guarda se in me vedi altro che amore”. Dunque lasciarsi amare. Lasciarlo amare. Promette e mantiene pienezza di senso e di gioia per la nostra vita reale. Nessuno si sottragga pensando d’essere inadeguato o lontano o incapace di corrispondere. Via ogni ritrosia.
Abbiamo una sete profonda di amore. Cristo colma questa voragine. A volte ci accontentiamo di poco (talvolta di qualche goccia di piacere) e ci lasciamo corteggiare da chi offre molto meno; ci blandisce e poi ci delude e ci lascia vuoti. Aggiungo: lasciamoci salvare. Cristo ha coscienza – ce lo confermano i Vangeli – di essere Re, un re di cuori, e di avere una regalità superiore, universale, inarrestabile. Una regalità che significa “prendersi cura”, un voler salvare, salvare spiritualmente, salvare tutti, salvare ad ogni costo…
Da soli – riconosciamolo – non sappiamo e non possiamo salvarci. Dobbiamo avere il coraggio e la sincerità di dichiarare il fallimento di tanti tentativi e la sterilità dei nostri piani che finiscono per avvilire il nostro stato d’anima. Riconosciamo il nostro peccato di superbia e la superbia del nostro peccato. Da esso, o da essa, non riusciremo ad evadere, non riusciremo a sollevarci. Abbiamo bisogno di qualcuno più forte di noi.
Lasciarci amare, lasciarci salvare… e, vorrei aggiungere per essere completo, lasciarci trasformare.
La resurrezione non riguarda solo l’esistenza storica di Cristo, ma è potenza di Dio che – come raggio di luce – trasfigura ogni cosa e la vivifica. Prepara la trasformazione del nostro essere caduco in eternità di vita. Dà senso alla nostra vita e gusto ad ogni nostra azione; da subito! La crisalide che diviene farfalla è solo una pallida immagine dell’energia che promana dalla risurrezione. Questa “notizia” è stata affidata da Gesù ai suoi discepoli, ai discepoli di allora e di adesso. Auguro sappiamo essere autentici e gioiosi testimoni della Pasqua di Gesù.

Pennabilli, 19 Aprile 2014

Tutti a piedi a Maioletto

Omelia alle esequie di Milena Sabba

Sant’Agata Feltria, 10 aprile 2014 

Cari genitori, cara sorella di Milena,

tutti i presenti – sono tantissimi – piccoli e grandi, se fosse possibile, vorrebbero stringervi forte forte per dirvi tutto il loro affetto e la loro vicinanza. Anch’io lo voglio… Nessuno può prendere il posto di Milena nella vostra casa e nel vostro cuore. Avete bisogno di consolazione, ma ne abbiamo bisogno anche noi. Tutta Sant’Agata Feltria è coinvolta. Io sono qui per dire, come l’apostolo Pietro, «Signore da chi andremo? Solo tu hai parole di vita» (Gv 6, 68).

Quel giorno alle porte della cittadina di Nain – ce ne fa un resoconto l’evangelista Luca – avvenne un incontro straordinario. Un gruppo di persone stava abbandonando la città: era un corteo mesto che accompagnava un ragazzo a sepoltura; accanto a lui una mamma in lacrime. La città, di per sé, è simbolo di vita: case, piazze e vicoli, fontane, negozi, vociare di bambini, rumore e ronzio di mestieri… come in un alveare.

Quel grappolo di gente esce dalla città, lasciandosi alle spalle la vita; è incamminata verso la morte. Ma sulla soglia ecco l’incontro inatteso. Sta salendo verso la città un altro drappello: è Gesù coi suoi amici. L’incontro ha sempre qualcosa di sorprendente. Ma questo è speciale. Qualcuno potrebbe pensare che è casuale: se il corteo fosse partito un’ora più tardi, se Gesù fosse salito prima… Allora si potrebbe ridurre ogni “incontro” a casualità. Ma l’incontro è reale, accade. E’ un dono! Sulla soglia, all’ingresso della città di Nain, è stato così: sguardi, compassione, intraprendente tenerezza di Gesù, il suo farsi vicino. Il corteo si ferma. E poi la parola dolcissima di Gesù alla mamma: “Non piangere”. Lui ha potuto dirla in verità. Anche noi stiamo vivendo un incontro reale con Gesù; sulla soglia di questa chiesa sentiamo la sua Parola e sperimentiamo la sua tenerezza che conforta e che ci parla di un’altra città, di altre strade e piazze, di un’altra vita, di una vita piena, felice. Una vita con lui.

Sì, Signore, crediamo! La liturgia non conosce lacrime, conosce solo lacrime asciugate.

Illùminaci

UN PERCORSO TRA ARTE E FEDE ALLA SCOPERTA DEL TEMPIO MALATESTIANO

Tempio Malatestiano, Basilica-Cattedrale di Rimini

Martedì 29 Aprile 2014

Presentazione
L’intento di questo percorso conoscitivo all’interno del Tempio Malatestiano di Rimini, è quello di andare alla ricerca dei contenuti artistici, teologici e sapienzali dell’edificio più significativo di Rimini: il simbolo identitario della città e della Chiesa riminese, oggi anche Basilica Cattedrale. L’eloquenza del Tempio sarà dunque indagata e mostrata attraverso differenti “punti di osservazione” che hanno nell’umanesimo cristiano e nel suo sguardo rivolto alla Divina Sapienza il loro filo conduttore.
Questa iniziativa, che prevede l’avvio di una diversa modalità di fruizione culturale del Tempio Malatestiano, si inserisce nella più ampia cornice del progetto Illùminaci, avviato nell’estate del 2013 dall’Opera Pellegrinaggi della Romagna (che vede la stretta sinergia di tutte e sette le diocesi della Romagna), con l’intento di promuovere una più ampia e dinamica valorizzazione e riscoperta del patrimonio di arte sacra “aprendo” le chiese monumentali della Romagna ad una nuova forma di pellegrinaggio culturale e spirituale.
La testimonianza viva dei grandi Maestri del Tempio (Giotto, Piero della Francesca, Leon Battista Alberti) illumina ancora il nostro presente di quella pienezza di senso umano e cristiano, per una vita bella e un’arte del vivere.

PROGRAMMA
I PARTE ore 17,30 – Sala S. Gaudenzo (di fianco alla Cattedrale)
Saluti e Riflessione introduttiva
S.E. Mons. FRANCESCO LAMBIASI (Vescovo di Rimini)
L’Opera Pellegrinaggi della Romagna. Luoghi di culto e senso spirituale del pellegrinaggio
Don ARIENZO COLOMBO (Vice-Presidente Opero)
Video di presentazione dell’iniziativa “Illuminaci” (a cura di FRANCESCO RAMBERTI)
Arte e Catechesi. L’“Umanesimo cristiano” del Tempio Malatestiano
p. STEFANO TITTA SJ (esperto di Catechesi attraverso l’Arte – Bologna)
Turismo, Pellegrinaggio e Arte Sacra
Mons. MARIO LUSEK (Direttore Ufficio Nazionale per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport della CEI)
La tutela dei beni artistici ecclesiastici e lo sviluppo del territorio
Arch. ANTONELLA RANALDI (Soprintendente per i Beni architettonici e paesaggistici – Ravenna)
Strategie per un turismo culturale e religioso
Prof.MASSIMO PULINI (Assessore alla cultura – Comune di Rimini)
Coordinamento: Prof. Natalino Valentini
II PARTE ore 20,45 – all’interno della Cattedrale
Riscoprire il Tempio Malatestiano: bellezza, arte e teologia
Musiche d’ingresso, Lettura e breve Introduzione alla serata
“Un monumento nobile e santo” Prof. PIER GIORGIO PASINI (Storico dell’arte)

I Maestri del Tempio
Breve intermezzo musicale – Lettura
Leon Battista Alberti umanista e architetto: la bellezza e l’arte dell’edificazione
Arch. JOHNNY FARABEGOLI (Architetto, Docente di Architettura e liturgia presso l’ISSR “A. Marvelli”)
Breve intermezzo musicale – Lettura

Il mistero di Piero Della Francesca
Prof. ALESSANDRO GIOVANARDI (Critico d’arte, Docente di Iconografia e iconologia cristiana presso l’ISSR “A. Marvelli”)
Breve intermezzo musicale – Lettura

Il Crocifisso di Giotto
Prof. AURO PANZETTA (Docente di Arte sacra e Didattica dell’immagine presso l’ISSR “A. Marvelli”)
Lettura e Intermezzo musicale
Coordinamento: Don Giuseppe Tognacci
Ensamble musicale: Filippo Maria Caramazza (Maestro della Cappella Musicale Malatestiana)
Brani musicali scelti di:
J. Despres, T.L. da Victoria, D. Placensis, F. Anerio, A. Corelli, M. Grancini, P. da Palestrina
Voce recitante per la lettura dei testi: Nicoletta Fabbri
Letture da:
Henri Focillon, Leon Battista Alberti, Sigismondo Pandolfo Malatesta, Giorgio Vasari, David Maria Turoldo
Enti promotori:
– Opera Pellegrinaggi della Romagna
– Istituto Superiore di Scienze Religiose “A. Marvelli” di Rimini
Con la collaborazione di:
– Ariminum Viaggi
– Ufficio per l’Arte Sacra e i Beni culturali ecclesiastici della Diocesi di Rimini
Con il patrocinio di:
– Ufficio Nazionale della CEI per la Pastorale del Tempo libero, turismo e sport
– Ufficio Nazionale della CEI per i Beni culturali Ecclesiastici
– Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della Provincia di Rimini

Per ogni ulteriore informazione contattare la segreteria organizzativa:
Istituto Superiore di Scienze Religiose “A. Marvelli”, Rimini, Via Covignano 265
Tel. e fax 0541-751367, www.issrmarvelli.it, e-mail: segreteria@isrmarvelli.it

 

Omelia Messa in Coena Domini

17 aprile 2014
Cattedrale di Pennabilli,

Es 12,1-8.11-14
Sal 115
1Cor 11,23-26
Gv 13,1-15
Lasciarsi amare .
C’è un diverbio, subito appianato, fra Pietro e Gesù: «Signore, tu lavi i piedi a me?…Non mi laverai mai i piedi». E Gesù, perentoriamente: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Il gesto di Gesù è un gesto d’amore. «Dopo aver amato i suoi, li amò sino alla fine». L’ora suprema della manifestazione di questo amore è giunta.
Gesù deve amare. E l’inizio di questo culmine è appunto la lavanda dei piedi. Gesù sente in sé la spinta travolgente di questo sentimento, la necessità incontenibile di questa donazione e l’urgenza che questa donazione gli pone nel cuore. Ma Pietro non capisce. Pietro non capisce che Gesù è così e, senza volerlo, non capisce se stesso.
Lasciarsi amare. Perché? C’è anche in noi una strana ritrosia. Forse per falso pudore (o per falsa umiltà) di non meritare quell’attenzione. Forse per timore di un equivoco, uno scambio di persona: proprio io, Signore? Forse perché quella sua dichiarazione d’amore appare troppo impegnativa: troppo difficile corrispondere all’amore?
“Pietro, lasciati amare”. Ma vale per tutti noi questo invito. Riconosciamo in noi la necessità di essere amati. Arrendiamoci. Dio ha posto in noi una sete infinita d’amore. E’ un desiderio che solo lui può colmare. La parola stessa – desiderio – fa riferimento etimologicamente, al nostro provenire da lui, dalla “stella”, e siamo inquieti e in tensione fino a che ci ricongiungiamo con la nostra origine. Lasciamoci amare: bisogna che Qualcuno – l’Amore – ci venga incontro. Ci sono indispensabili la sua luce e il suo calore per sbocciare.
Lasciarsi amare per capirsi e guadagnare una conoscenza vera di sé. Se un Dio ti ama vuol dire che sei amabile, non sei uno scarto. Sei creatura, ma fatta di cielo, fatta per il tuo Creatore, predisposta per entrare in comunione con lui. «Riconosci la tua dignità» e la tua grandezza. A volte ti accontenti di troppo poco e ti lasci corteggiare da chi ti offre molto meno; ti blandisce e poi ti delude e ti lascia vuoto. La relazione mette in evidenza la tua verità fatta di grandezza, ma fatta anche di meschinità, e in un gioco d’amore anche questa serve.
Lasciarti amare perché, nella dinamica dell’amore, l’iniziativa di Gesù è decisiva perché ti accende di ardore. A tua volta allora ami e la tua condizione di amante consente, a chi per primo ti ha amato, di amarti ancora di più. Dio ama per amare! (cfr. SANT’AGOSTINO, Contra Julianum). Ed è solo l’inizio di una spirale d’amore senza fine. Questa sera egli vuol lavare i piedi a te. Cogli l’invito. Non sottrarti. Lascialo fare.
Sai cosa ti dice?
«Vedi se in me trovi altro che amore» (cfr. Beata Angela da Foligno). Egli si propone, si offre e poi si impone, si fa irruente e irrompe nel cuore, ricorrendo ad ogni mezzo pur di amare: non gli è bastato crearti e redimerti, vuole santificarti. Lascialo amare!

 

[1] cfr. Omelia di Mons. Luigi Maverna, 1989

 

DOMENICA DELLE PALME

13 aprile 2014 – Pennabilli

 

Is 50, 4-7

Sal 21

Fil 2, 6-11

Mt 26, 14 – 27, 66

L’evangelista Matteo dà del crocifisso un’immagine ieratica e maestosa, come di un grande sovrano. Perché la Passione – letta con gli occhi della fede – è la presa di potere del re d’Israele. La comunità dei credenti che contempla il Crocifisso non tarderà ad accorgersi che colui che i militari scherniscono dicendogli: “Salve re dei Giudei! ” lo acclama veramente come re. Così come quella scritta sul suo capo “Questi è Gesù il Re dei Giudei” è una vera e propria consacrazione; e dunque Caifa e Pilato, condannandolo alla croce, lo accompagnano – ironia della sorte – nella sua salita al trono. A Caifa che lo scongiura: “Per il Dio vivente dicci se tu sei il Messia, il Figlio di Dio” Gesù risponde: “Tu l’hai detto”; e a Pilato che lo interroga: “Sei tu il re dei Giudei?” risponde ugualmente: “Tu lo dici”. Essi stessi, pur senza accorgersene, confessano come stanno veramente le cose. Sono gli esecutori involontari della promessa che Dio ha fatto ad Israele per bocca dei profeti. Per questa ragione Matteo dà grande risalto al compiersi delle profezie: “percuoterò il pastore”, sta scritto di lui, ma in tal modo tutti vedranno “il Figlio dell’uomo seduto alla destra di Dio” come hanno preannunciato i profeti. Notare: sulla scena c’è agitazione, un andirivieni di personaggi inquieti, persino la moglie di Pilato… solo Gesù resta sovranamente padrone della scena.

Gesù è il re d’Israele, ma è anche molto di più. Viene valutato “trenta monete d’argento” come il Signore Dio d’Israele (cfr. Zac 11, 12). E come lui potrebbe chiamare “più di dodici legioni di angeli” e annientare gli avversari, sebbene non lo faccia. Alla sua morte “il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono e i sepolcri si aprirono”: è uno sconquassamento generale della natura e della città santa, come nelle manifestazioni di Dio ad Israele. Ecco cosa deve imparare a vedere la comunità credente che fissa lo sguardo sul Crocifisso: la suprema manifestazione di Dio. Allora esclamerà con stupore incredulo: è il Signore! Capirà che non vi è altro Dio che quello che si manifesta in Gesù Cristo Crocifisso. Regnavit a ligno Deus!

Tu, Gesù, nostro re! Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo perché con la tua croce hai redento il mondo. Oggi assistiamo ad una nuova apostasia dalla fede. La società in cui viviamo abbandona il riferimento a Cristo. Un rifiuto “culturale” del pensiero, prima che della volontà. Viene estromesso. Ma non per questo è meno Re!

 

Quale la nostra risposta? Ecco, noi stiamo uniti a lui, lo proponiamo al mondo così! Fedeli e fieri della sua nudità sulla croce, stoltezza per i pagani, scandalo per i giudei ma, per chi è disposto a credere, potenza di Dio (cfr. 1 Cor 1, 18).

 

Due proposte concrete per questa Settimana Santa:

 

1. Staccare, qualche volta, il crocifisso dalla parte in cui sta confinato; spolverarlo, coprirlo di baci e tenerlo sulle ginocchia o tra le mani durante la preghiera. Libro inarrivabile che ci racconta “l’altezza, la larghezza, la profondità” dell’Amore di Dio (cfr. Ef 3, 18-19).

 

2. Facciamo risuonare dentro la mente ed il cuore l’invito di Paolo ai Filippesi: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” (Fil 2, 5). Seguiamolo passo passo in questa sua Pasqua. “Che cosa hai vissuto come oggi? Con quale stato d’animo? Come posso anch’io venire con te?

VIII Convegno Diocesano delle Caritas Parrocchiali

Domenica 18 Maggio 2014 , Casa di Prima Accoglienza di Secchiano